Mancano ormai poche ore a Bosnia – Italia, ed io vorrei raccontarvi la mia ultima notte. No, nessuna notte di passione, figurati. Eh no, nemmeno una notte di bagordi, a ubriacarmi chissà dove e con chissà chi. Sono andata a letto, tardi come al solito, ed ho pensato ad un uomo.
In realtà mi sono sentita molto come uno di quei meme in cui lei si ritrova sotto le coperte con la mente parlante, secondo la quale il suo lui, dall’altro capo del letto, stia fantasticando sulla segretaria dell’ufficio di anni 23, quarta abbondante di reggiseno e senza un filo di buccia d’arancia, nemmeno nelle arance stesse appoggiate sopra il frigo. Ma visto e considerato che dall’altro capo del letto non c’era nessun “lui” con la mente impegnata in quella ragazzina, e nemmeno nella formazione del Fantacalcio (come tutti i buoni meme ci insegnano), nessun lui manco in versione poster da Cioè, zero assoluto proprio, mi sono lasciata andare. Oltre. Più o meno. Perché io, che sono single da quando Titanic naufragò in tutte le sale cinematografiche italiane, come minimo me li sarei pure meritati i pensieri sconci a tutti i fustaccioni che dall’asilo in poi non mi hanno mai degnata di uno sguardo, o quanto meno ai bellocci della palestra che lasciano i neuroni in spogliatoio per far esplodere, sotto improbabili canotte di dubbio gusto, bicipiti, tricipiti, quadricipiti e millecipiti. E invece la verità è che non vado in palestra. E questi discorsi finiscono nel bidone dell’umido del mio vicino di casa (il mio si è rotto. Di bidone, intendo, non di vicino… purtroppo).
Quindi, mentre nessun figo da paura è piombato nei miei pensieri nell’ultima notte, e mentre Stefano “Bello Culo” De Martino (copyright la mia amica Dona) anche ieri ha continuato ad aprire tutti i pacchi in tv, tranne il suo, io ho pensato all’altro uomo del momento. Moro, muscoloso… no, muscolo no. Alto… no, nemmeno troppo. Viso angelico… niente, manco quello. Però simpatico. Come tutti gli amici degli amici che mi hanno presentato negli ultimi 40 anni di vita. Simpatico e, azzardo, anche verace. Sì, proprio lui, Gennaro Gattuso. San Gennaro, per circa 60 milioni di italiani, uno più o uno meno.
E mi sono chiesta quante tisane senza effetto avesse consumato nell’ora precedente la fase rem, quante pecorelle avesse contato, quanti centimetri di soffitto bianco avesse analizzato, manco fosse Renzo Piano. Non sono mai arrivata a una conclusione. Ma sono certa che in quel momento i suoi occhi fossero sbarrati tanto quanto i miei. Lo confesso, senza atti impuri, avrei voluto abbracciarlo, e magari cantargli anche la ninna nanna, ma so che nessuno lo avrebbe distolto da un unico pensiero: “Mi gioco tutto”. E adesso gli vogliamo pure dare torto? Vogliamo fare gli ipocriti? Sì, Gennarino del mio cuore, ti giochi tutto.
Ma una roba te la voglio dire: qualunque cosa accadrà, ci sarà una fetta di tifo, forse minoritaria ma tendenzialmente intelligente, che la verità la conosce. Che il male di questo calcio lo ha toccato, respirato, vissuto, maledetto, sempre da vicino. Una fetta che saprà andare a fondo, una fetta che piangerà lacrime amare ma oneste, e che in te non ha voluto solo riporre responsabilità, bensì speranza. In te e in nessun altro che non sia tu.
Perché di te si fida. Perché tu sei uomo vero, ct della nazionale e tifoso. Padre di famiglia e campione del mondo. Scaricatore di pesce nella tua Gallarate e fratello fragile per quel tremendo dolore. Tu sei l’uomo della gente e la gente ha scelto te, voluto te, si è ispirata a te, agli ultimi che diventano primi, e ha pregato con te. Non solo oggi, non solo negli anni della tua carriera, ma sempre. Soprattutto in questa notte, in cui sei alle prese con un soffitto insipido, un vento leggero a cui chiedi carezze ed un cielo a cui affidare i sogni. Quel popolo ti tiene per mano. Non sei solo, Rino. Non sei solo, mister.
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2026/03/Maglia-mondiali-.jpg6751200Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2026-03-31 09:23:542026-03-31 16:57:28Gennaro Gattuso, la notte prima degli esami
Era il 3 giugno 2017 e realizzavo un sogno: scrivere della finale di Champions League Juve – Real Madrid direttamente da Piazza San Carlo, a Torino, nel bel mezzo di una platea di 40 mila tifosi, pronti a tutto pur di godersi una grande serata. Io più quarantamila bianconeri, bellissimo già così a prescindere. Ricordo ancora l’euforia quando lessi la mail di accettazione del mio accredito stampa, ci sarebbe stata una zona riservata a noi giornalisti. E poi ricordo ancora i messaggi sprizzanti di gioia ad una mia collega, compagna di avventure, che quel giorno, fra l’altro, compiva gli anni.
Zaino in spalla e via, quello sarebbe stato il mio giorno, il nostro giorno, a tutti i costi e non me lo sarei fatta togliere da nessuno. Arrivare con largo anticipo mi fece vivere con intensità ogni istante di quell’attesa. Comprai una maglietta da un venditore ambulante e la indossai insieme ad uno strato di adrenalina che mi calzava persino meglio della t-shirt. E intanto la piazza si riempiva, si riempiva, e per ogni persona che si aggregava a quel gruppo pensavo: “Che meraviglia, siamo tantissimi”.
Poi c’erano i venditori ambulanti, “Birra e acqua fresca”, strillavano. In fondo era giugno, l’afa si faceva sentire in un contrasto perfetto con il cielo uggioso di quella sera. Per noi giornalisti il posto “riservato” altro non era che l’area della piazza antistante la platea, delimitata da delle transenne ed un nastro rosso. Ed insieme a noi fecero “accomodare” i disabili, giusto per garantire loro una visuale del maxi schermo. Al fischio d’inizio salimmo tutti sulla stessa barca, uniti più di quanto l’appiccicaticcio di quella sera praticamente estiva non raccontava. E poi iniziammo a sperare. Mandzukic risponde a Ronaldo, un buon primo tempo e via con i commenti di rito, tra “fratelli e sorelle” bianconeri. “Io fossi Allegri cambierei”, “Dobbiamo alzare il baricentro”, “Dybala patisce l’emozione della finale”, e così via. Insomma le classiche chiacchiere da bar.
Ma quanto avrei voluto raccontare il resto dell’impresa che non fu un’impresa, il resto di quei 90 minuti seppur tristi, denigratori, frustranti. Il solito film già visto, arriviamo lì e poi vincono gli altri. Avrei voluto fare i conti con gli sfottò che fanno parte del gioco e con i malumori di una piazza che capivo e avrei voluto stringere a me, ma anche farmi coccolare un po’.
Ed invece i miei racconti si spezzarono in gola. La mia bocca conobbe l’affanno, gli occhi rimasero increduli e spenti per giorni e quel rumore, quel maledetto rumore che tanto somigliava ad una mitragliatrice in tempi di Isis & co, si ingarbugliò alle mie orecchie e ricomparve per mesi, anche solo quando un camion mi passava accanto sulla strada. Me lo ricordo come fosse ora il mio sguardo perso sulla platea, fui distratta per un attimo dal silenzio di 40 mila persone che a lungo avevano sognato di condividere l’estasi di un grande successo, e che invece si trovarono aggrappate l’un l’altra per salvarsi la vita.
Afferrai lo zaino ed il braccio della mia collega, la trascinai via da lì e scappammo, lontano, veloci, perdendoci per un attimo di vista e ritrovandoci subito, rifugiandoci nel bagno di un bar insieme ad altri ragazzi che, come noi, avevano il terrore negli occhi e non osavano quasi respirare. “Arrivano, scappate, stanno sparando”. D’improvviso m’accorsi del buio e sentii gelo nelle ossa, ma anche un grande attaccamento alla vita. Non penso di essere mai stata così forte come quel giorno.
Mi scontrai con uno scenario apocalittico, un quadro dai colori grigi ed i contorni poco definiti. Gente ferita ovunque, persone a terra, voci ovattate e pianti a dirotto, mentre la dignità di quei 40 mila veniva persino sbeffeggiata di fronte al saccheggio senza scrupoli di chi, nemmeno di fronte alla pietà, aveva a che a fare con qualcosa che somigli ad un cuore.
Tornammo a casa senza un graffio. Passai la notte a guardare il soffitto. L’abbraccio con mamma e papà del mattino dopo fu la sola cosa che mi diede un po’ di conforto perché poi, mentre il cellulare impazziva ed i social erano già in un’epoca avanzata, rivedere quelle immagini in tv fu un ancor più devastante. È lì che capii realmente cosa fosse successo.
