Temptation Island 2026, atto quarto. Dopo il disastro delle prime due puntate, si riesce persino a peggiorare. Siamo al giro di boa del viaggio nei sentimenti. Prima di iniziare devo chiedere umilmente perdono per aver saltato le pagelle della terza puntata ma, sapete com’è, il mutuo non me lo paga Filippo Bisciglia. Né Soraya con la carta aziendale. Tocca anche lavorare.

Tento quindi il recuperone con quest’episodio mixando un po’ la puntata precedente che come sempre ha regalato disagio su tela. E anche perché nelle migliori sceneggiature si parte sempre con un “Nelle puntata precedenti”, mi sento molto regista questa sera.

Temptation Island 2026, le pagelle della 4ª puntata

Sfogliamo l’album del disagio e via, matita rossa alla mano e pagelloni pronti, coppia per coppia, non privi di dettagli, in un orario improponibile, fra l’altro, ma per Temptation Island 2026 questo e altro.

Alessandra e Rosario: da “È una cosa a 3” a “È un falò a 3” è un attimo – VOTO 8

Il suo “Non sono mai stato lasciato, questa è la volta buona” è decisamente una delle battute più belle della loro storia. Lei, nemmeno a dirlo, piange. Filippo le chiede perchè piange, la vera domanda sarebbe chiederle perché non piange in quei 2 secondi della giornata in cui non succede.

Nella 3ª puntata sfoggia un colpo di genio degno delle migliori invenzioni della storia, ovvero chiede alla produzione di rivedere tutti i filmati. Il masochismo è il suo forte, l’arte no: le ci vorrebbe un disegno per capire. Ma niente da fare.

Giada “che fastidio” spara un “Ah ma quindi eravamo tre in una relazione di due” e ride, di là si piange. Tra l’altro Alessandra piange ancora prima di aver capito, ma ci pensa il genio dell’amica sua a ribadire la frase.

Giada è inarrestabile “tu sei molto più su di lei” afferma ad un gongolante Rosario, poi parte il balletto stile lap dance con palo vivente, e mano morta sul sedere del fenomeno, arrotolato in un costume imbarazzante che più che la mano richiama un calcio in culo per un viaggio di sola andata. Alessandra non regge, e fugge. A me piace perché si rifanno il seno dalla quinta in su, poi si tengono le tette mentre corrono. Vorrei però ricordarle che di “capezzolo ribelle ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno”. È tempo di falò. Lei già piange. Che novità.

Filippo va a chiamare il fenomeno, che rifiuta perché sta facendo la grigliata. E che devo fare, devo pure morire di fame?”, praticamente ha rifiutato il falò perché stava già facendo la brace. Filippo torna indietro, lei piange, lui non la regge più e si offre per un secondo tentativo. Potesse prendere Rosario dall’orecchio credo lo farebbe. “Ma se vengo devo uscire per forza?”. “Ma no figurati, dipende per quante notti hai pagato”. “Ma prima posso mangiare?”. “Certo ci mancherebbe, mica che ti viene male al pancino. Nel frattempo strozzati, però”.

Il falò diventa una cosa a tre. Renato Zero con le royalties de “Il Triangolo” sta garantendo la pensione alle sue prossime 3 generazioni. La cosa bella è che Alessandra si cimenta nel massimo dello stalkeraggio perlustrando lo smartphone di “che fastidio” Giada, non scopre veramente nulla se non che ha avuto a che fare con un idiota, ma l’idiota, che vorrebbe tanto gongolare, finisce sempre in castigo come quello monello della classe: “Non mi hai detto che le hai scritto, qui hai riso, zitto non parlare, non sei tu che mi dici quello che devo fare” e così via. In sostanza lui passa il falò a cambiare gradazione di colore passando dal rosso scarlatto, al rosso porpora, al rosso sangue dal naso che gli avrei fatto uscire io, mentre lei tocca punte di pesantezza petulante degna dei migliori centri Figurella.

Ripetiamo insieme e diciamo: “Se ho a che fare con uno stronzo, e me lo tengo pure stretto, pensando di cambiarlo impedendogli di respirare, lui resta uno stronzo, ma io una povera psicopatica illusa“. Ascoltaci o signore. Amen.

Va via dal falò da single, lui emette suoni e non frasi, ma il vero problema è che se lo riprenderà perché se chi nasce tondo non muore quadrato, chi nasce zerbino, non muore copridivano.

Soraya e Cristian: la principessa, il melone e l’extraterrestre – VOTO 9 (è lui che alza la media)

La querelle tra capezzolo ribelle e Spiderman entra nel vivo. Mentre lei si manifesta gelosa del tentatore, lo ammalia con un “mi ricordi casa” dopo ben 3 giorni di conoscenza, ed allunga una mano misteriosa sotto la copertina, Cristian riflette. Le sussurra un “occhio al capezzolo” mentre la vede in spiaggia, ma anche un “È gelosa di uno che non sa manco come fa di cognome”. Alla domanda “Sei venuta a Temptation Island 2026 con il tuo fidanzato?” lei risponde sì ed indica con una certa nochalance il suo single del suo cuore. Cristian sbotta ma non si capisce perchè non vada a prenderla per i capelli, o forse si capisce, perchè lui è di un altro livello. Intanto piovono flashback (adoro) ed entrate a gamba tesa di Giovani: “Miiii, il bagno di notte è una cosa intima”. La tocca sempre piano lui.

Nella puntata 4 nasce un altro botta e risposta involontario a distanza. Il single le porta il melone, lei “Sono queste le attenzioni di cui parlo”, Cristian “Il cameriere”. “Forse un giorno mi vedrai completamente libera”, “Ah se continui così, di sicuro”. Termina il filmato e il mio idolo Giovanni scuote la testa in segno di resa. Soraya non fa che ripetere al single “Tu sei proprio perso”, della serie “Tiriamocela poco”, mentre lui prima nega “Esagerata, addirittura perso”, poi ritratta clamorosamente e le chiede pure scusa non si capisce per cosa. Sti due si sono trovati. Io vorrei postare una foto della mia faccia sconvolta, ma stiamo facendo notte e ho delle occhiaie che occuperebbero mezzo schermo.
In tutto ciò Cristian non perde l’occasione: “Io sto vedendo una discussione loro, cioè l’intruso sono io, mi sembra la follia. A lei devi dire che è bella, che ha begl’occhi, che è solare…che poi solare, ‘glie rode er culo 25 ore al giorno”. Sbotta e chiede il falò.

Alla richiesta di Filippo lei cade dal pero e l’amichetta Sabrina se ne esce con un “È assurdo”. Sai cosa è assurdo cara 2002 dei miei stivali? Che lui non abbia già fatto le valige, e ancora più assurdo è che quelli decenti capitino tutte alle altre e io qui a fare la conta dei casi umani. Ecccchheeeeeecazzzzz! Dopo una scambio di livello assoluto, roba che a Temptation mai dalla prima edizione, tra lui e Filippuccio, cala il sipario con un “Grazie del tempo che mi hai dedicato”. È ufficiale, è un extraterrestre.

Intanto la principessa piange, si sente in colpa, è disperata, dice che le attenzioni le avrebbe volute da Cristian perché è un anno che gliele chiede, e bla bla bla. Qui torniamo all’uso della calcolatrice: se stanno insieme da 1 anno e 8 mesi, in 1 anno e 8 mesi sono riusciti a corteggiarsi, lasciarsi, andare a convivere, stoppare la convivenza, trovare un lavoro da paparino di lei, rinfacciarglielo: ma questi quanto hanno avuto di storia sana? 5 minuti? Una colazione una volta per sbaglio? Io boh.

Iris e Andrea – per gli amici “Soprammobili” – VOTO 7

Finalmente c’è una coppia che non fa più arredamento on questo Temptation Island 2026, anche se forse sarebbe stato meglio il ruolo di comparse e attori non protagonisti. Cambiamo lato del sud Italia, sono pugliesi. Grande novità. Lui entra ed è subito confessionale. Il primo problema è il cane in mezzo al letto, non le cagne che ha sul telefono. “Mi manca il brivido”, “te lo faccio provare con un calcio in c…”. “Lei è sempre stanca, si mette sul letto e colora i pupazzi”, “Il prossimo pupazzo che coloro sei tu”.

Direi che le premesse non sono niente male.

Andrea sbava ad ogni essere femminile che gli passi davanti “Ma non è che mi sono addormentato sulla sedia e mi sono svegliato nei paesi dei balocchi?” Io dei balocchi non lo so, dei co…ni è più probabile.

Lui, ha giusto un filino di ego “O piaccio o piaccio”, chiama ‘amò’ pure le piante, ci prova senza un minimo di contegno e scommette baci come se fosse single dall’82; si dichiara apertamente geloso, chiaramente della single Sary, ma soprattutto non le stacca gli occhi dalle tette nemmeno sotto tortura, a costo di farsi venire tre protesi alla cervicale.

Io ora capisco perchè sta coppia che faceva arredamento fino all’altro ieri ce l’hanno tenuta nascosta, perchè qui c’è una serie tv pronta per Netflix. I video si accumulano, lei penso vorrebbe vomitare, lui prosegue la sua villeggiatura. Quando al falò dei fidanzati Filippo gli dice “Tu e Iris siete qui perché lei ti ha beccato altre chat sul telefono con altre donne”, lui non si dispiace e non nega, piazza il sorrisino da ebete orgoglioso di esserlo, convinto che questa bella figura in tv lo porti ad essere il Re di Tinder. Intanto la chiudiamo con “Da quanto sei fidanzato?” “Tre anni, o tre anni e mezzo. Boh non mi ricordo”. Ah.

Francesca e Danilo – Psyco e l’invertebrato

Altra coppia rimasta sulla mensola a prendere polvere di questo Temptation Island 2026 . Si apre con “È troppo gelosa” e lei “Aaaaah”. È già troppo. “Pure in palestra non posso dire che ci stanno le ragazze”. Ora. Premesso che io la vorrei proprio vedere una non pagata che corteggia Danilo, ma qui il vero scandalo è un altro: tu vai in palestra? tu? Con quella panza e senza spina dorsale? Io boh.

Ad ogni mezzo balletto è un “Io non ce la faccio”, ad ogni “Non so più se sono innamorato” è un “Tutto mi aspettavo tranne questo”, ad ogni respiro “È un puorc”. Ma spiegami, cucciola, cosa siete entrati a fare? Qui il vero problema è che ve li scegliete idioti, ve li tenete stretti, e pensate pure di cambiarli a ritmo di “Io merito di meglio”.

