Today is the day, come si suol dire: inizia oggi il cammino dell’Italvolley di Julio Velasco al Mondiale di pallavolo femminile. Le “Ragazze Terribili” sono volate in Thailandia per provare a ripetere il miracolo di quel lontano 2002 quando l’urlo Toguuuut fu un’eco che fece tremare i muri delle case degli italiani. Indimenticabile.
Ma appunto, proprio perché non ho usato la parola miracolo per pur caso, proprio perché Today is the day, io, che conosco “i miei polli” (tradotto conosco gli occasionali allergici alla vera cultura sportiva, secondo cui, per loro chiaramente, sia tutto facile e la parola fallimento pare data in dote con i punti dell’Esselunga), metto le mani avanti.
Tiferò Italia come sempre, ad occhi sbarrati nei momenti di gioia, socchiusi in quelli difficili (sì, sono una di quelle che nei punti decisivi si mette le mani davanti agli occhi e sbircia tra le dita), ma non abbandonerò la consapevolezza che mi porta a decifrare, con assoluta lucidità, tutto il difficile di un campionato del Mondo. Le migliori formazioni del pianeta, al cospetto del momento clou, per giunta al di fuori della lavatrice olimpica dove tutto è il contrario di tutto ed il carpe diem (ma a noi italiani piace di più il qui e ora 😉) l’unica strada verso l’Olimpo.
E non si tratta di pressappochismo, di omertà di fronte all’evidenza, ipocrisia o finta umiltà, si tratta solo della constatazione secondo cui, nonostante sia stato dimostrato di non soffrire di vertigini già una volta, l’Everest sia pur sempre l’Everest, e mettersi in moto per la scalata implica forza e coraggio, certo, ma anche una serie di componenti non trascurabili, né prevedibili.
Perchè l’Italvolley si presenta all’appuntamento con i pronostici dalla sua parte, forte del titolo olimpico conquistato un anno fa e quello di Nations League appena poche settimana addietro, ma in quella primissima fascia è in buona compagnia. Enrico Spada, giornalista di oasport, nonché grande amico e conoscente profondo della materia, in quella primissima fascia piazza anche la Turchia di coach Santarelli ed il Brasile della stella Gabi, poco più sotto ecco Giappone e Usa, con Serbia e Cina a recitare il ruolo, nemmeno troppo in disparte, di outsider.
È un menu ricco, insomma, in cui l’Italia punta alla portata principale, lo fa indubbiamente con una corazzata, un gruppo fantastico e l’obiettivo chiaro di vincere perché le carte sono in regola ed il desiderio supera persino l’ambizione. Non c’è nessun dito dietro il quale nascondersi, ma c’è da tenere bene a mente la salita, i passi, uno dopo l’altro, da compiere, da mettere in fila per raggiungere quel luogo sacro dove una volta, una volta soltanto, il cielo si è colorato dell’azzurro più limpido. Un cielo da cui io stessa mi sono fatta avvolgere all’età di 17 anni, ed un cielo che mi ha illuminato, condotto, nella scrittura di quel capitolo sul mio libro “Pallavolo – I momenti magici” (edito Nuinui).
Ed ora che si fa? Beh, ora si tifa. L’avventura parte con la Slovacchia passando poi per Cuba e Belgio, un girone abbordabile ma da non sottovalutare, poi sarà già tempo di dentro o fuori. Com’era maestro Julio Velasco? Qui e ora? Sì, qui e ora. Italvolley, tocca a te. Tocca a noi.
Foto Coni