Il resto purtroppo è storia. 1600 feriti, 2 morti, e delle indagini che andarono avanti a lungo prima di mettere nero su bianco le condanne. Ma le cicatrici? Quelle che non si vedono e fanno più male? Quelle come le giustifichi a te stessa, come le curi, chi ci soffia sopra e le allevia un po’? Ho letto racconti di persone che sono rimaste in terapia per anni, altri che non sono più riusciti a stare in gruppo, altri ancora, abitanti di Torino, che hanno evitato di passare in quella piazza per un tempo indefinito.
Io ho fatto i conti con messaggi del tipo “Chi te lo ha detto di andare fino a là per una stupida partita”, i più simpaticoni “Pensavi forse di vedere la Juve vincere la Champions”, ma anche “Bastava restare a casa e non sarebbe successo”. Nessuno ha capito, nessuno ha immaginato la portata di quel dolore, nessuno ha provato un briciolo di empatia.
Tutto questo mega discorso si ricollega perfettamente alla tragedia di Crans Montana. Purtroppo, aggiungerei. Non giudicate. Non siate superficiali. Non dite “Io avrei fatto così”, “Bastava stare attenti”, “Eh ma gli smartphone”, “I genitori dov’erano”. I miei erano a casa, davanti alla tv, e avevano lasciato che la propria figlia cullasse un sogno. Ed io avevo 32 anni all’epoca, non 16, e nemmeno una birra in corpo, sapevo già scindere l’uso dall’abuso, eppure…fu tutto così difficile. Dio benedica il mio istinto, certo, ma certe cose puoi (forse) spiegarle solo quando le vivi sulla tua pelle. Ed io non augurerei nemmeno al mio peggior nemico di vivere qualcosa del genere.
Ho letto un sacco di commenti senza senso in questi giorni, spavaldi, saccenti, arroganti all’inverosimile, e che non conoscono l’empatia. Ci sono vite spezzate, speranze disilluse, giovanissimi sopravvissuti per miracolo, altri in un letto d’ospedale a fare i conti con un corpo bruciato per metà. Non prendetevela con quei genitori che forse non saranno perfetti ma stanno facendo del loro meglio, e nemmeno con chi aveva bevuto un bicchiere di troppo. È un po’ come “l’hanno stuprata”, “Eh ma aveva la minigonna, se l’è cercata”. Non funziona così.
E non dimenticatevi nemmeno di quando 16 anni li avevate voi, che almeno una volta sarete andati in 2 in motorino, o senza casco, e che frequentavate discoteche affollate per cui non vi siete mai chiesti “Saremo mica troppi qui dentro”. E non c’era nemmeno il divieto di fumo. Te pensa. Qui c’è una responsabilità enorme che ricade in toto sul Dio denaro, su chi non si è premurato di garantire la sicurezza a dei 16enni che volevano solo divertirsi a Capodanno, ed hanno offerto loro un posto fatto di materiale discutibile, vie di fuga inesistenti, pur di un tavolo aggiuntivo ed una bottiglia di Champagne in più da battere in cassa.
Io mi auguro che le indagini facciano il loro corso e che chi debba pagare, paghi. Severamente. Perché le disgrazie sono altre, le tragedie annunciate hanno un senso diverso e più profondo. Crans-Montana come Corinaldo, per non dimenticare.
E tornando al mio sogno e a quella Piazza, al rientro da Torino, quando la paura aveva iniziato a depositarsi addosso, scrissi quell’articolo fino in fondo. La chiosa diceva più o meno così: “Non lasciatevi vincere dalla paura e dall’odio, lasciatevi vincere dall’amore.”
Nove anni dopo non è cambiato nulla. Nemmeno il finale di questo mio modo di pensare e di credere. Soprattutto il finale.
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2026/01/tragedia-Crans-Montana-Milano.jpeg533800Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2026-01-05 00:49:002026-01-05 12:59:22Da Piazza San Carlo a Crans-Montana: la notte in cui smettemmo di essere empatici
Io questo recap 2025 non volevo scriverlo, non sono nel mood giusto per guardarmi alle spalle e capire cosa ha funzionato e cosa no, cosa mi è piaciuto e cosa meno, non sono nel mood per guardare negli occhi ciò che mi ha ferito aggrappandomi al coraggio di lasciar andare, far scorrere…ma ho deciso di fare uno sforzo perché mettere ordine, nel caos, mi aiuta a prendere coscienza. E a respirare. Un po’ come quando non hai nessuna voglia di andare a correre, trovi tutte le scuse possibili, poi finalmente ti convinci e vai, nel bel mezzo dello sforzo ti maledici, ma poi torni a casa e pensi “Meno male che sono andata”.
Così ho preso il telefono e ho scrollato un po’, più che i feed social degli altri, il mio album delle foto in rigoroso ordine cronologico, rendendomi conto, scatto dopo scatto, di quante volte le cose belle ed i momenti sinceri finiscano in un angolo a riempirsi di polvere, a discapito della tristezza e delle giornate di merda, dei periodi complicati e delle cose malriuscite, nell’eterna lotta del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Ecco, perché si dà sempre più importanza a quest’ultimo? Perché non si è mai abbastanza grati per la bellezza e si sprecano imprecazioni di qualunque tipo per ciò che si è rotto e per quello che manca?
E lo chiedo a me stessa più che altro, che su questo sono un pessimo esempio. Sempre a caccia di quello che non è qui, mai contenta di ciò che sono, perfetta sconosciuta, talvolta, delle mie stesse emozioni, con gli occhi fissi sull’altrove perdendo di vista quel presente che se solo lo osservassi con attenzione saprebbe coccolarmi abbastanza da tenere insieme i pezzi, saprebbe dare luce a sorrisi nascosti al sapore di “brava” con tanto di pacca sulla spalla.
Ma torniamo al telefono, all’album delle foto, da gennaio in avanti, altrimenti sto recap 2025 si trasforma nell’ennesimo flusso di coscienza senza capo né coda. Cosa ho fatto quest’anno?
Sono tornata a Bologna.
Ho fatto progetti.
Ho guardato Sanremo.
Ho visto il mio libro nei consigli di Federico Buffa, a Sky.
Ho giocato a calcio.
Ho salvato una vita. Sì, io. Che avevo fatto il corso BLSD da poche settimane. Ho fatto il messaggio cardiaco ad un signore nel bel mezzo di una passeggiata di un sabato pomeriggio di febbraio. E lo so che poi, il signore con il marsupio, poche settimane fa non ce l’ha fatta. Ma gli ho dato una speranza e ne vado estremamente orgogliosa. Rifarei un milione di volte ciò che ho fatto.
Ho partecipato ad una serie di compleanni da cifra tonda.
Ho sorriso.
Ho fatto un tour in Sicilia conoscendo ragazze meravigliose.
Ho fatto qualche follia.
Ho mangiato schifezze.
Ho trovato il bandolo della matassa.
Ho fatto Gag.
Ho sognato in grande.
Ho pianto.
Ho raggiunto la miglior versione di me stessa, a 40 anni.
Ho festeggiato in lungo e in largo, anche al parco avventura 😉
Mi sono sentita amata.
Ho corso sulla mia strada.
Ho abbracciato il calcio dilettanti, che poi dilettanti non è, ancora una volta.
Sono stata criticata.
Sono stata apprezzata.
Ho rallentato.
E poi ho corso di nuovo.
Ho perso tempo.
Ho creduto a me. E ho fatto bene.
Ho cantato a squarciagola.
Ho stravinto il Fantacalcio.
Mi sono sentita sola.
Ho passato serate a casa a fissare il vuoto, a chiedermi perché.
Ho preso un po’ di treni per la Svizzera.
Ho pianto.
Ho comprato dei fiori e li ho regalati al mio supereroe.
Ho intervistato Cristiana Girelli. E mister Soncin. Più volte.
Mi sono commossa.
Ho fatto collegamenti in diretta.
Ho indossato l’azzurro e cantato l’inno d’Italia insieme ad altre 30 mila persone.
Ho fatto un viaggio in bus Gallarate – Ginevra, Ginevra – Gallarate. Da pazzi.
Ho sognato in grande e poi sono crollata, con quel sogno, per quel maledetto minuto ma…”Non sarà quel minuto a definirci”.
Ho conosciuto colleghi splendidi.
Ho vinto un torneo di freccette.
Sono tornata in Basilicata.
Ho giocato a Uno in spiaggia con i miei nipoti.
Ho cominciato la 20esima stagione calcistica.
Sono caduta.
Mi sono rialzata.
Ho ricominciato.
Ho presentato il mio libro, nella mia città.
Ho subito delle ingiustizie.
Ho abbracciato forte Riccardo, Lorenzo, Alice, Aurora. La mia medicina, la mia àncora.
Sono stata ghostata.
Ho visto l’Italvolley femminile diventare campione del mondo.
Ho visto l’Italvolley maschile diventare campione del mondo.
Ho vissuto nuovamente da vicino Trento e il Festival dello Sport, “adrenalina pura”.
Ho amato, incondizionatamente.
Ho visto certezze scivolarmi dalle mani.
Mi sono cibata di sport.
Ho vissuto tre concerti dal vivo uno più spettacolare dell’altro.
Mi sono presa cura di me.
Ho ascoltato.
Ho perdonato.
Ho litigato.
Ho pianto, di nuovo.
Non ho capito.
Ho fatto i conti con cambiamenti non desiderati.