“Già di mio sono molto gelosa, mi dà fastidio solo che guarda”. E spiegami anche questa, tesoro bello, il problema è lui? Ribadisco: ve li scegliete idioti, nel tuo caso senza spina dorsale, non siete capaci di andare a fare la spesa da sole, e pretendete pure di essere gelose in libertà. “Io vorrei sposarmi, fare una famiglia”. Spiegatele immediatamente tutti i metodi contraccettivi del caso perchè ci manca solo che una così possa procreare. La cosa bella è che pure le sue amichette le dicono non sta facendo nulla con la single di turno, e Sara, sì Sara, proprio lei, le fa un discorso intelligente: “Non puoi privarlo di qualsiasi contatto femminile umano, non puoi controllare tutto“. Ecco, appunto.

La single profumatamente pagata per provarci, i tecnici profumatamente pagati per inquadrature degne delle migliori sceneggiature Hollywoodiane, i videomaker profumatamente pagati per montare video acchiappalike, tirano fuori un filmato in cui onestamente non succede nulla e non dice nulla. Ricordo stiamo parlando del senza spina dorsale Danilo che ride e basta. Qui, il nulla cosmico va a a nozze. Lui, evidentemente trattenuto, altro che timido, e va bene, questo lo ammettiamo, comunque non fa niente di niente se non avere un rapporto umano. Francesca se ne esce con un “A me non ha mai fatto niente di simile”. Cioè, non ti ha mai sfiorato una spalla? Vivete in convento per caso? E via di lacrime su lacrime, inutili ed ingiustificate. “Non me lo merito uno così”. No, e hai ragione. Meriti una serie di sedute dallo psicoterapeuta che ti riportino sul pianeta terra. Perché se il folle era Gabriele, qui non siamo troppo lontani da quei livelli.

La produzione supplica un single di farla ragionare (altrimenti mai avrebbe fatto sto sacrificio), il single, neo soprannominato dalla sottoscritta “Giovedì gnocchi”, è pur sempre uomo, quindi, senza grandi discorsi di fisica quantistica, spara un “Forse è il caso che ti sciogli”, e altre frasi “soggetto + verbo + complemento”. Mi pare parecchio rapportato alla media. Lei comunque gli racconta dei filmati visti, io al massimo avrei scomodato il paragone con Shrek e Fiona, lei ne parla come Kim Basinger e Mickey Rourke in nove settimane e mezzo. Ha una percezione della realtà un tantino rimodulata. Ad ogni modo un voto alto se lo merita anche lei: 2 per il trucco e parrucco che nemmeno io conciavo le bambole così da piccola, ma 11 per un altro rimmel waterproof che piange piange e non c’è mezzo segno sul volto.

Sabrina e Giovanni: eruzione con la U in corso – VOTO 9

Faccio un passo indietro e parto dalla terza puntata perchè lui con la single Elisa che si toglie i calzini in spiaggia di notte e se li mette in tasca, merita una menzione. Nel frattempo ecco un Eddy Broke selvatico in sottofondo.

Sabrina di Giovanni non si ricorda nemmeno più il nome, si ritrova ad osservare di nascosto il suo sogno erotico in palestra “mentre fa la cacca” a detta di Giovanni. Nelle discussioni sui massimi sistemi con il personal trainer fronte mare “E cosa vuoi di più dalla vita”, lei spara un “ho le tette troppo grosse per quest’esercizio”, Lorenzo inorridisce ma resiste. Io sono convinta che per lui oltre l’assegno ci siano pure 13esima, 14esima e premio produzione.

Giovanni non perde occasione per ricordarci che non conosce l’italiano, il dialetto è così stretto che i sottotitoli perdono pezzi, “U Minchiu”, però, così, a naso, penso possa comunque intuirsi senza una laurea in lingue e culture straniere.

Al grido di “Devo andare di là come Gabriele?”, io spero per tenerezza che la produzione lo fermi prima perché dopo l’ultima performance non so se se arriva in spiaggia senza defibrillatore. Lei intanto si traveste da catwoman e sfila, alza la paletta per le votazioni con un bel 10 e cuoricino per il suo bello, il tutto mentre Giovanni “Ssssssvampai, sssssvampai”. “Sto infuocato Filippo”.

Vi avviso, l’Etna sta per eruttare. “Che c’entra il cuoricino? Che c’entraaaaaaa?”. Questo è un problema serio. Il cuoricino, non il 10 che rifila big gym.
“Mi gioco le palle che c’è un altro video per me”. “Giovanni nel capannu”. Taaaaaac.
Sabrina piange perchè il single non se la caga più (finalmente) nonostante un “stavo facendo apposta la scema durante il film ma niente, si è alzato e se ne è andato”, Giovanni urla al televisore, Cristian è laconico “se la sta’ a cucina’…che è il mio preferito l’ho già detto?. Il giorno dopo lui torna ad avvicinarsi, probabilmente è arrivato il bonifico, e galeotta fu quella crema solare da spalmare e un “spalmamela dove vuoi”…mettiamola così, la prende in parola.

Chiamo il falò immediato con Sabrina Sos perchè prendo il villaggio e lo butto sotto e sopra“. Mai richiesta fu più convincente di questa. L’Etna ha eruttato. Ed è qui che cala la notte sulla 4ª puntata di Temptation Island 2026.

Temptation Island 2026
Diamante e Bernadette: collaboratori domestici – VOTO 10

Villaggio pulito e ordinato, spiaggia priva di rifiuti. Direi che il lavoro gli sta riuscendo bene, visto che dopo 4 puntate altre tracce dei nickname per eccellenza non ce ne sono. Occhio perché se non appaiono nemmeno nella 5ª puntata io faccio ri-assumere la Sciarelli alla Rai per una puntata speciale di “Chi l’ha visto”.

Foto Wittytv

Ancora una volta Temptation Island 2026 non perdona. Dopo la prima puntata da mille e una notte, la ricetta è sempre la stessa: disagio e autostima per dar vita al cocktail da sballo del mercoledì sera, e svoltare così la settimana, l’estate, la vita.

Sbirciando sul web nei giorni scorsi, ho letto di tutto, tra filmati hot e possibili squalifiche, ma ciò che non avete ancora capito è una cosa sola: Maria ha il potere. Sa tutto lei, decide lei, comanda lei. Perciò, poveri illusi, non c’è raccolta differenziata che tenga, sta spazzatura resta al suo posto finché lo vuole la Queen e cioè nei secoli dei secoli amen. E per il Codacons…hip, hip, prrrrrrrrrr!

Andiamo avanti con le cose che contano ora, non queste inutili quisquilie sabotatrici che distolgono l’attenzione da ciò che conta, ovvero la folliaaaaaa! Tanta follia, only follia, fortissimamente follia che in questa puntata avrà una diretta concorrente non di poco conto, ovvero la vergogna. Ora che le premesse ci sono tutte partiamo con il pagellone.

Temptation Island 2026, le pagelle della seconda puntata 

La seconda puntata di Temptation Island 2026 ha regalato falò anticipati, scenate di gelosia, confessioni e momenti destinati a diventare virali sui social. Ecco le nostre pagelle, coppia per coppia.

Sabrina e Giovanni: un po’ W la mamma e un po’ vergogna – VOTO 3 

Se il buongiorno si vede dal Calippo, qui siamo già all’ultima spiaggia.

Riuscire a fare peggio della scorsa settimana era oggettivamente difficile, eppure ci sono riusciti.
C’eravamo lasciati con lui in attesa al falò dopo aver visto due leccate degne di un Calippo all’oratorio sul collo di un tentatore da parte della sua bella. Lei, che lasciatemelo dire “anche meno”, quella matura, ci tengo a ricordarlo, in 48 ore è convinta di essersi innamorata di un single e soprattutto di essere ricambiata: credici. SONO PROFUMATAMENTE PAGATI, DATTI UNA SVEGLIA.

Quando Filippo va a chiamarla per presentarsi al falò, pare Santa Maria Goretti: “Io??? E cosa ho fatto? Cioè, ma non ho fatto nulla”. Ma figurati, hai solo confessato un tradimento (il secondo, per non dimenticare) in diretta tv e giocato ad “unisci i puntini” sul collo del tuo amichetto ed usando la lingua come pennarello.

Giovanni, intanto, parla pure da solo, rigorosamente in dialetto. La produzione ad un certo punto si rifiuta persino di far scorrere i sottotitoli, dalla regia mi dicono che pure chat gpt si sia inceppata nella traduzione, ma per la vergogna non c’è traduzione che tenga, anche perchè vergogna è la parola della serata.

Ora vorrei dirvi che Giovanni ci delizia solo così, ma anche il rientro al villaggio, e le tentate spiegazioni ai compagni, meritano una menzione: nessuno capisce una H (che comunque lui avrebbe messo al posto sbagliato), e alla domanda “Mi state capendo?” i volti dei fidanzanti sono un flashback nella mia gioventù, quando la prof di diritto voleva interrogare, e finivi con la testa nella cartella pur di non farti sgamare. Va beh. A condire questo quadretto idilliaco, in sottofondo, w la mamma. Che sogno.

Alessandra e Rosario: piantino facile vs romanticone VOTO 7

Se il pianto fosse disciplina olimpica, avremmo già una medaglia.

Il disagio sale nuovamente in cattedra ed io non posso non premiarlo. Partiamo dai filmati in cui, alla scelta dei single, lui convinto di non essere microfonato, confessa di essere uscito più volte con miss “che fastidio” Giada ed obbliga Danilo a sceglierla. Lei scopre tutto questo e indovinate cosa fa? Piange E poi piange, e piange (nel frattempo un plauso a Danilo per la spina dorsale).

Ma ora io dico: pure mia madre, a casa, e con la tv rotta, aveva capito sto teatrino, e non lo aveva capito lei che “lo conosco come le mie tasche, io so chi è e bla bla bla? Io boh. Intanto i filmati vanno avanti nel capannu. Lei alterna i pianti al “che schifo”, lui si lamenta perché vorrebbe una cena romantica, perché lei non paga l’affitto, perché lavora solo lui e perché gli manca il dialogo. Ecco, questo con Miss Piantino facile non faccio fatica ad immaginarlo.

Nel frattempo si accende “radio ‘che fastidio’ Giada”, che a differenza delle altre tentatrici, penso non sia stata nemmeno pagata per fare la scema. Dall’altro lato. Alessandra, spara un paio di perle: “Io per lui mi sono annientata” e “Dopo che mi ha tradito per 5 mesi…”, ma nulla in confronto al “Mi sono stesa per terra e gli ho detto calpestami” e infatti ti ha trattato come uno zerbino. Poi chiede il falò. Alla Snai la quotazione che lui si presenti non è nemmeno in elenco, lei è convinta che lui verrà. Contaci. Guarda un po’ lui non viene con il più classico “Ancora devo capire”, ed indovinate un po’ cosa fa lei? Vi dò un aiutino: nemmeno questa opzione è quotata alla Snai. Ebbene sì, piange. Filippuccio sfodera il manuale del buon amico saggio “Devi volerti bene”, la produzione spara a tutto volume l’Ornellona Nazionale con “Ho sbagliato tante volte sai”. È tutto bellissimo.

