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Azzurro shocking, scocca l’ora del calcio femminile

calcio femminile

La storia del calcio femminile è una storia impregnata di pregiudizi, dove chi ci crede si ritrova a sbattere su un muro a costo di lasciarci le ossa, la pelle, il cuore, pur di ridurre in brandelli il cemento armato. È un po’ il “Nothing is Impossible” ma al contrario, dove infondere il dubbio agli avvocati del “So tutto Io” ha le sembianze di un miracolo.

Eppure qualcuno ha fatto male i conti, perchè dall’altra parte del muro non c’erano soldati, bombe atomiche, missili terra area, non c’erano fenomeni, non c’era saccenti, ma c’era il peggior nemico che ti possa capitare quando decidi di mettere i bastoni fra le ruote, c’erano le donne. Mi correggo, ci sono le donne. Il “sesso forte”.

Ho appena finito di guardare Azzurro Shocking, il documentario ideato dalla Rai per raccontare come le donne si siano riprese il calcio. Bello, bellissimo. Complimenti alla Rai per il lavoro fatto. Un concentrato storico e adrenalinico nudo e crudo, che ti sbatte in faccia la realtà delle cose, il sacrificio, che ti mostra il mondo in cui fino al 30 giugno 2022 queste ragazze hanno vissuto. Perchè dal 1 luglio qualcosa è successo per davvero e avere un infortunio, partorire, dedicare la propria vita a questo sport non come un secondo lavoro, ha un senso. In Italia, per la prima volta, ci sono sportive professioniste e sono le calciatrici, e non si parla di stipendio, si parla di diritti. Chissà che qualche altra federazione non prenda esempio.

calcio femminile

Questa mattina mi sono svegliata con una sana agitazione nello stomaco, con le farfalle che cercavano di domare il concerto di emozioni, mi succede sempre così quando so che di lì a poco ci sarà dello sport di cui cibarsi. “Today is the day”. Il 6 luglio è iniziato l’Europeo di calcio femminile 2022, oggi tocca a noi, tocca all’Italia. Alle ore 21 il fischio d’inizio di una partita che non vedrà tanto le transalpine contro le azzurre, quanto la Francia contro tutte noi. Noi che ci abbiamo sempre creduto, noi che abbiamo lottato, noi che non abbiamo più bisogno di licenziarci per partecipare al raduno estivo, noi che ogni giorno coltiviamo questa passione cucendo un vestito che ci trasforma in calciatrici, giornaliste, dirigenti, collaboratrici, allenatrici, preparatori atletici, noi che abbiamo preso a testate quel muro senza preoccuparci delle conseguenze.

Quest’ Europeo è più di tutti quello che dimostra quanta strada sia stata fatta, ma caricarsi di eccessive responsabilità non vale, tutto ciò che vale è la consapevolezza che nulla avviene senza sacrificio, e che scendere in campo compatte, un po’ incazzate, con il desiderio di giocarla per prendere il sopravvento sul senso del dovere, sia abbastanza da poter dire “Sì, ce la stiamo facendo”.

Chiudere gli occhi e lasciar scorrere nelle menti il susseguirsi di fotogrammi di una strada lunghissima, una sorta di reel dei tempi moderni, vuol dire avere a che fare con gli anni in cui le donne giocavano a calcio utilizzando materiale usato, vuol dire avere a che fare con l’accettazione della prima donna arbitro, vuol dire Carolina Morace prima allenatrice nella storia del calcio maschile, Patrizia Panico primo tecnico di una nazionale azzurra, vuol dire riempire l’oblìo di frasi tipo “La domenica stai a casa a stirare”, vuol dire tornare a quando era difficile immaginare qualcosa che non esisteva.

“Sembra sempre impossibile finche non viene fatto” (Nelson Mandela)

Undici ma non undici, ventidue ma non ventidue, centinaia ma non centinaia…milioni: questo Francia – Italia e tutto quello che sarà vedrà un popolo intero scendere in campo mano nella mano, e lo farà con due grandi consapevolezze.

La prima è che il calcio, lo sport, non è uomo o donna, e non è di tutti: è di chi lo ama. L’amore vero esige rispetto, senza rispetto, non è amore.

La seconda è che la differenza tra uomo e donna la fa la competenza, la trasparenza, il coraggio, la personalità. Nient’altro. Mi spiace deludere i detrattori sottolineando che le donne hanno coraggio e personalità da vendere.

“Siam pronte alla morte, l’Italia chiamò”.

Foto FB nazionale di calcio femminile

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