Ho fatto molti sbagli.
Ho preso atto.
Ho apprezzato le piccole cose della vita.
Ho prenotato un viaggio.
Sono affondata.
Galleggio.
E finalmente sto iniziando a capire una cosa: a noi stessi è tutto concesso.
Anche quest’elenco di roba moltiplicato per tre. Anche le peggio cose, anche le ginocchia sbucciate, le decisioni prese a caso, gli errori, gli stessi, persino ripetuti un milione di volte, anche dare seconde possibilità alle persone sbagliate, e poi pentirsene, e poi rifarlo e sperare che qualcosa cambi, anche le occhiaie, i capelli arruffati, le notti in bianco, le lacrime, le urla, la rabbia. Tutto. Perché non siamo la regola, ma l’eccezione, la nostra eccezione.
Caro 2026 non ti chiedo proprio nulla, dentro di me restano intatte poche cose, come la bambina che non smette di sognare, come la donna che sono diventata a 40 anni, insieme all’onestà di potermi alzare al mattino, guardarmi allo specchio e fare i conti con l’una o con l’altra indistintamente, rimanendo sempre e per sempre fedele a me stessa.
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2026/01/foto-recap-2025.png500640Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2026-01-01 19:50:542026-01-02 01:41:33Il Recap 2025, con quella “solita” eccezione che spariglia le regole
Sì lo so, mi sono persa Julio Velasco (ma lo avevo già visto un anno fa) e Mario Balotelli, e ho dato solo una sbirciatina ad Andrea Dallavalle e Alisha Lehmann, ma la verità è che una volta capito come funziona il Festival dello Sport, vorresti durasse almeno un mese e mezzo e soprattutto non vorresti mai vedere accavallati gli eventi. È difficile da spiegare se non lo vivi da dentro, ma non è un caso se mi sono sparata 5 edizioni ed ogni volta mi sembra una volta totalmente nuova.
…e mentre scrivo queste righe, rientrata a casa da poche ore, stanca, provata, ma arricchita, sento già la nostalgia delle corse frenetiche e degli appunti presi ovunque, degli sprint tra un teatro e l’altro e degli spritz ingurgitati in pausa pranzo, dei sorrisi con gli addetti ai lavori, che permettetemelo si fanno un mazzo enorme, e del sole cocente che mi ha quasi sorpreso, ma allo stesso tempo ha illuminato una Trento piena e grata. Piena e grata come lo sono io, che non ho ancora smesso di crederci né tantomeno di ricaricarmi, provando ad immergermi con tutte le scarpe in una realtà così difficile, ma decisamente mia.
Tradotto, e detto fuori dai denti: il mio lavoro dal vivo è tutta un’altra storia. È triste sapere che la maggior parte delle redazioni si affidino alle agenzie, ai contenuti buttati lì o raccattati sul web. L’amore che provo per questa professione va ben oltre il compitino, sperimentare, provare, sentire, cogliere dettagli e sfumature, sono cose che mi riescono piuttosto bene solo se le ho a portata di mano, abbastanza vicine non tanto per toccarle ma per poterle ammirare in silenzio, scandendo le sensazioni con i tempi dei miei respiri, e lasciare che, tra l’uno e l’altro, avvenga la magia.
Sarà quel che sarà, intanto mi godo il momento senza pensare troppo, e mette questo Festival dello Sport, ancora una volta, nel mio bagaglio di cultura e pensieri, facendomi inspirare dalle storie di vita, e permettendo alle mie emozioni di volare libere senza mai sentirsi, nemmeno per un secondo, fuori posto.
Ho ancora tante cose da scrivere e da dire su questi 4 giorni, ma per il momento goodbye Festival, si spengono le luci, domani sarà un nuovo giorno.
Festival dello Sport, Kelly Doualla
“Ami le interviste? No, né io né i miei genitori” (Kelly Doualla)
“Nella vita di tutti i giorni sono una ragazza di 3 superiore che va al liceo scientifico con indirizzo sportivo, dopo scuola ci sono gli allenamenti e il corso di inglese, altrimenti non riesco a parlare nelle interviste” (Kelly Doualla)
“Che bambina ero? Non riuscivano a starmi dietro, a 7 mesi già camminavo e scappavo” (Kelly Doualla)
“Quando corro non provo nulla, mi sento libera, l’ansia ce l’ho prima della gara, è quella che mi fa correre ancora più veloce, poi quando arrivo al traguardo si riaccende tutto” (Kelly Doualla)
“Ringrazio sempre al plurale, ho capito dopo un infortunio che se mi faccio male io tante persone soffrono con me, io l’ho presa sul ridere sperando facessero lo stesso anche gli altri ma non è andata così, da lì ho capito che siamo una squadra” (Kelly Doualla)
“Egonu e Sylla, sono di grande ispirazione per il modo in cui rispondono le critiche, per come lottano per la maglia della nazionale” (Kelly Doualla)
“Il mio idolo in assoluto è Shelly Ann Fraiser, una volta l’ho incontrata, mi ha dato un sacco di consigli, li ho capito che l’inglese mi serve” (Kelly Doualla)
“Quando vado a scuola incontro i vecchietti che vogliono fare i selfie con me, ogni volta tre ore perché non sanno come si mette la fotocamera” (Kelly Doualla)
“Los Angeles? Spero proprio di esserci, ogni atleta sogno l’Olimpiade, ma io sono anche il record” (Kelly Doualla)
Festival dello Sport, Federico Bernardeschi
“A 16 anni un piccolo problema al cuore, si era anche parlato del fatto che non potessi più giocare a calcio” (Federico Bernardeschi)
“Davide Astori era lui, la sua specialità era lui” (Federico Bernardeschi)
“Davide mi dava il buongiorno con uno scappellotto “Tanto da qui alla fine della giornata uno te lo meriti” (Federico Bernardeschi)
“Se hai avuto la personalità di scrivere il tuo nome di fianco al numero dieci, avrai anche la personalità per portarlo” (Paulo Sousa sul numero 10 in viola)
“La 10 la chiesi anche alla Juve, non me l’hanno data forse anche per proteggermi, ma poi è giusto l’abbia indossata Paulo Dybala” (Federico Bernardeschi)
“Mi batto per la libertà. Che ognuno si senta libero di fare ciò che vuole nel mondo” (Federico Bernardeschi)
“Quella con l’Atletico non fu una partita, fu la partita, la più bella della Juve degli ultimi 10 anni” (Federico Bernardeschi)
“Vorrei rigiocare la partita con l’Ajax, quell’anno eravamo pronti per vincere la Champions” (Federico Bernardeschi)
“Ronaldo è un grande uomo, molto umile, più di quanto si possa immaginare, ha riscritto la storia del calcio e dello sport” (Federico Bernardeschi)
“Mentre andavo verso l’area con il pallone tra le mani mi tremavano le gambe, quando posai quel pallone sul dischetto tutto si fermò: sembra che l’Italia faccia schifo da decenni, invece 4 anni fa siamo stati campioni d’Europa” (Federico Bernardeschi)
“Io e Federico ci rincontreremo al Mondiale” (Bernardeschi su Chiesa)
Foto Alessandro Gennari Foto archivio stampa provincia autonoma di Trento
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2025/10/Julio-Velasco_1-scaled.png17072560Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2025-10-13 01:07:522025-10-13 09:35:19Festival dello Sport, the last dance: gioventù e personalità, la chiusura perfetta
Anche il 3° di questo Festival dello Sport non si è limitato nei racconti e nelle risate, e ancora una volta ha lasciato andare le emozioni, liberandole nei consigli di Mattia Furlani, nelle risate di Zlatan, nella maturità di Larissa Iapichino, negli aneddoti Pellegrini – Giunta.
C’è stato tanto, tantissimo, anche in questo day 3, ma la verità è che c’è sempre tanto basta solo saperlo cogliere, negli sguardi commossi, nei sorrisi timidi, nei silenzi forse ancora di più, che a volte la parole non bastano, interrompono melodie idilliache che vanno dal cuore alla mente in un suono mai stonato e mai banale.
Ecco come è andato, secondo i miei occhi ed il mio cuore, questo day 3, ecco i miei “scarabocchi” nero su biancodi questo Festival dello Sport che continua.