Soraya e Cristian: miss “Gli ho dato tutto” vs Spiderman VOTO 8

Esistono persone che riescono a lamentarsi anche quando vincono alla lotteria. E poi c’è Soraya.

Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità…e zero delusioni. Una bella citazione alla Spiderman è ciò che meglio spiega quest’altra relazione idilliaca. Loro si presentano così, un po’ romanacci, un po’ tranquilloni e poi, e poi, e poi sarà come morire, per dirla “Alla Giorgia”.

Lo confermo senza mezzi termini: Soraya è il malessere. È la donna rovina delle donne, come le definisco io, quelle che rovinano la categoria. Perché io, che, precisiamo, sono per la meritocrazia a prescindere da tutto, queste tizie che scatenano (anche ingiustamente sia chiaro) il “siete tutte così”, non le sopporto. Già etichettarci è lo sport preferito della società moderna (e non), figuriamoci se gli forniamo un assist alla Modric con palla solo da spingere in porta.

Ma discorsi filosofeggianti a parte, Soraya sta chance se la sta giocando proprio male. A parte il fatto che confessa come la sua relazione sia una cosa a tre, lei, lui e Spiderman, la principessa sul pisello non fa altro che deridere il suo compagno in tutto e per tutto: “L’ho fatto assumere da mio padre, gli ho pagato l’affitto, i viaggi glieli regala mio padre”, lei, poverina, che come migliore amica ha la carta aziendale, invece si spacca la schiena in miniera. Passa il tempo ad ocheggiare con il single di turno che “la riempie di complimenti”, tipo 2, e che, guarda un po’ il caso, aveva già conosciuto in discoteca in una delle sue serate in cui, cito “Torno alle 6 del mattino, mi faccio totalmente i cazzi miei, e lui alle 6 (che io onestamente non ho capito perché debba essere sveglio ad attendere the Queen) non mi manda nemmeno un messaggio, non mi sento manco fidanzata“. E questo, non so perché, lo avevamo intuito. Ma il momento clou arriva in spiaggia: lei e il single sul lettino, uno di fronte te all’altro: “Se mi esce un capezzolo avvisami”. Ah. Per gli amici “capezzolo ribelle”.

Cristian, dal canto suo, non vacilla mai se non sul capezzolo, ma ci regala una sanità mentale a cui non eravamo abituati guardando questo programma (e non solo): “Io non le dirò mai non fare così, non vestirti così, non andare in quel posto…” e lo fa senza sbagliare nemmeno un tempo verbale. Mentre mi asciugo le lacrime per la commozione, noto in sottofondo un selvatico Michael Bublè con “Spiderman” e capisco che è tutto vero: ce n’è uno pseudo normale e la principessa sul pisello trova comunque il modo di lamentarsi. Ma a me, uno così, maiiiiiiiiiii??????????

Sara e Gabriele: l’incredibile Hulk VOTO 8.5

Avevamo chiesto un fidanzato geloso. È arrivato Hulk.

Passare da Spiderman a Hulk, è un attimo. Più che Canale 5 pare di stare su Disney Channel.

Dopo la storia dei filmini hot, ormai sono credibili come una banconota da 2 euro, ma fingendo di non averla mai letta da nessuna parte (pure il Corriere della Sera l’ha riportata, rendiamoci conto del baratro in cui sopravvive la comunicazione e la stampa italiana) è tempo di alzare i giri e scatenare il disagio, quello vero.

Lui continua ad essere simpatico come un calcio negli stinchi e passa le giornate nel capannu ma giusto perché non ha di meglio da fare. Vede filmati su filmati da cui, in realtà, io ricavo solo il vuoto cosmico, mentre al signor follia dà fastidio che la sua fidanzata respiri. È vero, c’è un single che le ronza intorno, ed infatti il putiferio nasce proprio da lì. Quanto è vero che mi chiamo Gabriele, il falò di confronto non lo chiederò mai: sa tanto di “Da lunedì dieta, giuro che non gli scrivo più e quest’anno ai saldi zero follie che sono povera”. Ed infatti, come si conclude la puntata? Esatto, con lui che chiede il falò di confronto. Ma il disagio vero, sta nel mezzo.

In uno dei capannu lui non capisce una parola e chiede alla produzione di rimandare indietro il video per orecchiare la frase incriminata. A parte che adesso pure regista, dice ai suoi compagni “zitti zitti” (con tanto di manina “abbassa volume”). La scena a casa di mia madre è la stessa: prima mi fa mille domande, poi inizia uno dei suoi programmi tipo Caterina Balivo o Verissimo e guai se mi azzardo a rispondere. La cosa bella è che in realtà non c’è nessuna frase incriminata. Poi, però, ci sono un paio di mani incriminate, con massaggino tattico ed olio solare spalmato con la stessa cura con cui io spalmo la Nutella sul pane nei giorni di pre-mestruo. Gabriele “giuro non chiederò mai il falò” inizia a ribollire.

Parte con “Hai mandato la candidatura a 65 anni perché una così figa non l’hai mai vista in vita tua”, salvo poi passare a “Nooo, il bagno di notte no, brutta ingrata lo abbiamo fatto insieme in Giamaica” (Onlyfans paga bene). E da lì, ragazzi, anche il record del mondo di Usain Bolt inizia a tremare. Via, si parte all’attacco. Scarta con un dribbling secco un paio di cameraman, Giovanni “ho fatto 25 anni di calcio” prova il salvataggio disperato, ma dopo 25 metri esatti cade con la faccia nella sabbia. Probabilmente era panchinaro sinistro; la follia è sempre più vibrante, un altro cameraman ne fa le spese con manata da cartellino rosso, intanto Forrest Gump spinge sull’acceleratore, è una furia. Mentre io in sottofondo mi aspetto un “Pronto a correre” di Mengoni, la produzione opta per un classicone come “My Way”, lui impazzisce definitivamente “Hulk, vieni qua Hulk”, in stile Rocky Balboa vs Drago, “Cos’è, a 65 anni non l’hai mai vista una figa così? Huuuulk”. Ecco, vi starete chiedendo, c’è un limite al peggio? NO. Perchè mentre su tutte le facce delle ragazze aleggia il terrore della serie “Oddio, fa’ che non sia il mio fidanzato” ci pensa Sara al dritto vincente “Ma chi è, Diamante?”. Game, set, match.

Non dimentichiamoci, però, dell’avvocato delle cause perse Soraya, che si affaccia in spiaggia con un “Non stai facendo del bene a Sara”: ascolta, capezzolo ribelle, non aggiungere disagio al disagio che già è ingestibile così.

Nel frattempo si placano gli animi. Gabriele partito come Rocky, rientra a casa in stile zio Pauly e lancia un “Volevo solo dirgli questo”. Ma questo cosa? Che ha 65 anni? Bah. Di squalifiche non se ne parla perchè “Non ha visto Sara da vicino”, deve avere un Donald Trump come amico che chiama la Maria Nazionale e fa azzerare qualunque cartellino rosso.

Ma in tutto ciò, sapete cosa succede? “Porgo le mie scuse a tutti, non sono io (certo, come no), e…chiedo il falò di confronto”. Ma come? Giurin, giuretto, chi chiede il falò è un inetto. E infatti, taaaac.

Ed è così che si chiude quest’opera d’arte. Lui sul tronchetto della felicità, Filippo che, sempre dal manuale del buon presentatore, taglia corto e se ne esce con un “Va beh, vado a chiamare Sara”, ed io che per una volta spero che torni con un “Finisce il bagno di notte con Hulk, e scende”.

Bernadette e Diamante, Iris e Andrea, Francesca e Danilo: arredamento vs soprammobili VOTO NP (non pervenuti).

Al momento sembrano gli spettatori non paganti di Temptation Island 2026.

foto Witty tv

È estate da appena 4 giorni, ma non sarebbe vera estate se non ci fosse Temptation Island 2026. Ebbene sì, ci risiamo.

Il copione è sempre lo stesso: 7 coppie di disagiat, cioè, di fidanzati, FI-DAN-ZA-TI, tornano in prima serata, in un resort calabrese da 8 mila stelle (alla faccia mia e delle vacanze che farò sul balcone di casa. ps. non ho il balcone pps. si ringrazia la mia commercialista) per confessare al mondo storie di doppie punte, tette rifatte, lui che non butta la spazzatura, quell’altro che cancella i messaggi, il mammone e “giuro su tribuna Posillipo che non la conosco nemmeno”. Insomma i soliti imperdonabili, e mai sentiti, drammi di una normale coppia fidanzata.

La puntata si apre con i soliti paesaggi mozzafiato, mare cristallino, Rihanna in sottofondo, e quel belloccio di Filippo Bisciglia che non ha messo un kg dalla prima edizione ad oggi, ha quattro capelli bianchi per darsi un tono, le stesse frasi di sempre e lo stesso sguardo mixato tra lo sbigottito e il “chi cazzo me lo ha fatto fare”. Poi, però, si passa alle coppie.

Temptation Island 2026, le pagelle della prima puntata

Non è stato facile, ma non potevo risparmiarmi: diamo subito i numeri e rompiamo il ghiaccio.

Sara e Gabriele: elogio alla follia – VOTO 2

Ve lo dico, l’ossessivo compulsivo è un copione che si ripresenta ogni anno, ingrediente portante del cocktail dei disagiati, e storia incredula ma vera che più vera non si può. Lei non capisce perchè stia con lui e non in giro a godersi le sue tette rifatte, lui è un folle che cita la follia, che elogia la follia, che si alimenta di follia. “La dovevo tenere nella bolla perché lei è mia, è mia, è la mia saretta, è mia”. Sei anni così. Le regala la qualunque, ma non si capisce con quali soldi (o forse dopo il filmini hot circolati in rete, adesso sì) perché non lavora, ma non azzardatevi a pensare che glieli diano i genitori perchè è follia. Lui impazzisce al primo ballo, e passa le giornate sclerando con i suoi compagni di villaggio che non trovano nemmeno le forze per ribattere, Sara non vede l’ora di tirare fuori l’estetista che c’è in lei, sulle schiene piene di crema solare da spalmare, riscoprendosi anche parrucchiera e nelle prossime puntate chissà, magari gelataia e pescivendola. Alla frase “Sono cambiato (in cosa?) dalla penultima volta che ci siamo lasciati”, lasciano intendere che abbiano un pallottoliere a casa per tenere conto dei tira e molla.