Festival dello Sport, Mattia Furlani
“Abbiamo sempre rispecchiato una crescita biologica in questi anni, non abbiamo ancora introdotto a pieno un lavoro da adulto” (Mattia Furlani)
“In questi anni ho avuto un’educazione da atleta, non è scontato, non tutti ce l’hanno” (Mattia Furlani
“Mostri serenità e non fatica anche mentre voli”. “Il lavoro ti entra talmente tanto in testa che poi non ci penso e viene tutto automatico” (Mattia Furlani)
“Duplantis è la dimostrazione di quello che è essere un atleta, fa quello che fa perché è sano, il resto è una conseguenza” (Mattia Furlani)
“Non potevo uscire da Tokyo senza aver dato tutto” (Mattia Furlani)
“Al quinto salto ho unito i puntini, mio fratello dice che è il salto più importante” (Mattia Furlani)
“La sabbia? È odiosa. Ma quando firmi il contratto da atleta lo sai che ti tocca” (Mattia Furlani)
“Certi giorni fai il bagno di un’ora e mezza, con la schiuma, la paperella, lo shampoo, poi mi asciugo e tutto, vado a letto, mi tocco dietro l’orecchio e trovo la sabbia…mi viene l’urto” (Mattia Furlani)
“Quando entro in pedana un po’ di ignoranza serve sempre” (Mattia Furlani)
“Somiglianze? Me ne hanno dette tante ma mi ritrovo di più in Mattia Furlani” (Mattia Furlani)
Non ho mai avuto bisogno di descrivere la mia famiglia perché ha sempre fatto parte del mio percorso (Mattia Furlani)
La sconfitta fa parte del percorso, crea motivazione, è una parte fondamentale (Mattia Furlani)
La limousine è 8,39? Cavoli, tanta roba (Mattia Furlani)
214 supplì sono 8,39 (Mattia Furlani)
8,95 irraggiungibile? Io penso che tutto sia possibile (Mattia Furlani)
I bambini giocano alla play, i veri giocatori giocano da Pc (Mattia Furlani)
Saresti disposto a vedere la Lazio vincere la Champions per raggiungere 8,96? I record restano, della Champions poi ci si dimentica, direi di sì (Mattia Furlani)
“E accettare la Roma in serie B? Dai…un anno vola, si può fare” (Mattia Furlani)
“Ho tanti modelli oltre l’atletica, uno di questi è Jannik Sinner” (Mattia Furlani)
Dieci colpi di tacco made in Roberto Mancini
“Il colpo di tacco non si pensa, si fa” (Roberta Mancini)
“Uno dei colpi di tacco più difficili quando a 13 anni ho detto a mia madre che me ne sarei andato da Jesi. Ma li ha rischiato mio papà, gli ha detto “Se succede qualcosa me la prendo con te” (Roberta Mancini)
“Mancini lo descrivo con un aggettivo: empatia, unica quella che aveva creato all’interno del gruppo” (Lele Oriali)
“Com’è che vedi i giocatori prima di tutti? Diciamo che è una cosa che mi esce abbastanza bene” (Roberta Mancini)
“Hai chiamato Zaniolo in Nazionale quando non aveva mai giocato in A e B, era il tuo grido di allarme? Non lo so, a me lui piaceva” (Roberta Mancini)
“Rino è nel posto più bello in cui possa essere” (Roberta Mancini)
“Ci andiamo al Mondiale? Sì, stavolta sì” (Roberta Mancini)
“Hai sognato di tornare post Spalletti? Sì, ma sapevo fosse difficile” (Roberta Mancini)
“In 2 anni e mezzo hai perso Luca, Sinisa, Erikson, …, è stato difficile. Sì, anche perché io non ho la stessa forza che hanno loro, ma neanche la metà” (Roberta Mancini)
“Tutto questo ha cambiato il tuo rapporto con la fede? No, quello mai, nemmeno cose ben peggiori ci sono riuscite” (Roberta Mancini)
“Il decimo “colpo di tacco?” Non lo so, qualcosa bolle in pentola ma devo sentirlo dentro; la panchina mi manca, mi manca il campo, sono un uomo che vive di calcio” (Roberta Mancini)
“Il fatto che tu finisca la tua carriera alla Samp è solo una suggestione? No, è sicuro” (Roberta Mancini)
Festival dello Sport, Zlatan Ibrahimovic
“Hanno detto 12 campionati, sono 14 sul campo” (Zlatan Ibrahimovic)
“Tutto quello che voglio fare è vincere, devo vincere, è nel mio dna” (Zlatan Ibrahimovic)
“Non è facile per i miei figli, sono già giudicati per colpa mia” (Zlatan Ibrahimovic)
“Quello che otterranno se lo devono meritare, non lo otterranno per il cognome che portano” (Zlatan Ibrahimovic)
“Ho detto non sono sposato, quando gliel’ho chiesto mi ha detto no. Unica persona al mondo che mi ha detto no. Ma ogni giorno che passa siamo più forti” (Zlatan Ibrahimovic)
“Luka Modric è un maestro, lui non gioca a calcio lui è il calcio” (Zlatan Ibrahimovic)
“La foto dopo Milan – Napoli spiega tutto. Non c’è bisogno di troppe parole” (Zlatan Ibrahimovic)
“Ci fosse stato lui (Modric) quando giocavo io, allungavo la carriera di un paio di anni” (Zlatan Ibrahimovic)
“Guardiola e Mourinho hanno cambiato il calcio” (Zlatan Ibrahimovic)
“Fabio Capello mi ha portato alla Juventus, da qui mi sono trasformato in fuoriclasse, ho fatto l’ultimo step” (Zlatan Ibrahimovic)
“Non è un rimpianto il Pallone d’Oro. È molto strano che non lo abbia vinto, uno, anzi più di uno” (Zlatan Ibrahimovic)
“Francesco Camarda è una bella storia, aspettavo il primo gol per postare questo messaggio. È il numero 9 che manca all’Italia” (Zlatan Ibrahimovic)
“Top 3 di tutti i tempi: Zlatan, Ibra, Ibrahimovic” (Zlatan Ibrahimovic)
“Top 3: Ronaldo fenomeno, Maradona, Messi” (Zlatan Ibrahimovic)
“La passione per le Ferrari mi ha allungato la carriera di almeno 5 anni. Costano” (Zlatan Ibrahimovic)
“I miei 3 capitoli al Milan: il primo la felicità, il secondo l’amore, in questo terzo voglio restituire tutto, facciamo la storia” (Zlatan Ibrahimovic)
Rana d’Oro: Martinenghi – Cerasuolo
“Ogni singola medaglia che raggiungi porta con sé una serie di sacrifici, alla fine cambia il palcoscenico ma il risultato è lo stesso” (Nicolò Martinenghi)
“In finale non vince il più veloce ma il più forte (Simone Cerasuolo)
“Non sono mai stato il più forte che si tuffava in acqua, ma io mi ripeto sempre che so gestire, so essere al posto giusto al momento giusto” (Nicolò Martinenghi)
“Quelle poche volte in cui batto Niccolò, mi sembra di aver battuto il mondo. Ha vinto tutto e continua a vincere” (Simone Cerasuolo)
“La rana è lo stile più creativo” (Nicolò Martinenghi)
“Dopo Parigi sensazione era quella di smettere, quando raggiungi qualcosa che sogni da quando sei bambino nessuno ti può insegnare come affrontare il post successo, da una parte vorresti vivere tutti i giorni quel momento, dall’altra ti metti in discussione, perché ti senti completo. Ma sei davvero completo?” (Nicolò Martinenghi)
“Quando salgo su un blocco mi sento sempre una versione nuova di me stesso” (Nicolò Martinenghi)
“So che ho detto detto che baratterei una medaglia olimpica per la Champions della Juve, lo ritratto un po’, facciamo che arriviamo entrambe in finale e poi vediamo che succede” (Simone Cerasuolo)
“Siamo dei privilegiati, abbiamo fatto del nostro gioco preferito, il nostro lavoro” (Nicolò Martinenghi)
“Ho una casa in tutto il mondo, non per le mie ricchezze ma per le persone che conosco” (Nicolò Martinenghi)
“Se avessi scelto il basket sarei a lavorare con mio papà, ma il basket ha qualcosa di magico, in una squadra gioisci anche per un risultato che è di tutti” (Nicolò Martinenghi)
Festival dello Sport, Pellegrini – Giunta
“Da buon pesarese sapevo che la sua basa alcolica non fosse solida come la mia, da buona veneta, e quindi per il primo bacio ho puntato su quello” (Federica Pellegrini)
“A Rio ho avuto un ritardo di 10 giorni, mi sono trovata a fare la gara nei giorni pre ciclo, i peggiori, mi sono giocata la medaglia per quello, è uno sport in cui si vive di centesimi” (Federica Pellegrini)
“A Rio ho incontrato Matteo dopo i giornalisti e gli ho detto “Un dolore così grande non voglio più provarlo nella vita, per me basta, è finita qui”, poi dopo un mese ci siamo rivisti a Pesaro e gli ho detto Domani si ricomincia” (Federica Pellegrini)
“In viaggio per Gwangju le metto Dumbo e lei scoppia a piangere, ma un pianto a dirotto, ho pensato “Ci siamo giocati il Mondiale per Dumbo” (Matteo Giunta)
“Mamma, ho questa libellula rossa che mi segue in tutto il villaggio”, “Vedrai che andrà bene” Me la sono tatuata, è per Alberto Castagnetti” (Federica Pellegrini)
“Siamo tutti perennemente alla ricerca di questa felicità, la società di oggi ci impone che soldi e denaro siano la felicità ma non è così, per me la felicità è Fede e Matilde, è nelle piccole cose” (Matteo Giunta)
“I social, i telefoni, sono la più grande rovina degli ultimi tempi, soprattutto per i giovani” (Federica Pellegrini)
Festival dello Sport, Larissa Iapichino
“Mi ha reso orgogliosa come ho affrontato il post Tokyo, ho avuto un approccio maturo e naturale” (Larissa Iapichino)
“Posso far sì che questa esperienza mi dia qualche cosa per il futuro, sono un essere umano, gli esseri umani inciampano” (Larissa Iapichino)
“Ma gli atleti forti si vedono in questo, nella capacità di reagire” (Larissa Iapichino)
“È giusto che faccia male e che bruci, ma è giusto accettare queste sensazioni ed emozioni, bisogna essere emotivi ma lucidi” (Larissa Iapichino)
“Ogni impatto negativo che hai con il tuo sport, sono dei tasselli per riflettere su cosa non è andato” (Larissa Iapichino)
“Mi è dispiaciuto che siano uscite cose lontane dai fatti tipo che ho pianto, io in realtà non ho versato una lacrima” (Larissa Iapichino)
“Il supporto a volte ti mette in una confort zone, è anche giusto camminare sulle proprie gambe” (Giovanni Iapichino)
“Cosa mi ha trasmesso mio padre? Tantissimo, anche la passione per le pennichelle” (Larissa Iapichino)
“Ho avuto un padre sempre molto presente in tutte le sfere della mia vita, non so poi se chiamarlo capo, collega, boh” (Larissa Iapichino)
“Io sui blocchi sono un po’ timida, ma il mio allenatore vuole vedermi in veste di velocista sui 60 metri” (Larissa Iapichino)
“Siamo fortunati ad avere un personaggio come Mattia Furlani” (Larissa Iapichino)
“Il messaggio Gimbo – Jacobs ha inspirato l’impossibile” (Larissa Iapichino)
Foto Alessandro Gennari Foto archivio stampa Provincia Autonoma di Trento
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2025/10/Mattia-Furlani_2-scaled.png17072560Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2025-10-12 13:00:252025-10-12 13:00:27Festival dello Sport 2025 – Day 3: brividi e sfumature da Mattia Furlani alla Zlatan
Nel mio secondo giorno al Festival dello Sport, nell’attesa fra un evento e l’altro, mi chiedevo quanto fosse bello trascorrere quei momenti con colleghi e gente mai vista prima, che d’un tratto diventano amici con cui condividere ricordi. È tutto un “Ma tu dov’eri mentre segnava quel gol, alzava la coppa al cielo, metteva a terra il punto decisivo?” E via con gli sforzi mnemonici ed.i ricordi strappalacrime di un passato magari giovane, persino in erba, che però resta. Se quel momento esatto ti è entrato dentro significa che è riuscito a nascondersi in un cassetto dalla combinazione segreta e che da lì non ha più intenzione di uscire, cullato forse da un’anima che sa ben distinguere il superfluo dal radicamento profondo e vitale, a cui aggrapparsi più o meno sempre.