Sabrina e Giovanni: quella matura e il mammone – VOTO 4

Si presentano a Temptation Island 2026 con un tipico accento di Bolzano nord, i sottotitoli partono in ritardo forse perchè nemmeno la regia era pronta. Lei ha avuto una distrazione in passato, non so perché ma temo sarà molto distratta in questo villaggio. Lui fa il briosciaro dopo aver cambiato 8 mila lavori, mandando anche una foto di se stessa al suo capo, dormiente sul camion. Io boh. È leggermente mammone tant’è che la valigia per Temptation gliel’ha preparata la madre, ma non capisce cosa ci sia di male. Ha 31 anni. A lei, di lui dà fastidio tutto, e ancora una volta scatta il “Ma che cazzo ci stai insieme a fare?”. Lei, del 2002 (quando lo ha detto ho avuto un mancamento), è quella matura. Perchè lavora, perché sa cosa vuole nella vita, perchè fa da mamma a uno che appiccica il chewing-gum sul comodino (per poi rimangiarselo tra l’altro) e soprattutto perché dopo tipo 12 minuti dall’ingresso nel villaggio ha, nell’ordine: confessato in diretta nazionale di aver tradito; umiliato il povero Giovannino anche a letto “Lui è troppo teatrale, io mi annoio e fingo”, collezionato ormoni impazziti alla vista di qualsiasi cosa di sesso maschile che passasse dalla sue parti. Ho il dubbio possa distrarsi anche con un paio di cameraman ed il venditore di braccialetti sulla spiaggia, se ci fosse. Ah dimenticavo: ha leccato, non una, ma due volte, il collo di un tentatore palesemente e profumatamente pagato per farle dei complimenti. Qualcuno glielo ricordi, a quella matura della cucciolata..

Soraya e Cristian: sagra der carciofo – VOTO 6.5

A parte il fatto che stanno insieme da un anno e otto mesi e hanno raccontato vicissitudini che io manco in due vite e mezzo, (di sto passo manco in 15 vite a giudicare dalla mia intensa e roboante vita sentimentale), ma così, a pelle, sembrano quasi i portatori sani del disagio. Sono ancora tutti da scoprire. Lei al momento ha solo dispensato consigli saggi alle altre ragazze “meriti di meglio” dopo averle conosciute per ben 2 minuti, lui ad un certo punto in un pinnettu in cui tutti si facevano gli affaracci loro tranne Giovanni, sentendo la sua compagna dare un consiglio a Sabrina, si alza di scatto e dice “Questa 4 volte ha aperto bocca e 4 cagate ha detto”. E si risiede. Nessuno ha fiatato. Ma io mi aspetto grandi cose dallo Spiderman della sagra del carciofo. Stupiscimi.

Bernadette e Diamante i nuovi Gabriela con una L e Giuseppe – VOTO 6

Sì sono scelti per i nomi. Questo è d’obbligo dai. Stanno insieme da 16 anni, lei vorrebbe sposarsi, lui è un ex calciatore. Ho già detto abbastanza. Avanti i prossimi.  

Iris e Andrea VOTO SV

Stanno insieme da 3 anni e volano a Temptation Island 2026 perchè lei nell’arco di questi tre anni, così a naso direi dall’inizio alla fine, ha trovato chat varie e foto varie sul telefono del suo compagno. Chiaramente il problema è lei che gli controlla il telefono. Io vorrei solo farvi uno screen dello sguardo di Andrea alla vista delle tentatrici. Soprassediamo.

Alessandra e Rosario: piantino facile e mister furbizia – VOTO 7.5

Voto alto e ancora non hanno fatto niente. Quasi niente. A lui piace lei tanto quanto a me piace il lunedì mattina. Mentre lei straparla appena sbarcati sull’isola, lui si guarda in giro a caccia di…a caccia punto. Lui ha avuto due storie parallele tra Milano e Napoli (come al solito gli altri due nello stesso momento, io nemmeno un quarto per sbaglio) e, colpo di scena, tra le tentatrici c’è Giada, ex migliore amica di lei, ma probabilmente ex di qualcosa pure di lui. Più che Temptation Island pare Beautiful. Però lui è furbo, molto furbo. Praticamente che fa? Si sceglie un’altra totalmente a caso e porta il suo socio in affari Danilo a scegliere sta Giada, Taaac. Lei, biondona milanese con la voce sopportabile sempre come il lunedì mattina, che se parlasse, parlerebbe così, non fa manco in tempo a dare le spalle alle girls che sta già avvinghiata al suo Ken e al grido di “A saperlo, mi sarei preparata psicologicamente” scatena subito il piantino dell’ex migliore amica che appunto piange, piange e piange. Ma ci dà un po’ poche info sulla dinamica. Si attendono sviluppi.

Francesca e Danilo: qui si calo l’asso. VOTO 9

Qui ho uno scoop che ancora fatico a crederci persino io. Lui arriva e ride. Lei lo insulta, lui ride. Lei gli chiede info sulle chat intime con altre ragazze, lui dà la colpa all’intelligenza artificiale, e ride. Lei gli chiede come si dice bagno in inglese, lui risponde toilette, bypassando il fatto che toilette sia francese, e ride. Lui sceglie Giada tra le tentatrici su palese suggerimento, e ride. Io che cazzo si ride non lo so ma adesso vi faccio ridere io.

Sto guardando la trasmissione quando mi arriva un messaggio da un mio amico: “Non so se ridere o piangere (direi ridere per restare in tema), ma quel Danilo lì è mio cugino. Di secondo grado, ma è mio cugino“. Coooooooooooosssssssssaaaaaaaaaaaaaaaaaa? Dopo anni e anni di frequentazione assidua del mercoledì estivo di Canale 5, finalmente ho nella mia cerchia di conoscenze, un buonuomo che mi dice che tutto sto disagio si può realmente toccare con mano? Non che non lo sapessi, e soprattutto non che non lo abbia mai toccato con mano…pfffff la mia collezione di casi umani, ma questo è un sogno che diventa realtà. Suo cugino. E non il cugino quello che “lo dico a mio cugggino, lo faccio fare a mio cugggino”, suo cugino vero. Abbiamo appena dato un senso alla mia estate.

Temptation Island 2026: anche quest’anno l’autostima ringrazia

Saluti e baci, e alla prossima puntata. Sono certa che anche quest’anno la mia autostima subirà un’impennata incoraggiante ed un paio di pacche sulla spalla. Colgo l’occasione per fare una richiesta a Filippuccio e al suo team: alla fine di questa sessione di psicoterapia, mi date almeno l’attestato? O una fidelity card del tipo: “sconto sul prossimo caso umano 10%”, così, sulla fiducia, perchè prevenire è meglio che curare”. Attendo con fiducia.

ps. la sigla di Vacanza di Natale 1995 con Cristiana Capotondi innamorata di Luke Perry, è un oltraggio alla memoria collettiva della mia infanzia e alle mie pluricitazioni con le mie amiche. Pretendo i diritti. Sappiatelo.

foto Witty tv

Ok, mi sono innamorata. Proprio io che tutto ho, tranne l’innamoramento facile. Lui è alto, moro occhi scuri, fisico atletico, sportivo nell’anima, un sorriso che ti squarcia in due, strafottente quanto basta. Esattamente il mio uomo ideale. E poi sa ascoltare, ha un passato turbolento e una mente aperta, è un complice perfetto, ed un sostenitore incallito dei successi altrui, un Dio del sesso, un miscuglio di fragilità emotive che lasciano trapelare dolcezza infinita dagli spiragli di pezzi rotti, ma riassemblati a colpi di “migliorerò, posso farcela, credi in me e dammi un’altra possibilità”.

Questa settimana ci siamo visti tutte le sere fino a tardi. Oddio, non è proprio esatto, sono io che ho visto lui. Da lunedì ad oggi, tutte le sere. Fino a tardi. Talvolta persino in loop. Abbiamo tante cose in comune, tra l’altro, ma soprattutto una: siamo entrambe capitani della nostra squadra. Io chiaramente gioco a calcio al Csi, lui ad hockey. Ah quanto mi piace l’hockey, sempre detto io che è uno sport favoloso. La sua squadra? Briar University. Qualcuno la conosce? Vi dice qualcosa?

Ebbene sì, lo confesso, mi sono innamorata di Garrett Graham, dal primo addominale scolpit…cioè, volevo dire, dal primo sguardo. E chi è Garrett Graham lo sapete tutti, perchè tutti, ma proprio tutti, stanno guardando Off Campus. E guardatelo pure, tranquilli, non sono gelosa. Guardatelo ma non azzardatevi a fare mezzo pensiero sconcio, sul pettorale alla Berrettini o sulla sua mazza da hockey. È mio. Mio. È MIOOOOOOOOO. Pronome possessivo. Sì, possesso. Per buona pace di tutte le psicologhe del mondo e di quel “l’amore non è possesso”. Lui è mio e non si discute.

Off Campus è la serie tv di Amazon Prime diventata in pochissime settimane un fenomeno mondiale assoluto. Boom. Mi ha steso. È tutto quello che ci voleva e tutto quello che cerco nelle serie tv, forse per questo non ne guardo molte, perché fatico a trovare leggerezza e autenticità insieme, con un filo quasi impercettibili di “drama”, e non necessariamente situazioni improbabili e rapporti tossici.

Off Campus ha vinto tutto, ha fatto centro. Finalmente una serie tv che ondeggia tra il vintage dei college americani stile anni 2000, e la sensibilità di giovani ragazzi sfacciatamente normali alle prese con amori quotidiani, insicurezze croniche e voglia di spaccare il mondo e godersi la vita. Ognuno con un passato a cui aggrapparsi, da dimenticare o da vivere, affrontandolo. Ognuno con una spaventosa normalità in cui immedesimarsi, e ritrovarsi, a prescindere che tu abbia 15, 30 o 41 anni. Quelle storie ci appartengono anche se non le abbiamo vissute sulla nostra pelle. Ci permettono di ricordare il nostro di passato, di confrontarle con il presente in cui siamo immersi. avvolti, assuefatti persino, appuntando sulle nostre agende che la conformità e la capacità di esprimersi, talvolta esporsi, non sono finite in disuso, Non sono passate di moda. Sono un mood che ci perseguita, e che ci rende dannatamente umani. Sbagliando i tempi, ricevendo due di picche e porte in faccia, raramente venendo ricambiati come vorremmo, ma offrendoci comunque un posto d’onore sulle montagne russe della vita.

Off Campus sono gli otto episodi di questa prima stagione (grazie a Dio ce ne sarà una seconda) che ho vissuto con un sussulto al cuore continuo ed il cuscino stretto sullo stomaco, per attutire i colpi o dare appoggio alle farfalle. Ho adorato tutto: l’alchimia devastante tra i protagonisti, motore traino della serie, la trama, la delicatezza nell’affrontare questioni complicate senza l’esasperazione di volerle rendere ossessione, piuttosto contestualizzandole in un’epoca moderna che le supervisiona da vicino e le maneggia ma senza guanti.

E poi c’è l’amore. Quello adolescenziale, per certi versi, che non si intreccia con la tossicità ed il possesso, ma che si basa su relazioni sincere, autentiche, caotiche al punto giusto, ma anche fragili, lasciando emergere le emozioni in tutte le loro sfaccettature.

Off Campus è una botta di vita, una corsa al telecomando nel post cena, un continuo chiedersi “A me quando?” (capiterà un figo così, s’intende. Che mi sono innamorata di Garrett Graham l’ho già detto?). Tra l’altro, beata ignoranza, questa serie è tratta dai romanzi bestseller “Off Campus” di Elle Kennedy. Ho una vaga idea di come passerò la mia estate. Prima leggendo i romanzi, poi scrivendo ad Elle Kennedy per ringraziarla, infine stalkerizzando Garrett Graham (alias Belmont Cameli) nella speranza che boh, passi, le vacanze in Italia, e possa così rapirlo per dimostrargli che anche io so essere una tutor perfetta.

E niente, alla fine Off Campus ha fatto quello che fanno le storie scritte bene: ti intrattiene, ti consola e ti lascia addosso quella nostalgia strana per qualcosa che forse non hai mai vissuto davvero.

Per il resto che dire, no spoiler ma...”La Anna che io amo, è quella ragazza, è questa ragazza, e tutte quelle che ci sono nel mezzo, perché non sei solo una cosa, tu sei tutto, tu sei tutte loro…e le parole, verranno quando verranno“.

Ho passato così tanto chiusa nella mia testa, il dolore, le lacrime, i segreti che ho tenuto, sentivo che un giorno sarebbero stati la mia fine, e all’improvviso tutto ha un senso, ho dovuto fidarmi per tornare a sentire, ho dovuto lasciarti entrare per vedere finalmente…sono la ragazza che sono, grazie a ciò che ho passato, sono la ragazza che sono in parte grazie a te, sono la ragazza che sono grazie alla ragazza che sono stata“.

Ps. Garrett Graham I love you!

foto yahoo.it

Tu sei troppo.
Troppo intraprendente.
Troppo vecchia.
Troppo scarsa.
Troppo scollata.
Troppo libertina.
Troppo preparata.
Troppo sensibile.
Troppo curiosa.
Troppo empatica.
Troppo ambiziosa.

Tu pensi troppo. Dici troppo, fai troppo. Mangi troppe schifezze, dormi troppo poco. Lavori troppo e pretendi troppo. C’è sempre un troppo di troppo.

Qualche tempo fa parlavo con un’amica di un’amica che lavora nel mondo delle risorse umane e mi raccontava come noi donne, molto spesso, tendiamo a sminuirci anche ai colloqui di lavoro, scrivendo curriculum striminziti e tralasciando parecchi dettagli sulle nostre esperienze e sulla nostre capacità. Ci sentiamo sempre troppo per qualcuno anche in ambienti in cui valorizzarsi è la chiave per aprire porte su cui spalancare la nostra vita. Mi ha dato molto su cui riflettere.

Mi sono resa conto delle volte in cui ho taciuto proprio per non sembrare troppo. In ambito lavorativo in primis, perchè fare tante cose, avere diverse passioni, mettere in fila numerose esperienze condotte dalla fame del sapere, del voler crescere, dell’ambizione continua, è un altro troppo, di troppo. Perché “Tutte queste cose non le farai mai bene”, “devi focalizzarti su una roba per volta”, “non esagerare o finirai per perdere pezzi”. Ma non solo nel lavoro. In amicizia o comunque nei legami, per paura di essere allontanata e non compresa, ma anche sul lato sentimentale, come se “amare troppo” fosse una condanna e non un sentimento da esprimere con orgoglio ed imbarazzo buono.

Il troppo infastidisce, s’insinua tra i legami delle persone, e anzichè unirle tende inspiegabilmente ad allontanarle. Ma perchè? Perchè tante cose, mille sfaccettature, diventano fastidiosamente troppe e quindi eccessive? Che fanno, si appoggiano al bordo del vaso e sgorgano giù? Lasciando i fiori senz’acqua ed il tavolo bagnato?

Io non me lo spiego questo troppo che è troppo solo agli occhi degli altri, agli occhi di chi non ha la pazienza di capire che proprio questo troppo mi fa sentire piena, ed intensa. È una richiesta sottile, ma fastidiosa, e anche ingiusta: essere meno emotive, meno se stesse per dimostrarsi più maneggevoli agli occhi altrui. No. No e poi no. Non è un eccesso, un qualcosa di addomesticabile solo in una certa misura, è verità. Purezza di un animo giusto e riconoscibile, qualità da custodire.

In un’epoca in cui viene premiata la regolazione, lo stare dentro i margini, la misura socialmente accettabile, io mando a farsi fottere la teoria del “tu sei troppo“. E me ne frego. E tutto questo non significa travolgere gli altri o sovraccaricarli di una responsabilità che non gli appartiene, significa trovare un equilibrio anche sopra le righe che non faccia paura e che possa essere osservato senza pregiudizi.

La verità è che la teoria del “tu sei troppo” è la scusa più comoda per chi non saprà reggere il confronto e scapperà a gambe levate di fronte ad un’intensità che sa solo di libertà. Il nostro troppo è un valore aggiunto che non dobbiamo giustificare, o negoziare o modellare, ma solo rendere più consapevole. Non ci sono motivi validi per ridurci, così come non ci sono motivi validi per impoverire i mondi che abbiamo dentro. Bisogna innaffiarli e vederli fiorire per dare colore e forma ad un’anima perfetta così com’è.

E allora oggi, con 41 candeline sulla torta e appena un anno di secondo tempo sulle spalle, scelgo di non chiedere più scusa per il mio troppo.
Troppo viva, troppo emotiva, troppo affamata di sogni, di storie, di persone, di vita.
Perché forse il problema non è mai stato chi sente troppo.
Forse il problema è un mondo chi si è messo le mani sugli occhi, sulle orecchie e sul cuore, e che ormai sente sempre meno.

Mancano ormai poche ore a Bosnia – Italia, ed io vorrei raccontarvi la mia ultima notte. No, nessuna notte di passione, figurati. Eh no, nemmeno una notte di bagordi, a ubriacarmi chissà dove e con chissà chi. Sono andata a letto, tardi come al solito, ed ho pensato ad un uomo.

In realtà mi sono sentita molto come uno di quei meme in cui lei si ritrova sotto le coperte con la mente parlante, secondo la quale il suo lui, dall’altro capo del letto, stia fantasticando sulla segretaria dell’ufficio di anni 23, quarta abbondante di reggiseno e senza un filo di buccia d’arancia, nemmeno nelle arance stesse appoggiate sopra il frigo. Ma visto e considerato che dall’altro capo del letto non c’era nessun “lui” con la mente impegnata in quella ragazzina, e nemmeno nella formazione del Fantacalcio (come tutti i buoni meme ci insegnano), nessun lui manco in versione poster da Cioè, zero assoluto proprio, mi sono lasciata andare. Oltre. Più o meno. Perché io, che sono single da quando Titanic naufragò in tutte le sale cinematografiche italiane, come minimo me li sarei pure meritati i pensieri sconci a tutti i fustaccioni che dall’asilo in poi non mi hanno mai degnata di uno sguardo, o quanto meno ai bellocci della palestra che lasciano i neuroni in spogliatoio per far esplodere, sotto improbabili canotte di dubbio gusto, bicipiti, tricipiti, quadricipiti e millecipiti. E invece la verità è che non vado in palestra. E questi discorsi finiscono nel bidone dell’umido del mio vicino di casa (il mio si è rotto. Di bidone, intendo, non di vicino… purtroppo).

Quindi, mentre nessun figo da paura è piombato nei miei pensieri nell’ultima notte, e mentre Stefano “Bello Culo” De Martino (copyright la mia amica Dona) anche ieri ha continuato ad aprire tutti i pacchi in tv, tranne il suo, io ho pensato all’altro uomo del momento. Moro, muscoloso… no, muscolo no. Alto… no, nemmeno troppo. Viso angelico… niente, manco quello. Però simpatico. Come tutti gli amici degli amici che mi hanno presentato negli ultimi 40 anni di vita. Simpatico e, azzardo, anche verace. Sì, proprio lui, Gennaro Gattuso. San Gennaro, per circa 60 milioni di italiani, uno più o uno meno.

E mi sono chiesta quante tisane senza effetto avesse consumato nell’ora precedente la fase rem, quante pecorelle avesse contato, quanti centimetri di soffitto bianco avesse analizzato, manco fosse Renzo Piano. Non sono mai arrivata a una conclusione. Ma sono certa che in quel momento i suoi occhi fossero sbarrati tanto quanto i miei. Lo confesso, senza atti impuri, avrei voluto abbracciarlo, e magari cantargli anche la ninna nanna, ma so che nessuno lo avrebbe distolto da un unico pensiero: “Mi gioco tutto”. E adesso gli vogliamo pure dare torto? Vogliamo fare gli ipocriti? Sì, Gennarino del mio cuore, ti giochi tutto.

Ma una roba te la voglio dire: qualunque cosa accadrà, ci sarà una fetta di tifo, forse minoritaria ma tendenzialmente intelligente, che la verità la conosce. Che il male di questo calcio lo ha toccato, respirato, vissuto, maledetto, sempre da vicino. Una fetta che saprà andare a fondo, una fetta che piangerà lacrime amare ma oneste, e che in te non ha voluto solo riporre responsabilità, bensì speranza. In te e in nessun altro che non sia tu.

Perché di te si fida. Perché tu sei uomo vero, ct della nazionale e tifoso. Padre di famiglia e campione del mondo. Scaricatore di pesce nella tua Gallarate e fratello fragile per quel tremendo dolore. Tu sei l’uomo della gente e la gente ha scelto te, voluto te, si è ispirata a te, agli ultimi che diventano primi, e ha pregato con te. Non solo oggi, non solo negli anni della tua carriera, ma sempre. Soprattutto in questa notte, in cui sei alle prese con un soffitto insipido, un vento leggero a cui chiedi carezze ed un cielo a cui affidare i sogni. Quel popolo ti tiene per mano. Non sei solo, Rino. Non sei solo, mister.

Siamo con te. Insieme. Ed insieme ce la faremo.

Foto FIGC

Era il 3 giugno 2017 e realizzavo un sogno: scrivere della finale di Champions League Juve – Real Madrid direttamente da Piazza San Carlo, a Torino, nel bel mezzo di una platea di 40 mila tifosi, pronti a tutto pur di godersi una grande serata. Io più quarantamila bianconeri, bellissimo già così a prescindere. Ricordo ancora l’euforia quando lessi la mail di accettazione del mio accredito stampa, ci sarebbe stata una zona riservata a noi giornalisti. E poi ricordo ancora i messaggi sprizzanti di gioia ad una mia collega, compagna di avventure, che quel giorno, fra l’altro, compiva gli anni.