Ecco quindi i miei incontri del Day 2 e parte di ciò che mi hanno trasmesso.
Festival dello Sport, Nadia Battocletti
“Trento per me è casa” (Nadia Battocletti)
“Ad un certo punto mi sono detta, perché no, proviamo e vediamo cosa capita all’ultimo giro, vediamo se sono io quella davanti” (Nadia Battocletti)
“Ho fatto qualcosa che anni prima sembrava impossibile” (Nadia Battocletti)
“Sto crescendo tanto, sto riducendo il gap con le più forti, mi piace l’idea di migliorarmi prima come atleta e poi come persona” (Nadia Battocletti)
“Cosa mi ha portato fino a qui? Penso anche il sacrificare tutto quello che ho per raggiungere i miei obiettivi” (Nadia Battocletti)
“Di giornate storte ne abbiamo tutti, ma quando ti si avvicina un bambino, un’anziana e ti dice “Ti ho seguito in tv”, cambia tutto…sono entrata nelle loro case, quando parlo davanti alle telecamere parlo soprattutto a loro, a coloro che stanno a casa e cercano in me la forza per affrontare la loro giornata. Forse non lo sanno ma in realtà è qualcosa che ricarica anche me” (Nadia Battocletti)
“La cosa più che ha fatto il mio fans club? Si sono buttati nelle fontana di Cavareno dopo Olimpiadi, faceva pure freddino” (Nadia Battocletti)
“Ho mostrato tutto il mio supporto ad Antonella Palmisano, lei è la mia capitana da 5 anni, è una grande professionista e soprattutto una donna di grande ispirazione” (Nadia Battocletti)
Festival dello Sport, Fabio Capello
“Bisogna capire se certi giocatori sono in gradi di indossare certe maglie. Ma il segreto sta nell’avere un ds di cui ti fidi” (Fabio Capello)
“Quindi qual è il problema del calcio giovanile? I genitori che pensano di avere dei fenomeni in casa” (Fabio Capello)
“Al Real madrid ho mandato il via giocatore più forte che abbia mai allenato, Ronaldo, l’ho fatto per il bene della squadra e abbiamo vinto. Ma lui resta il più forte di tutti” (Fabio Capello)
“Il modo migliore per uscire dalle situazioni complicate è sempre dire la verità: ho sbagliato, non abbiamo fatto questo ecc…lasci un’immagine diversa anche al tifoso (Fabio Capello)
“La panchina piena è un passo avanti molto importante, mandare la gente in tribuna per me era un colpo al cuore” (Fabio Capello)
Festival dello Sport, David Trezeguet
“E tu dov’eri in quel Milan – Juve che decise lo scudetto con una rovesciata di Del Piero ed un colpo di testa di Trezeguet?” – mi ha chiesto un signore seduto accanto. “Io andavo all’università e lavoravo. Quel giorno ero impegnata in una fiera. Dissi ai miei capi che avevo dei parenti a casa che non vedevo da tempo e presi 90 minuti di permesso”.
“A Buenos Aires ho fatto i miei primi passi calcistici in strada” (David Trezeguet)
“Il gol è stata la mia vita, la mia passione” (David Trezeguet)
“Mondiale ed Europeo in 2 anni, la mia carriera è stata al contrario, ho avuto la possibilità di vincere subito a 20/21 anni”(David Trezeguet)
“Il primo Trezeguet alla Juve ha avuto settimane non semplici, arrivavo come quello che aveva segnato in finale all’Europeo contro l’Italia” (David Trezeguet)
“Io e Del Piero abbiamo costruito un percorso unico durato 10 anni, abbiamo scavalcato coppie di attaccanti storiche”(David Trezeguet)
“Sono il giocatore straniero che ha fatto più gol e che è rimasto di più alla Juve, giro il mondo e il popolo juventino ancora mi apprezza” (David Trezeguet)
“Prima di quel famoso Milan – Juve incontrai Galliani e mi disse che era contento che Ibra fosse squalificato quella giornata, poi però ho segnato io” (David Trezeguet)
“Ci siamo lasciato a Bari dove volevamo vincere la Champions, e poi ci siamo ritrovati in serie B, a -16, ogni trasferta era una festa, abbiamo rimesso le cose a posto” (David Trezeguet)
“Non sentivo il bisogno di lasciare la Juve, tante volte sarei potuto andare ma stavo benissimo lì, ero nella società più forte del mondo” (David Trezeguet)
“Potevo fare 4 mondiali di fila ma ho lasciato il posto a chi era più congeniale a Domenech, io e lui non abbiamo mai avuto feeling, oggi la vedo da un altro punto di vista, egoisticamente parlando avrei potuto giocare 4 Coppe del Mondo consecutive” (David Trezeguet)
“Camoranesi è un giocatore che sapeva fare tutto, non era amante dei giornalisti e si vedeva ma come giocatore e come personaggio era uno dei miei preferiti” (David Trezeguet)
“Quando vai via dalla Juve poi un po’ piangi, la serietà della Juve era unica” (David Trezeguet)
“Per me il calcio era sempre una festa” (David Trezeguet)
“La gente paga il biglietto per vedere i grandi giocatori, tecnica, divertimento, magia…ecco la gente pagava il biglietto per vedere Zidane” (David Trezeguet)
“Buenos Aires o Parigi? Buenos Aires è la mia vita, ma la bellezza non si discute mai” (David Trezeguet)
Festival dello Sport, Maurizia Cacciatori
“Vi auguro di seguire i vostri sogni rimanendo ancorate alla vostra personalità” (Raffaella Lavazza)
“Io ero un po’ giamburrasca ma autentica, alla cerimonia di premiazione del Mondiale di Osaka dove arrivammo quinte, davo i pizzicotti al buio ad Anna Vania Mello e ad un certo punto mi ritrovai l’occhio di bue in faccia, pensavo mi avessero beccato perché facevano casino, ed invece mi stavano chiamando per il premio di miglior alzatrice” (Maurizia Cacciatori)
“Non avrei mai vinto questo premio se non avessi avuto una Piccinini, una Togut, ecc…mi permettevano di avere una percentuale perfetta” (Maurizia Cacciatori)
“Era importante dare un segnale a loro, distribuivo scarpe e dolci alle mie compagne grazie allo sponsor tecnico, era il mio modo di dirgli grazie” (Maurizia Cacciatori)
“Siate i migliori artefici dei vostri giorni, pensate in grande” (Maurizia Cacciatori)
“Quando si cade non fatevi la domanda del “Ma perché è successo a me”, abbiate coraggio così se arriva la paura arriva e bussa non trova nessuno” (Maurizia Cacciatori)
“Voi siete semplicemente le decisioni che prenderete” (Maurizia Cacciatori)
Festival dello Sport, Patrick Vieira
Chiamarlo campione è poco, chiamalo leggenda non è troppo, lui ha vinto ovunque…
“Vorresti giocare un derby a Genova? Per il calcio e per la città di Genova, un derby è sempre bello da giocare” (Patrick Vieira)
“I giocatori devono sbagliare per crescere e per sbagliare devono giocare” (Patrick Vieira)
“L’esperienza significa sbagliare per imparare” (Patrick Vieira)
“Nel 2006 noi eravamo più forti ma quando siamo andati ai rigori loro sapevano che avrebbero vinto, erano più preparati mentalmente” (Patrick Vieira)
“Zidane ha dato tanto per la nazionale, è difficile essere arrabbiati per quell’episodio” (Patrick Vieira)
“Credo che Materazzi…va beh è Materazzi dai” (Patrick Vieira)
“Hai allenato Andrea Pirlo…non si allena Andrea Pirlo” (Patrick Vieira)
“Abbiamo vinto il mondiale perché il 70/80% dei giocatori giocava in Italia” (Patrick Vieira)
“Abbiamo vinto il mondiale perché la generazione di Platini aveva introdotto una mentalità vincente” (Patrick Vieira)
“In Francia la diversità fa parte della sua cultura” (Patrick Vieira)
“Capello come lo hai ritrovato? Uguale, sempre arrabbiato” (Patrick Vieira)
Festival dello Sport, Alberto Tomba
Un’ora e trentaquattro minuti di Alberto Tomba show, in cui non si è capito niente ma è stato bello così.