Zaino in spalla e via, quello sarebbe stato il mio giorno, il nostro giorno, a tutti i costi e non me lo sarei fatta togliere da nessuno. Arrivare con largo anticipo mi fece vivere con intensità ogni istante di quell’attesa. Comprai una maglietta da un venditore ambulante e la indossai insieme ad uno strato di adrenalina che mi calzava persino meglio della t-shirt. E intanto la piazza si riempiva, si riempiva, e per ogni persona che si aggregava a quel gruppo pensavo: “Che meraviglia, siamo tantissimi”.

Poi c’erano i venditori ambulanti, “Birra e acqua fresca”, strillavano. In fondo era giugno, l’afa si faceva sentire in un contrasto perfetto con il cielo uggioso di quella sera. Per noi giornalisti il posto “riservato” altro non era che l’area della piazza antistante la platea, delimitata da delle transenne ed un nastro rosso. Ed insieme a noi fecero “accomodare” i disabili, giusto per garantire loro una visuale del maxi schermo. Al fischio d’inizio salimmo tutti sulla stessa barca, uniti più di quanto l’appiccicaticcio di quella sera praticamente estiva non raccontava. E poi iniziammo a sperare. Mandzukic risponde a Ronaldo, un buon primo tempo e via con i commenti di rito, tra “fratelli e sorelle” bianconeri. “Io fossi Allegri cambierei”, “Dobbiamo alzare il baricentro”, “Dybala patisce l’emozione della finale”, e così via. Insomma le classiche chiacchiere da bar.

Ma quanto avrei voluto raccontare il resto dell’impresa che non fu un’impresa, il resto di quei 90 minuti seppur tristi, denigratori, frustranti. Il solito film già visto, arriviamo lì e poi vincono gli altri. Avrei voluto fare i conti con gli sfottò che fanno parte del gioco e con i malumori di una piazza che capivo e avrei voluto stringere a me, ma anche farmi coccolare un po’.

Ed invece i miei racconti si spezzarono in gola. La mia bocca conobbe l’affanno, gli occhi rimasero increduli e spenti per giorni e quel rumore, quel maledetto rumore che tanto somigliava ad una mitragliatrice in tempi di Isis & co, si ingarbugliò alle mie orecchie e ricomparve per mesi, anche solo quando un camion mi passava accanto sulla strada. Me lo ricordo come fosse ora il mio sguardo perso sulla platea, fui distratta per un attimo dal silenzio di 40 mila persone che a lungo avevano sognato di condividere l’estasi di un grande successo, e che invece si trovarono aggrappate l’un l’altra per salvarsi la vita.

Afferrai lo zaino ed il braccio della mia collega, la trascinai via da lì e scappammo, lontano, veloci, perdendoci per un attimo di vista e ritrovandoci subito, rifugiandoci nel bagno di un bar insieme ad altri ragazzi che, come noi, avevano il terrore negli occhi e non osavano quasi respirare. “Arrivano, scappate, stanno sparando”. D’improvviso m’accorsi del buio e sentii gelo nelle ossa, ma anche un grande attaccamento alla vita. Non penso di essere mai stata così forte come quel giorno.

Mi scontrai con uno scenario apocalittico, un quadro dai colori grigi ed i contorni poco definiti. Gente ferita ovunque, persone a terra, voci ovattate e pianti a dirotto, mentre la dignità di quei 40 mila veniva persino sbeffeggiata di fronte al saccheggio senza scrupoli di chi, nemmeno di fronte alla pietà, aveva a che a fare con qualcosa che somigli ad un cuore.

Tornammo a casa senza un graffio. Passai la notte a guardare il soffitto. L’abbraccio con mamma e papà del mattino dopo fu la sola cosa che mi diede un po’ di conforto perché poi, mentre il cellulare impazziva ed i social erano già in un’epoca avanzata, rivedere quelle immagini in tv fu un ancor più devastante. È lì che capii realmente cosa fosse successo.

Il resto purtroppo è storia. 1600 feriti, 2 morti, e delle indagini che andarono avanti a lungo prima di mettere nero su bianco le condanne. Ma le cicatrici? Quelle che non si vedono e fanno più male? Quelle come le giustifichi a te stessa, come le curi, chi ci soffia sopra e le allevia un po’? Ho letto racconti di persone che sono rimaste in terapia per anni, altri che non sono più riusciti a stare in gruppo, altri ancora, abitanti di Torino, che hanno evitato di passare in quella piazza per un tempo indefinito.

Io ho fatto i conti con messaggi del tipo “Chi te lo ha detto di andare fino a là per una stupida partita”, i più simpaticoni “Pensavi forse di vedere la Juve vincere la Champions”, ma anche “Bastava restare a casa e non sarebbe successo”. Nessuno ha capito, nessuno ha immaginato la portata di quel dolore, nessuno ha provato un briciolo di empatia.

Tutto questo mega discorso si ricollega perfettamente alla tragedia di Crans Montana. Purtroppo, aggiungerei. Non giudicate. Non siate superficiali. Non dite “Io avrei fatto così”, “Bastava stare attenti”, “Eh ma gli smartphone”, “I genitori dov’erano”. I miei erano a casa, davanti alla tv, e avevano lasciato che la propria figlia cullasse un sogno. Ed io avevo 32 anni all’epoca, non 16, e nemmeno una birra in corpo, sapevo già scindere l’uso dall’abuso, eppure…fu tutto così difficile. Dio benedica il mio istinto, certo, ma certe cose puoi (forse) spiegarle solo quando le vivi sulla tua pelle. Ed io non augurerei nemmeno al mio peggior nemico di vivere qualcosa del genere.

Ho letto un sacco di commenti senza senso in questi giorni, spavaldi, saccenti, arroganti all’inverosimile, e che non conoscono l’empatia. Ci sono vite spezzate, speranze disilluse, giovanissimi sopravvissuti per miracolo, altri in un letto d’ospedale a fare i conti con un corpo bruciato per metà. Non prendetevela con quei genitori che forse non saranno perfetti ma stanno facendo del loro meglio, e nemmeno con chi aveva bevuto un bicchiere di troppo. È un po’ come “l’hanno stuprata”, “Eh ma aveva la minigonna, se l’è cercata”. Non funziona così.

E non dimenticatevi nemmeno di quando 16 anni li avevate voi, che almeno una volta sarete andati in 2 in motorino, o senza casco, e che frequentavate discoteche affollate per cui non vi siete mai chiesti “Saremo mica troppi qui dentro”. E non c’era nemmeno il divieto di fumo. Te pensa. Qui c’è una responsabilità enorme che ricade in toto sul Dio denaro, su chi non si è premurato di garantire la sicurezza a dei 16enni che volevano solo divertirsi a Capodanno, ed hanno offerto loro un posto fatto di materiale discutibile, vie di fuga inesistenti, pur di un tavolo aggiuntivo ed una bottiglia di Champagne in più da battere in cassa.

Io mi auguro che le indagini facciano il loro corso e che chi debba pagare, paghi. Severamente. Perché le disgrazie sono altre, le tragedie annunciate hanno un senso diverso e più profondo. Crans-Montana come Corinaldo, per non dimenticare.

E tornando al mio sogno e a quella Piazza, al rientro da Torino, quando la paura aveva iniziato a depositarsi addosso, scrissi quell’articolo fino in fondo. La chiosa diceva più o meno così:
“Non lasciatevi vincere dalla paura e dall’odio, lasciatevi vincere dall’amore.”

Nove anni dopo non è cambiato nulla.
Nemmeno il finale di questo mio modo di pensare e di credere.
Soprattutto il finale.

Foto L’Eco della Città

Io questo recap 2025 non volevo scriverlo, non sono nel mood giusto per guardarmi alle spalle e capire cosa ha funzionato e cosa no, cosa mi è piaciuto e cosa meno, non sono nel mood per guardare negli occhi ciò che mi ha ferito aggrappandomi al coraggio di lasciar andare, far scorrere…ma ho deciso di fare uno sforzo perché mettere ordine, nel caos, mi aiuta a prendere coscienza. E a respirare. Un po’ come quando non hai nessuna voglia di andare a correre, trovi tutte le scuse possibili, poi finalmente ti convinci e vai, nel bel mezzo dello sforzo ti maledici, ma poi torni a casa e pensi “Meno male che sono andata”.

Così ho preso il telefono e ho scrollato un po’, più che i feed social degli altri, il mio album delle foto in rigoroso ordine cronologico, rendendomi conto, scatto dopo scatto, di quante volte le cose belle ed i momenti sinceri finiscano in un angolo a riempirsi di polvere, a discapito della tristezza e delle giornate di merda, dei periodi complicati e delle cose malriuscite, nell’eterna lotta del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Ecco, perché si dà sempre più importanza a quest’ultimo? Perché non si è mai abbastanza grati per la bellezza e si sprecano imprecazioni di qualunque tipo per ciò che si è rotto e per quello che manca?

E lo chiedo a me stessa più che altro, che su questo sono un pessimo esempio. Sempre a caccia di quello che non è qui, mai contenta di ciò che sono, perfetta sconosciuta, talvolta, delle mie stesse emozioni, con gli occhi fissi sull’altrove perdendo di vista quel presente che se solo lo osservassi con attenzione saprebbe coccolarmi abbastanza da tenere insieme i pezzi, saprebbe dare luce a sorrisi nascosti al sapore di “brava” con tanto di pacca sulla spalla.

Ma torniamo al telefono, all’album delle foto, da gennaio in avanti, altrimenti sto recap 2025 si trasforma nell’ennesimo flusso di coscienza senza capo né coda. Cosa ho fatto quest’anno?

Sono tornata a Bologna.

Ho fatto progetti.

Ho guardato Sanremo.

Ho visto il mio libro nei consigli di Federico Buffa, a Sky.

Ho giocato a calcio.

Ho salvato una vita. Sì, io. Che avevo fatto il corso BLSD da poche settimane. Ho fatto il messaggio cardiaco ad un signore nel bel mezzo di una passeggiata di un sabato pomeriggio di febbraio. E lo so che poi, il signore con il marsupio, poche settimane fa non ce l’ha fatta. Ma gli ho dato una speranza e ne vado estremamente orgogliosa. Rifarei un milione di volte ciò che ho fatto.

Ho partecipato ad una serie di compleanni da cifra tonda.

Ho sorriso.

Ho fatto un tour in Sicilia conoscendo ragazze meravigliose.

Ho fatto qualche follia.

Ho mangiato schifezze.

Ho trovato il bandolo della matassa.

Ho fatto Gag.

Ho sognato in grande.

Ho pianto.

Ho raggiunto la miglior versione di me stessa, a 40 anni.

Ho festeggiato in lungo e in largo, anche al parco avventura 😉

Mi sono sentita amata.

Ho corso sulla mia strada.

Ho abbracciato il calcio dilettanti, che poi dilettanti non è, ancora una volta.

Sono stata criticata.

Sono stata apprezzata.

Ho rallentato.

E poi ho corso di nuovo.

Ho perso tempo.

Ho creduto a me. E ho fatto bene.

Ho cantato a squarciagola.