“Ma tu dove ti allenavi? Sui Navigli” (Alberto Tomba)
“Hanno bloccato Sanremo per la tua gara…mia mamma mi ha detto che c’era la fila da Bologna fino a casa mia” (Alberto Tomba)
“Pettorale 11 non l’ho pescato io allora cosa ho fatto, 1+1 uguale 2 ori” (Alberto Tomba)
“La gara più bella all’Alberts perchè non è vincere è rivincere” (Alberto Tomba)
“Noi dello sci siamo di poche parole, facciamo i fatti” (Alberto Tomba)
“Con la barba? È strana questa cosa, perdi aerodinamicità, fa perdere centesimi” (Alberto Tomba)
“Abbiamo qui le Dolomiti il posto più bello del Mondo” (Alberto Tomba)
“Le piste per le Olimpiadi sono pronte, le strade no, arriviamo in ritardo” (Alberto Tomba)
“Mondiali o Olimpiadi? Olimpiadi, sono una volta ogni 4 anni, mi sono detto “Non facciamo cagate” (Alberto Tomba)
“A Yuri Chechi: io sono ancora incazzato con il greco che gli ha ciulato la medaglia” (Alberto Tomba)
“Ma si può andare alla Mauritius per 2 giorni, lo sponsor non ci ha fatto stare una settimana…abbiamo fatto più tempo in cielo che in terra” (Alberto Tomba)
Foto Alessandro Gennari Foto Archivio Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2025/10/David-Trezeguet_1-scaled.png17082560Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2025-10-11 13:18:162025-10-11 13:24:52Festival dello Sport 2025 – Da Battocletti a Tomba “la bomba”: adrenalina pura in crescendo
Potevo forse mancare al Festival dello Sport 2025? Ma non scherziamo. E allora eccomi qui, alla mia presenza numero 5 su 8 edizioni, in un corri corri frenetico che deve ancora deve entrare nel vivo ma che già dal day 1 ha lasciato ben sperare.
In una Trento un po’ scombussolata da qualche lavoro di troppo, è cominciata ieri la mia ennesima avventura a caccia di…emozioni. Non mi stancherò mai di raccontare la bellezza di un cuore che palpita in una kermesse che tanto somiglia ad un villaggio olimpico in cui, leggende plurimedagliate, prima ti camminano accanto e poi si accomodano in un teatro per rivivere con te la loro carriera, raccontando in una sorta di confidenza pura e genuina, spaccati di vita vissuta.
Ed io li guardo, mi commuovo, assorbo qualsiasi cosa, e poi scrivo. Appunti, citazioni, meme, tutto ciò che riesco a percepire lo annoto e lo faccio mio.
E così il day 1 ha già iniziato a toccare corde profonde ma in una sonorità leggera.
Festival dello sport 2025: il volley dei fenomeni
Il primo incontro a cui ho assistito non poteva che essere con i campioni del Mondo e con una fetta di volley maschile pronta a regalare un’altra stagione di grandi emozioni.
Il mio resoconto passa, come più o meno sempre, dalle citazioni, e allora eccola qua.
Fefè De Giorgi
“Abbiamo trasmesso emozioni al di là del risultato”
“Va beh, le donne si sapeva avrebbero vinto”
“Bisogna riconoscere il valore di tutti in questo percorso”
“Dopo la sconfitta con il Belgio avete bruciato la pagina”
“Grazie per questa copertina. Il primo mondiale eravamo in un angolo, adesso abbiamo raddoppiato, prima o poi conquisteremo la pagina intera”
Ivan Zaytsev
“Le motivazioni dopo tutti questi anni non cambiano, se perdo l’adrenalina prima delle partite, o il fastidio dopo una sconfitta, significa che è ora di smettere, io spero di rompervi le scatole ancora per qualche anno”
Mati Pardo
“Voglio lavorare per essere il miglior compagno possibile, con lui sei felice in palestra e felice di condividere vittorie e sconfitte”
“Daniele Lavia, è un umile in uno sport umile”
Gabriella Greison (fisica e scrittrice)
“In fisica si chiama sistema predittivo, in campo si chiama magia”
“La fisica e la pallavolo hanno lo stesso segreto, non puoi controllare tutto, ma puoi allenare come reagire”
“Tutto in mezzo secondo, 6 anime e tre tocchi”
Alessandro Michieletto
“I miei premi li tiene tutti mia nonna”
“Ho rubato un pallone a Tokyo, me lo hai graffiato (riferendosi a Matteo Piano), a Parigi l’ho rubato ancora, insomma…non ho imparato niente”
“I gruppi forti non vincono ogni anno, ma ogni anno sono in semifinale”
Festival dello sport 2025: la grande inaugurazione
“Trentino sarà sede dei mondiali di ciclismo nel 2031…in Trentino – trentuno non poteva essere diversamente” (Pierluigi Pardo)
“Siamo in un momento un po’ disgraziato e credo che lo sport abbia il potere di unire le diversità e di far emergere il singolo, oltre che culture diverse, per portare in alto la bandiera italiana, ciò di cui abbiamo più bisogno in questo momento” (Elisabetta Bozzarelli vicesindaco di Trento)
“Il mio percorso non è stato sempre lineare, in salita, in discesa, io convincevo mia mamma a svegliarmi di notte per vedere i mondiali di pattinaggio che magari erano dall’altra parte del mondo. Oggi forse hanno più distrazioni, ma gli auguro di mettere ordine nella loro testa per dare spazio ai sogni” (Carolina Kostner)
“L’emozione che ho provato marciando con la bandiera, non la scambierei con nessuna medaglia al mondo” (Carolina Kostner)
“Coraggio era la parola che continuavo a ripetermi nell’Olimpiade di Sochi” (Carolina Kostner)
“Quando ho saputo che sarei diventato padre ho messo un punto alla tristezza post Parigi. Da lì non ho più guardato indietro. Ho cambiato prospettiva” (Gianmarco Tamberi)
“È giusto che io non abbia saltato in alto a Tokyo perché non ho passato il tempo quest’anno ad allenarmi per quello, ho passato il tempo a guarire per Los Angeles” (Gianmarco Tamberi)
“Nelle difficoltà si nasconde sempre un’opportunità più grande, ed anche se hai solo l’1% di riuscirci è ciò che ti fa credere e sperare fino in fondo” (Gianmarco Tamberi)
Festival dello sport 2025: le Roi, Michel Platini
Senza troppi giri di parole: io sono cresciuta con Alessandro Del Piero, mio padre con Michel Platini. Era il suo idolo. Il destino a volte ti regala sorprese inaspettate perchè ieri, proprio ieri, 9 ottobre, compleanno del mio papy che da 4 anni mi segue da una stella, ho incontrato il suo idolo ❤️
“Sono arrivato in Italia, sono andato a Cesenatico e ho visto Bobbi Solo cantare “Una lacrima sul viso” (Michel Platini)
“Gianni Rivera disse Platini fa il francese in Italia e l’italiano in Francia” (Fabio Licari)
“L’Italia è il paese dei miei antenati e io voglio scoprirlo. Perché conosco solo stadi e alberghi ma non conosco questo paese che è bellissimo” (Michel Platini)
“Cosa non sopporti dell’Italia? I giornalisti” (Michel Platini)
“Boniperti per prendermi in giro diceva “La Francia…non si capisce niente, quando avevamo il morale a terra organizzavamo un’amichevole con la Francia”, poi con me è cambiato tutto” (Michel Platini)
“Il problema del calcio è che non sempre vince il migliore” (Michel Platini)
“Ma nell’84 eri il più forte del mondo? Sì” (Michel Platini)
“Chi è più forte tra Messi e Maradona? Queste sono cose che servono a voi giornalisti, non puoi comparare 2 fenomeni di 2 epoche diverse” (Michel Platini)
“Il ricordo più bello di quella Juve qual è? È la Juve, sono 5 anni alla Juve, in Italia” (Michel Platini)
“Non è bella la vita se non fai gol” (Michel Platini)
“Il 10 va messo al centro e oggi continuano a metterlo sulle fasce” (Michel Platini)
“Ha dato più la Juve a te o tu alla Juve? La Juve a me” (Michel Platini)
“Sono stufo di giocatori che mi dicono “voglio entrare nella storia”. Tu giochi per una società, per un pubblico, sono loro che decidono se sei nella storia” (Michel Platini)
“Blatter joker” (Michel Platini)
“Crujff il mio idolo” (Michel Platini)
“Il Var se ci fossi stato io non ci sarebbe stato, ok sulle linee ma il resto è interpretazione, lasciamo il calcio umano” (Michel Platini)
“Agnelli un personaggio grandioso” (Michel Platini)
“Infantino joker. Se dobbiamo parlare di attualità parliamo di lui, ma non se dobbiamo parlare di calcio” (Michel Platini)
“Se deve tornare in gioco lo voglio fare per il bene del calcio in generale. Io presidente della Juve? No, non si vive due volte la stessa storia d’amore” (Michel Platini)
L’Italia non va al Mondiale dal 2014? E io cosa c’entro…beh magari lo allargano a 64 squadre” (Michel Platini)
Foto Alessandro Gennari Foto archivio ufficio stampa – Provincia autonoma di Trento
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2025/10/Michel-Platini_1-scaled.jpeg17072560Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2025-10-10 12:18:182025-10-10 14:39:56Festival dello Sport 2025, il day 1 è un preambolo di risate e amarcord
A grande richiesta, e dopo aver passato 45 secondi in ginocchio sui ceci (ho le ginocchia alla Roberto Baggio ultimamente, abbiate pazienza) per le assenza precedenti, torna 7 cose 7 sulla serie A e mai come questa volta sposa a pieno la linea giovane Camarda – Esposito.
Cosa mi ha lasciato questa 5ª giornata di serie A?
Ancora una volta mi affido all’ordine sparso, agli appunti nelle note del telefono e ai post salvati su Instagram: e via con la classifica non classifica che mi piace tanto.
Serie A, 7 cose 7
Camarda – Esposito, largo ai giovani. Due tra i nomi più chiacchierati dell’estate, seppur per motivi diversi, fatto sta che ci hanno messo 5 giornate per lasciare il segno in serie A. Francesco Camarda, classe 2008 (ne avevo già scritto qui), di proprietà del Milan, in prestito al Lecce, Francesco Pio Esposito classe 2005, attaccante dell’Inter, ecco c’è pure un derby nel derby in questa “favoletta”. Entrambe la scorsa domenica hanno messo a referto il primo gol in serie A della loro storia, contro il Bologna il primo, contro il Cagliari del fratello Sebastiano il secondo. Zero pressioni e zero pronostici, mi auguro solo che sia il primo di una lunghissima serie.
Cancellieri futuro papà. Mi intenerisco sempre ormai, sarà l’età, sarà il ciclo, fatto sta che quando nella serata di lunedì il centravanti della Lazio si è messo il pallone sotto la maglia e il dito in bocca, avevo ovviamente capito ci fosse la cicogna in arrivo, occhio che da quelle parti gira pure un’aquila, facciamo attenzione. Intanto auguri al futuro papà di una bimba.
Il cappello di Runjaic (più l’occhialino intellettuale in sala stampa). Faccione simpatico, cappellino da baseball e occhialetto tattico: non ha certo portato bene alla sua Udinese questo trittico, ma quanto meno ha ribadito lo stile del tecnico bianconero. Adoro!
L’abbraccio totale tra Luka Modric e Kevin De Bruyne. Sono tornati indietro a gustarselo pure quelli usciti un quarto d’ora prima da San Siro (mai capita sta cosa comunque), ed hanno lasciato la mancia agli steward del controllo zaini all’ingresso. Così, gli sembrava d’aver pagato poco per quello spettacolo. Quanta classe fusa in un intreccio di braccia. Mille stelline.
È più contento della vittoria del suo Sassuolo o del primo gol in serie B di suo figlio Filippo con la maglia del Frosinone? I figli vengono prima di tutto, sono tanto felice di vederlo così felice. Firmato “core di papà” Fabio Grosso.
Martina Rosucci, primo trofeo al cielo da capitana. Eh sì. C’è una nuova proprietà commutativa: cambiando l’ordine delle capitane e l’ordine delle finali, il risultato non cambia, vince sempre la Juve, tra l’altro con una Martina Rosucci che per la prima volta alza al cielo un trofeo con quella fascia al braccio. Non me ne vorrà Cristiana ma le dona tantissimo. Grande cap.
Dio benedica Luka Modric. Lui merita una menzione a parte, ma potrei citarlo ogni settimana per qualsiasi cosa faccia o non faccia, tanto fa tutto e lo fa da divinamente, in fondo classe 1985 è una garanzia 😉. Dio benedica Luka Modric.
A settimana prossima, sempre con la stessa leggerezza, sempre con un pizzico di romanticismo.
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2025/09/Runjaic.png500640Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2025-09-30 19:47:532025-09-30 19:49:52Camarda – Esposito, largo ai giovani: 7 cose 7 sulla 5ª di serie A
Ebbene sì, ho recuperato la 3ª puntata di X Factor audition, l’ultima di questa prima parte poi si passerà ai bootcamp. Ed è stata una puntata che potrei definire culturale. Soprattutto sul finire, ma andiamo con ordine. Perchè le cose bisogna farle bene e spiegarle altrettanto bene, quindi, a grande richiesta, ecco cosa mi è rimasto di queste 2 ore abbondanti.
X Factor Audition, le Citazioni
Queste sono quelle che mi sono appuntata.
Porto il mio inedito, si chiama “Grossi Problemi”. Come ti capisco fratello
Che bello quando prendono 4 sì e corrono dai genitori
Tutte le mattine mando un messaggio a Jake “Cucciolo mio, è il tuo giorno”
Il troppo stroppa, basterebbe essere se stessi
Ma stai masticando la gomma? No. L’ha ingoiata adesso
Il problema è che a questi qua se gli dici di no ti spaccano la macchina
Qual è la Suora che serve le altre alla mensa? Su-ordinazione.
Gabbani, tu devi essere l’anima della festa
La sensazione di essere sballato senza essermi drogato non mi dispiace
Io non me l’accollo
Mi sei sembrato mio zio a Natale quando balla con gli occhialini da sub
Per me la musica è stata la possibilità di scelta tra il bene e il male per me
Amo quando c’è una storia credibile dietro
Mi sembrava un mix tra Elton John, Il Volo e Gianni Celeste
Qual è la vostra preferita?
X Factor Audition, le Pagelle
GIORGIA VOTO 9 – Non tanto in versione conduttrice, quanto in versione mammina e libro cuore. Difende tutti a spada tratta, abbraccia nonne e fidanzati non curante nemmeno delle pezzate di sudore, si batte come un leone sulla corista di Rose Villaine e quando rischia l’eliminazione prepara lo zoccolo e la corsa disperata verso Achille Lauro incerto fra il si ed il no, in certi casi potrebbe pure chiedere 70 euro per la consulenza psicologica. PALADINA.
ELEONORA QUALCOSA VOTO SV – akabsiofgoidoasbf akdasofboaiòòcnbas oncbiofabfioqòabsc, non ho capito mezza parola. SALUTI.
GIUSEPPE TOMA (IN ARTE TOMA) 8 – Io me li vedo proprio quelli che a scuola devono averlo classificato come “sfigatello” e che oggi fanno a gara per chiedergli l’amicizia su Facebook ostentando un “Io lo conosco, è mio amico, siamo cresciuti insieme”…e intanto lui, non curante, ha raccontato una storia bellissima e commovente con una canzone genuina e dolcissima. SUPERFIGO.
LA NONNA DI GIUSEPPE TOMA VOTO 11 – Suo nipote ha spaccato e siamo tutti d’accordo, ma tu vuoi mettere la nonnina che parte dal Salento e si fa tutto il viaggio in macchina fino a Milano per il suo nipotino? E vuoi mettere quando regala la ricetta della lasagna senza lattosio? Benedetta Parodi scansati proprio. Nonnina del Salento cucinami la vita (sempre senza lattosio grazie). MASTERCHEF.