Ho stravinto il Fantacalcio.

Mi sono sentita sola.

Ho passato serate a casa a fissare il vuoto, a chiedermi perché.

Ho preso un po’ di treni per la Svizzera.

Ho pianto.

Ho comprato dei fiori e li ho regalati al mio supereroe.

Ho intervistato Cristiana Girelli. E mister Soncin. Più volte.

Mi sono commossa.

Ho fatto collegamenti in diretta.

Ho indossato l’azzurro e cantato l’inno d’Italia insieme ad altre 30 mila persone.

Ho fatto un viaggio in bus Gallarate – Ginevra, Ginevra – Gallarate. Da pazzi.

Ho sognato in grande e poi sono crollata, con quel sogno, per quel maledetto minuto ma…”Non sarà quel minuto a definirci”.

Ho conosciuto colleghi splendidi.

Ho vinto un torneo di freccette.

Sono tornata in Basilicata.

Ho giocato a Uno in spiaggia con i miei nipoti.

Ho cominciato la 20esima stagione calcistica.

Sono caduta.

Mi sono rialzata.

Ho ricominciato.

Ho presentato il mio libro, nella mia città.

Ho subito delle ingiustizie.

Ho abbracciato forte Riccardo, Lorenzo, Alice, Aurora. La mia medicina, la mia àncora.

Sono stata ghostata.

Ho visto l’Italvolley femminile diventare campione del mondo.

Ho visto l’Italvolley maschile diventare campione del mondo.

Ho vissuto nuovamente da vicino Trento e il Festival dello Sport, “adrenalina pura”.

Ho amato, incondizionatamente.

Ho visto certezze scivolarmi dalle mani.

Mi sono cibata di sport.

Ho vissuto tre concerti dal vivo uno più spettacolare dell’altro.

Mi sono presa cura di me.

Ho ascoltato.

Ho perdonato.

Ho litigato.

Ho pianto, di nuovo.

Non ho capito.

Ho fatto i conti con cambiamenti non desiderati.

Ho fatto molti sbagli.

Ho preso atto.

Ho apprezzato le piccole cose della vita.

Ho prenotato un viaggio.

Sono affondata.

Galleggio.

E finalmente sto iniziando a capire una cosa: a noi stessi è tutto concesso.

Anche quest’elenco di roba moltiplicato per tre. Anche le peggio cose, anche le ginocchia sbucciate, le decisioni prese a caso, gli errori, gli stessi, persino ripetuti un milione di volte, anche dare seconde possibilità alle persone sbagliate, e poi pentirsene, e poi rifarlo e sperare che qualcosa cambi, anche le occhiaie, i capelli arruffati, le notti in bianco, le lacrime, le urla, la rabbia. Tutto. Perché non siamo la regola, ma l’eccezione, la nostra eccezione.

Caro 2026 non ti chiedo proprio nulla, dentro di me restano intatte poche cose, come la bambina che non smette di sognare, come la donna che sono diventata a 40 anni, insieme all’onestà di potermi alzare al mattino, guardarmi allo specchio e fare i conti con l’una o con l’altra indistintamente, rimanendo sempre e per sempre fedele a me stessa.

Sì lo so, mi sono persa Julio Velasco (ma lo avevo già visto un anno fa) e Mario Balotelli, e ho dato solo una sbirciatina ad Andrea Dallavalle e Alisha Lehmann, ma la verità è che una volta capito come funziona il Festival dello Sport, vorresti durasse almeno un mese e mezzo e soprattutto non vorresti mai vedere accavallati gli eventi. È difficile da spiegare se non lo vivi da dentro, ma non è un caso se mi sono sparata 5 edizioni ed ogni volta mi sembra una volta totalmente nuova.

…e mentre scrivo queste righe, rientrata a casa da poche ore, stanca, provata, ma arricchita, sento già la nostalgia delle corse frenetiche e degli appunti presi ovunque, degli sprint tra un teatro e l’altro e degli spritz ingurgitati in pausa pranzo, dei sorrisi con gli addetti ai lavori, che permettetemelo si fanno un mazzo enorme, e del sole cocente che mi ha quasi sorpreso, ma allo stesso tempo ha illuminato una Trento piena e grata. Piena e grata come lo sono io, che non ho ancora smesso di crederci né tantomeno di ricaricarmi, provando ad immergermi con tutte le scarpe in una realtà così difficile, ma decisamente mia.

Tradotto, e detto fuori dai denti: il mio lavoro dal vivo è tutta un’altra storia. È triste sapere che la maggior parte delle redazioni si affidino alle agenzie, ai contenuti buttati lì o raccattati sul web. L’amore che provo per questa professione va ben oltre il compitino, sperimentare, provare, sentire, cogliere dettagli e sfumature, sono cose che mi riescono piuttosto bene solo se le ho a portata di mano, abbastanza vicine non tanto per toccarle ma per poterle ammirare in silenzio, scandendo le sensazioni con i tempi dei miei respiri, e lasciare che, tra l’uno e l’altro, avvenga la magia.

Sarà quel che sarà, intanto mi godo il momento senza pensare troppo, e mette questo Festival dello Sport, ancora una volta, nel mio bagaglio di cultura e pensieri, facendomi inspirare dalle storie di vita, e permettendo alle mie emozioni di volare libere senza mai sentirsi, nemmeno per un secondo, fuori posto.

Ho ancora tante cose da scrivere e da dire su questi 4 giorni, ma per il momento goodbye Festival, si spengono le luci, domani sarà un nuovo giorno.

Festival dello Sport, Kelly Doualla

Festival dello Sport

“Ami le interviste? No, né io né i miei genitori” (Kelly Doualla)

“Nella vita di tutti i giorni sono una ragazza di 3 superiore che va al liceo scientifico con indirizzo sportivo, dopo scuola ci sono gli allenamenti e il corso di inglese, altrimenti non riesco a parlare nelle interviste” (Kelly Doualla)

“Che bambina ero? Non riuscivano a starmi dietro, a 7 mesi già camminavo e scappavo” (Kelly Doualla)

“Quando corro non provo nulla, mi sento libera, l’ansia ce l’ho prima della gara, è quella che mi fa correre ancora più veloce, poi quando arrivo al traguardo si riaccende tutto” (Kelly Doualla)

“Ringrazio sempre al plurale, ho capito dopo un infortunio che se mi faccio male io tante persone soffrono con me, io l’ho presa sul ridere sperando facessero lo stesso anche gli altri ma non è andata così, da lì ho capito che siamo una squadra” (Kelly Doualla) 

“Egonu e Sylla, sono di grande ispirazione per il modo in cui rispondono le critiche, per come lottano per la maglia della nazionale” (Kelly Doualla)

“Il mio idolo in assoluto è Shelly Ann Fraiser, una volta l’ho incontrata, mi ha dato un sacco di consigli, li ho capito che l’inglese mi serve” (Kelly Doualla)

“Quando vado a scuola incontro i vecchietti che vogliono fare i selfie con me, ogni volta tre ore perché non sanno come si mette la fotocamera” (Kelly Doualla)

“Los Angeles? Spero proprio di esserci, ogni atleta sogno l’Olimpiade, ma io sono anche il record” (Kelly Doualla)

Festival dello Sport, Federico Bernardeschi

Festival dello Sport

“A 16 anni un piccolo problema al cuore, si era anche parlato del fatto che non potessi più giocare a calcio” (Federico Bernardeschi)

“Davide Astori era lui, la sua specialità era lui” (Federico Bernardeschi)

“Davide mi dava il buongiorno con uno scappellotto “Tanto da qui alla fine della giornata uno te lo meriti” (Federico Bernardeschi)

“Se hai avuto la personalità di scrivere il tuo nome di fianco al numero dieci, avrai anche la personalità per portarlo” (Paulo Sousa sul numero 10 in viola)

“La 10 la chiesi anche alla Juve, non me l’hanno data forse anche per proteggermi, ma poi è giusto l’abbia indossata Paulo Dybala” (Federico Bernardeschi)

“Mi batto per la libertà. Che ognuno si senta libero di fare ciò che vuole nel mondo” (Federico Bernardeschi)

“Quella con l’Atletico non fu una partita, fu la partita, la più bella della Juve degli ultimi 10 anni” (Federico Bernardeschi)

“Vorrei rigiocare la partita con l’Ajax, quell’anno eravamo pronti per vincere la Champions” (Federico Bernardeschi)

“Ronaldo è un grande uomo, molto umile, più di quanto si possa immaginare, ha riscritto la storia del calcio e dello sport” (Federico Bernardeschi)

“Mentre andavo verso l’area con il pallone tra le mani mi tremavano le gambe, quando posai quel pallone sul dischetto tutto si fermò: sembra che l’Italia faccia schifo da decenni, invece 4 anni fa siamo stati campioni d’Europa” (Federico Bernardeschi)

“Io e Federico ci rincontreremo al Mondiale” (Bernardeschi su Chiesa)

Foto Alessandro Gennari
Foto archivio stampa provincia autonoma di Trento

QUI IL RESOCONTO DEL DAY 1

QUI IL RESOCONDO DEL DAY 2

QUI IL RESOCONTO DEL DAY 3

Anche il 3° di questo Festival dello Sport non si è limitato nei racconti e nelle risate, e ancora una volta ha lasciato andare le emozioni, liberandole nei consigli di Mattia Furlani, nelle risate di Zlatan, nella maturità di Larissa Iapichino, negli aneddoti Pellegrini – Giunta.

C’è stato tanto, tantissimo, anche in questo day 3, ma la verità è che c’è sempre tanto basta solo saperlo cogliere, negli sguardi commossi, nei sorrisi timidi, nei silenzi forse ancora di più, che a volte la parole non bastano, interrompono melodie idilliache che vanno dal cuore alla mente in un suono mai stonato e mai banale.

Ecco come è andato, secondo i miei occhi ed il mio cuore, questo day 3, ecco i miei “scarabocchi” nero su bianco di questo Festival dello Sport che continua.

Festival dello Sport, Mattia Furlani

Festival dello Sport

“Abbiamo sempre rispecchiato una crescita biologica in questi anni, non abbiamo ancora introdotto a pieno un lavoro da adulto” (Mattia Furlani)

“In questi anni ho avuto un’educazione da atleta, non è scontato, non tutti ce l’hanno” (Mattia Furlani

“Mostri serenità e non fatica anche mentre voli”.
“Il lavoro ti entra talmente tanto in testa che poi non ci penso e viene tutto automatico” (Mattia Furlani)

“Duplantis è la dimostrazione di quello che è essere un atleta, fa quello che fa perché è sano, il resto è una conseguenza” (Mattia Furlani)

“Non potevo uscire da Tokyo senza aver dato tutto” (Mattia Furlani)

“Al quinto salto ho unito i puntini, mio fratello dice che è il salto più importante” (Mattia Furlani)

“La sabbia? È odiosa. Ma quando firmi il contratto da atleta lo sai che ti tocca” (Mattia Furlani)

“Certi giorni fai il bagno di un’ora e mezza, con la schiuma, la paperella, lo shampoo, poi mi asciugo e tutto, vado a letto, mi tocco dietro l’orecchio e trovo la sabbia…mi viene l’urto” (Mattia Furlani)

“Quando entro in pedana un po’ di ignoranza serve sempre” (Mattia Furlani)

“Somiglianze? Me ne hanno dette tante ma mi ritrovo di più in Mattia Furlani” (Mattia Furlani)

Non ho mai avuto bisogno di descrivere la mia famiglia perché ha sempre fatto parte del mio percorso (Mattia Furlani)

La sconfitta fa parte del percorso, crea motivazione, è una parte fondamentale (Mattia Furlani)

La limousine è 8,39? Cavoli, tanta roba (Mattia Furlani)

214 supplì sono 8,39 (Mattia Furlani)

8,95 irraggiungibile? Io penso che tutto sia possibile (Mattia Furlani)

I bambini giocano alla play, i veri giocatori giocano da Pc (Mattia Furlani)

Saresti disposto a vedere la Lazio vincere la Champions per raggiungere 8,96? I record restano, della Champions poi ci si dimentica, direi di sì (Mattia Furlani)

“E accettare la Roma in serie B? Dai…un anno vola, si può fare” (Mattia Furlani)

“Ho tanti modelli oltre l’atletica, uno di questi è Jannik Sinner” (Mattia Furlani)

Dieci colpi di tacco made in Roberto Mancini

Festival dello Sport

“Il colpo di tacco non si pensa, si fa” (Roberta Mancini)

“Uno dei colpi di tacco più difficili quando a 13 anni ho detto a mia madre che me ne sarei andato da Jesi. Ma li ha rischiato mio papà, gli ha detto “Se succede qualcosa me la prendo con te” (Roberta Mancini)

“Mancini lo descrivo con un aggettivo: empatia, unica quella che aveva creato all’interno del gruppo” (Lele Oriali)

“Com’è che vedi i giocatori prima di tutti? Diciamo che è una cosa che mi esce abbastanza bene” (Roberta Mancini)

“Hai chiamato Zaniolo in Nazionale quando non aveva mai giocato in A e B, era il tuo grido di allarme? Non lo so, a me lui piaceva” (Roberta Mancini)

“Rino è nel posto più bello in cui possa essere” (Roberta Mancini)

“Ci andiamo al Mondiale? Sì, stavolta sì” (Roberta Mancini)

“Hai sognato di tornare post Spalletti? Sì, ma sapevo fosse difficile” (Roberta Mancini)

“In 2 anni e mezzo hai perso Luca, Sinisa, Erikson, …, è stato difficile. Sì, anche perché io non ho la stessa forza che hanno loro, ma neanche la metà” (Roberta Mancini)

“Tutto questo ha cambiato il tuo rapporto con la fede? No, quello mai, nemmeno cose ben peggiori ci sono riuscite” (Roberta Mancini)

“Il decimo “colpo di tacco?” Non lo so, qualcosa bolle in pentola ma devo sentirlo dentro; la panchina mi manca, mi manca il campo, sono un uomo che vive di calcio” (Roberta Mancini)

“Il fatto che tu finisca la tua carriera alla Samp è solo una suggestione? No, è sicuro” (Roberta Mancini)

Festival dello Sport, Zlatan Ibrahimovic

Festival dello Sport

“Hanno detto 12 campionati, sono 14 sul campo” (Zlatan Ibrahimovic)

“Tutto quello che voglio fare è vincere, devo vincere, è nel mio dna” (Zlatan Ibrahimovic)

“Non è facile per i miei figli, sono già giudicati per colpa mia” (Zlatan Ibrahimovic)

“Quello che otterranno se lo devono meritare, non lo otterranno per il cognome che portano” (Zlatan Ibrahimovic)

“Ho detto non sono sposato, quando gliel’ho chiesto mi ha detto no. Unica persona al mondo che mi ha detto no. Ma ogni giorno che passa siamo più forti” (Zlatan Ibrahimovic)

“Luka Modric è un maestro, lui non gioca a calcio lui è il calcio” (Zlatan Ibrahimovic)

“La foto dopo Milan – Napoli spiega tutto. Non c’è bisogno di troppe parole” (Zlatan Ibrahimovic)

“Ci fosse stato lui (Modric) quando giocavo io, allungavo la carriera di un paio di anni” (Zlatan Ibrahimovic)

“Guardiola e Mourinho hanno cambiato il calcio” (Zlatan Ibrahimovic)

“Fabio Capello mi ha portato alla Juventus, da qui mi sono trasformato in fuoriclasse, ho fatto l’ultimo step” (Zlatan Ibrahimovic)

“Non è un rimpianto il Pallone d’Oro. È molto strano che non lo abbia vinto, uno, anzi più di uno” (Zlatan Ibrahimovic)

“Francesco Camarda è una bella storia, aspettavo il primo gol per postare questo messaggio. È il numero 9 che manca all’Italia” (Zlatan Ibrahimovic)

“Top 3 di tutti i tempi: Zlatan, Ibra, Ibrahimovic” (Zlatan Ibrahimovic)

“Top 3: Ronaldo fenomeno, Maradona, Messi” (Zlatan Ibrahimovic)

“La passione per le Ferrari mi ha allungato la carriera di almeno 5 anni. Costano” (Zlatan Ibrahimovic)

“I miei 3 capitoli al Milan: il primo la felicità, il secondo l’amore, in questo terzo voglio restituire tutto, facciamo la storia” (Zlatan Ibrahimovic)

Rana d’Oro: Martinenghi – Cerasuolo

Festival dello Sport

“Ogni singola medaglia che raggiungi porta con sé una serie di sacrifici, alla fine cambia il palcoscenico ma il risultato è lo stesso” (Nicolò Martinenghi)

“In finale non vince il più veloce ma il più forte (Simone Cerasuolo)

“Non sono mai stato il più forte che si tuffava in acqua, ma io mi ripeto sempre che so gestire, so essere al posto giusto al momento giusto” (Nicolò Martinenghi)

“Quelle poche volte in cui batto Niccolò, mi sembra di aver battuto il mondo. Ha vinto tutto e continua a vincere” (Simone Cerasuolo)

“La rana è lo stile più creativo” (Nicolò Martinenghi)

“Dopo Parigi sensazione era quella di smettere, quando raggiungi qualcosa che sogni da quando sei bambino nessuno ti può insegnare come affrontare il post successo, da una parte vorresti vivere tutti i giorni quel momento, dall’altra ti metti in discussione, perché ti senti completo. Ma sei davvero completo?” (Nicolò Martinenghi)

“Quando salgo su un blocco mi sento sempre una versione nuova di me stesso” (Nicolò Martinenghi)

“So che ho detto detto che baratterei una medaglia olimpica per la Champions della Juve, lo ritratto un po’, facciamo che arriviamo entrambe in finale e poi vediamo che succede” (Simone Cerasuolo)

“Siamo dei privilegiati, abbiamo fatto del nostro gioco preferito, il nostro lavoro” (Nicolò Martinenghi)

“Ho una casa in tutto il mondo, non per le mie ricchezze ma per le persone che conosco” (Nicolò Martinenghi)

“Se avessi scelto il basket sarei a lavorare con mio papà, ma il basket ha qualcosa di magico, in una squadra gioisci anche per un risultato che è di tutti” (Nicolò Martinenghi)

Festival dello Sport, Pellegrini – Giunta

Festival dello Sport

“Da buon pesarese sapevo che la sua basa alcolica non fosse solida come la mia, da buona veneta, e quindi per il primo bacio ho puntato su quello” (Federica Pellegrini)

“A Rio ho avuto un ritardo di 10 giorni, mi sono trovata a fare la gara nei giorni pre ciclo, i peggiori, mi sono giocata la medaglia per quello, è uno sport in cui si vive di centesimi” (Federica Pellegrini)

“A Rio ho incontrato Matteo dopo i giornalisti e gli ho detto “Un dolore così grande non voglio più provarlo nella vita, per me basta, è finita qui”, poi dopo un mese ci siamo rivisti a Pesaro e gli ho detto Domani si ricomincia” (Federica Pellegrini)

“In viaggio per Gwangju le metto Dumbo e lei scoppia a piangere, ma un pianto a dirotto, ho pensato “Ci siamo giocati il Mondiale per Dumbo” (Matteo Giunta)

“Mamma, ho questa libellula rossa che mi segue in tutto il villaggio”, “Vedrai che andrà bene” Me la sono tatuata, è per Alberto Castagnetti” (Federica Pellegrini)

“Siamo tutti perennemente alla ricerca di questa felicità, la società di oggi ci impone che soldi e denaro siano la felicità ma non è così, per me la felicità è Fede e Matilde, è nelle piccole cose” (Matteo Giunta)

“I social, i telefoni, sono la più grande rovina degli ultimi tempi, soprattutto per i giovani” (Federica Pellegrini)

Festival dello Sport, Larissa Iapichino

Festival dello Sport

“Mi ha reso orgogliosa come ho affrontato il post Tokyo, ho avuto un approccio maturo e naturale” (Larissa Iapichino) 

“Posso far sì che questa esperienza mi dia qualche cosa per il futuro, sono un essere umano, gli esseri umani inciampano” (Larissa Iapichino) 

“Ma gli atleti forti si vedono in questo, nella capacità di reagire” (Larissa Iapichino) 

“È giusto che faccia male e che bruci, ma è giusto accettare queste sensazioni ed emozioni, bisogna essere emotivi ma lucidi” (Larissa Iapichino)  

“Ogni impatto negativo che hai con il tuo sport, sono dei tasselli per riflettere su cosa non è andato” (Larissa Iapichino)  

“Mi è dispiaciuto che siano uscite cose lontane dai fatti tipo che ho pianto, io in realtà non ho versato una lacrima” (Larissa Iapichino) 

“Il supporto a volte ti mette in una confort zone, è anche giusto camminare sulle proprie gambe” (Giovanni Iapichino)

“Cosa mi ha trasmesso mio padre? Tantissimo, anche la passione per le pennichelle” (Larissa Iapichino) 

“Ho avuto un padre sempre molto presente in tutte le sfere della mia vita, non so poi se chiamarlo capo, collega, boh” (Larissa Iapichino) 

“Io sui blocchi sono un po’ timida, ma il mio allenatore vuole vedermi in veste di velocista sui 60 metri” (Larissa Iapichino) 

“Siamo fortunati ad avere un personaggio come Mattia Furlani” (Larissa Iapichino) 

“Il messaggio Gimbo – Jacobs ha inspirato l’impossibile” (Larissa Iapichino) 

Foto Alessandro Gennari
Foto archivio stampa Provincia Autonoma di Trento

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