LA SPOSINA VOTO 4.5 – Probabilmente deve essere stata lasciata all’altare, avrà sgamato il futuro marito con la sua (ormai ex) migliore amica e da lì deve aver detto “Sai che c’è? Vado a farmi curare ad X Factor Audition”. Eh no ciccia, esiste la terapia, non è che proprio tutti ma tutti qui eh. Che poi si cimenta in un improbabile “Fiori rosa fiori di pesco”, ma più che fiori pare la natura morta. SINGLE È MEGLIO (FIDATI)
IL SOSIA DI ACHILLE LAURO VOTO 5.5 – Bello e dannato è un po’ troppo, facciamo bellino e dannatino, romanaccio, sicuro, voce simile nel parlato, non troppo nel cantato: pare una copia distopica apparsa in un giochino sulla settimana enigmistica, uno di quei giochini che compili mentre stai facendo la cacca in pratica. NCS
JACK “TENERONE MA NON TROPPO” LA FURIA VOTO 8.5 – “Io preferisco basarmi sulla parte emozionale, sono un feticista della scrittura e questo pezzo è scritto molto bene, tanti scrivono di champagne e minchiate, compreso me, però ti auguro anche di scrivere di champagne e minchiate che hai bisogno di un po’ di allegria”. Rigorosamente da leggere con la sua voce e la sua risata finale. CUCCIOLO.
AL QUARTIÈ VOTO 8 – “Volevo dare una bella soddisfazione a mia madre, e darmi una possibilità io”. STANDING OVATION UAGLIÒ.
CONFESSIONALE VOTO 9 – Ma da quanto i concorrenti escono dal palco e si piazzano in sto loculo con lo sfondo rosso che fa molto “confessionale del GF?” Persino con il telefono in mano, chiamano mamma/papa/fidanzati/fidanzate/nonni/cugini/parenti/vicinidicasa/case/libri/auto/viaggi/foglidigiornale…ma fatemi fare la voce fuori campo, il grillo parlante, datemi un posto di lavoro sottopagato dentro lì, ci sono anche iooooooo. UFFICIO DI COLLOCAMENTO.
ACHILLE LAURO VOTO 84 – Euro per il concetto a San Siro del prossimo giugno…per non dimenticareeeeeee
MAGAZZENO VOTO 10 – Uno dei più grandi enigmi della storia geografica, capire la densità di Milano fatta di 7.542 abitanti per km quadrato risolta in 5 parole ed una melodia incollata ai timpani. “Milano è pieno di figa”. ABBIAMO UN VINCITORE.
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-27-alle-11.03.32.png617939Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2025-09-27 10:46:032025-09-27 11:23:33X Factor audition – Voi lo sapete di cosa è piena Milano?
Il giovedì sera è solo X Factor 2025 (post allenamenti quando la mia vecchiaia mi permette di andare agli allenamenti). E sfido chiunque a dire il contrario. Quel quartetto lì, con quel sorriso lì, con quell’arroganza legittima lì, con quella sexitudine lì, quella risata lì e quel senato lì…dai di cosa stiamo parlando? X Factor ha avuto un sacco di saliscendi nel corso della sua storia, a volte record di ascolti, a volte con un posto nel dimenticatoio, poi un anno fa la scelta dei giudici che in tanti (io per prima lo confesso) avevano criticato, ed invece…
…invece X Factor 2025 è (di nuovo) una bomba! Con un onorevolissimo Gabbani al posto di Manuel Agnelli, Jake, Paola e il conte Achille completano il reparto, poi ci pensa tutta l’emozione dei giovanissimi che salgono sul palco con un sogno grande quanto San Siro, a fare il resto.
Ma bando alle ciance, cosa mi è rimasto di questa seconda puntata?
Andiamo di citazioni e pagelle, uno dei miei mix preferiti.
X Factor 2025, le citazioni
Sapete quanto io le ami, non potevo non appuntarmele 😉
Mi piace questa cosa che sembri una bestia di Satana e poi canti Mina
E io che pensavo di fare schifo, Gabbani è peggio di me
Cosa ca**o è questa figata assurda?
Ma non ce lo potevate di’ prima?
Che baffetto da sparviero!
Vengo con un inedito dedicato a mio padre Come si chiama? Sesso Animale Chissà quando lo fai alle feste di famiglia
#giapponetana
La gentilezza non apre le porte, ma sradica i portoni
Io non ho mai studiato canto Io non ho mai studiato
Nella vita l’amicizia, quella vera, è la cosa più importante
Mi piace quest’aria di Dolceremì che ti aiuterà anche con le ragazze…c’è chi fa di necessità, virtù
La musica non sono le canzoni, la musica è proprio l’anima
Qual è la vostra preferita???
X Factor 2025, le pagelle
E va bene dai, diamo anche un po’ di numeri.
GABBANI 7-: si è calato nelle parte con la sua verve, l’accento toscano, i capelli leccati da una vacca ed un look alquanto improponibile; sempre pronto a punzecchiarsi con Paola, anche stasera non dimentica di riportare ad Achille la voce del popolo, anche se all’urlo di “Lauro ci sono le orecchiette baresi per te”, capisce “Lauro ci sono le vecchiette baresi per te”, dimostrando un principio di acufene. Il voto è positivo, ma il – doveroso: le sue freddure fanno già accapponare la pelle. CACIUCCO
JAKE LA FURIA 10+: come i polli Amadori, 10+, questo perché lui oltre la ciccia, ci mette pure la sostanza. E riesce pure a tirar fuori tutta la “fossa da leoni” che c’è in lui con il coro/citazione su Oliver Bierhoff. CAPO ULTRÀ.
PAOLA IEZZI 8: un anno fa sono stata la prima ricredermi, per me Paola Iezzi è sempre stata “l’amica come prima che ci costa una fortuna” insieme a Chiara. Ma archiviati i pregiudizi, posso solo raccontare di una giudice attenta, preparata ed empatica, oltre che con i rossetti fighissimi ed acconciature da star sbarazzina. Una domanda: l’occhio lucido perenne è un effetto delle lenti a contatto? DIAVOLETTA
Il conte ACHILLE LAURO 7.5: partendo dal presupposto che stasera non è saltata fuori nessuna sua vecchia conoscenza tra le aspiranti cantanti e mi pare già un buon risultato, il “Conte” sfodera il solito look bello e bastardo, quegli occhiali da professorino che tortura fra le labbra (ok non faccia commenti porno) e l’aria da galantuomo come ci ha ricordato una settimana fa “Cordialmente, un limone”. Non sempre d’accordo con i suoi colleghi, ma questo è pure un po’ il suo bello, avrebbe comunque potuto aizzarci con qualche perla in più degna del suo repertorio, e soprattutto avrebbe potuto farlo per quelle povere stronze come me che hanno speso OTTANTAQUATTROEURO per il suo primo concento a San Siro – Giugno 2026. Ma lui, in fondo, già lo sa che se non mette in pratica uno dei 72 messaggi che ci siamo mandate io e la mia amica Gaia in un gruppo whatsapp appositamente creato per farmi smadonnare contro quegli OTTANTAQUATTROEURO, fa una brutta fine. UOMO AVVISATO…
GIORGIA 6.5: è ancora nella fase “abbraccio tutti dietro le quinte e porto a casa la pagnotta”, ma almeno ieri sera si è evitata un duetto credibile quanto la mia voglia di alzarmi dal letto il lunedì mattina. IN QUESTA STANZA BUIA, NON SARÒ MAI PIU’ SOLA.
LA GIAPPONETANA 7.5: Watashi wa Mariella desu. Ciccia, pure io ho studiato giapponese, e ancora piango la notte per colpa di quella stronza che mi bocciò all’ultimo esame facendo tardare la mia laurea di una sessione. Tsè. Mica lo sa quella che quel suo 18 mi è servito solo per dare più lustro al cv. Esecuzione della Michielin alla…Michielin. Ed è un super complimentone. Poi va beh, ha inondato lo studio di lacrime ma questo è un altro discorso. Un canotto alla cassa quattro, grazie, ARIGATO.
QUELLADIRICCIONE 5 (sì ok, non mi ricordo i nomi): puoi essere brava quanto vuoi ma se entri dicendo “faccio la cameriera” e mezzo secondo dopo “Vi faccio sentire un brano che io e il mio produttore abbiamo arrangiato così”, mi scadi subito. Non che non lo sappia di quante case discografiche ci siano già dietro questi ragazzi, ma non mi puoi passare da modello “Piccola Fiammiferai” a “Star Grammy Awards”. ANCHEMENO.
SATANA ALIAS MINA 7.5: il braccio tatuato alla John Cena, i capelli alla “Chiattillo”, i movimenti della mano che fanno molto coreografia alla Steve La Chance e la voce che si trasforma in un arrangiamento tutto suo di “E Se Domani”di Mina per nulla fuori contesto. Ci siamo. VISTO E PIACIUTO.
QUELLADISANREMO 8+: otto perchè è una gelataia, otto per i pantaloni, otto perché ha cantato benissimo, otto perchè prima di entrare ha detto “Quanto è bono Lauro”, il + per il pettine e la frangetta. PERCHÈ SANREMO È SANREMO.
SESSO ANIMALE 4.5: sembra uscito dalle peggiori telenovelas di Caracas. E comunque io non ci credo che dopo aver dedicato questo pezzo a suo padre, lui non lo abbia ancora diseredato o almeno chiuso “in quella stanza là là là”. QUERELATELO.
https://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2025/09/xfactor-2025.jpeg8001280Maryhttps://www.maryseven.it/wp-content/uploads/2022/03/47509500-BD73-4E6B-96B4-5EA953FBC6F2-300x81.pngMary2025-09-19 10:05:412025-09-19 10:06:14X Factor 2025, tra pagelle e citazioni #giapponetane