Potevo forse mancare al Festival dello Sport 2025? Ma non scherziamo. E allora eccomi qui, alla mia presenza numero 5 su 8 edizioni, in un corri corri frenetico che deve ancora deve entrare nel vivo ma che già dal day 1 ha lasciato ben sperare.

In una Trento un po’ scombussolata da qualche lavoro di troppo, è cominciata ieri la mia ennesima avventura a caccia di…emozioni. Non mi stancherò mai di raccontare la bellezza di un cuore che palpita in una kermesse che tanto somiglia ad un villaggio olimpico in cui, leggende plurimedagliate, prima ti camminano accanto e poi si accomodano in un teatro per rivivere con te la loro carriera, raccontando in una sorta di confidenza pura e genuina, spaccati di vita vissuta.

Ed io li guardo, mi commuovo, assorbo qualsiasi cosa, e poi scrivo. Appunti, citazioni, meme, tutto ciò che riesco a percepire lo annoto e lo faccio mio.

E così il day 1 ha già iniziato a toccare corde profonde ma in una sonorità leggera.

Festival dello sport 2025: il volley dei fenomeni

Festival dello Sport 2025

Il primo incontro a cui ho assistito non poteva che essere con i campioni del Mondo e con una fetta di volley maschile pronta a regalare un’altra stagione di grandi emozioni.

Il mio resoconto passa, come più o meno sempre, dalle citazioni, e allora eccola qua.

Fefè De Giorgi

“Abbiamo trasmesso emozioni al di là del risultato”

“Va beh, le donne si sapeva avrebbero vinto”

“Bisogna riconoscere il valore di tutti in questo percorso”

“Dopo la sconfitta con il Belgio avete bruciato la pagina”

“Grazie per questa copertina. Il primo mondiale eravamo in un angolo, adesso abbiamo raddoppiato, prima o poi conquisteremo la pagina intera”

Ivan Zaytsev

“Le motivazioni dopo tutti questi anni non cambiano, se perdo l’adrenalina prima delle partite, o il fastidio dopo una sconfitta, significa che è ora di smettere, io spero di rompervi le scatole ancora per qualche anno”

Mati Pardo

“Voglio lavorare per essere il miglior compagno possibile, con lui sei felice in palestra e felice di condividere vittorie e sconfitte”

“Daniele Lavia, è un umile in uno sport umile”

Gabriella Greison (fisica e scrittrice)

“In fisica si chiama sistema predittivo, in campo si chiama magia”

“La fisica e la pallavolo hanno lo stesso segreto, non puoi controllare tutto, ma puoi allenare come reagire” 

“Tutto in mezzo secondo, 6 anime e tre tocchi”

Alessandro Michieletto

“I miei premi li tiene tutti mia nonna”

“Ho rubato un pallone a Tokyo, me lo hai graffiato (riferendosi a Matteo Piano), a Parigi l’ho rubato ancora, insomma…non ho imparato niente”

“I gruppi forti non vincono ogni anno, ma ogni anno sono in semifinale”

Festival dello sport 2025: la grande inaugurazione

Festival dello Sport 2025 Carolina Kostner

“Trentino sarà sede dei mondiali di ciclismo nel 2031…in Trentino – trentuno non poteva essere diversamente” (Pierluigi Pardo)

“Siamo in un momento un po’ disgraziato e credo che lo sport abbia il potere di unire le diversità e di far emergere il singolo, oltre che culture diverse, per portare in alto la bandiera italiana, ciò di cui abbiamo più bisogno in questo momento” (Elisabetta Bozzarelli vicesindaco di Trento)

“Il mio percorso non è stato sempre lineare, in salita, in discesa, io convincevo mia mamma a svegliarmi di notte per vedere i mondiali di pattinaggio che magari erano dall’altra parte del mondo. Oggi forse hanno più distrazioni, ma gli auguro di mettere ordine nella loro testa per dare spazio ai sogni” (Carolina Kostner)

“L’emozione che ho provato marciando con la bandiera, non la scambierei con nessuna medaglia al mondo” (Carolina Kostner)

“Coraggio era la parola che continuavo a ripetermi nell’Olimpiade di Sochi” (Carolina Kostner)

“Quando ho saputo che sarei diventato padre ho messo un punto alla tristezza post Parigi. Da lì non ho più guardato indietro. Ho cambiato prospettiva” (Gianmarco Tamberi)

Festival dello Sport 2025 - Gimbo Tamberi

“È giusto che io non abbia saltato in alto a Tokyo perché non ho passato il tempo quest’anno ad allenarmi per quello, ho passato il tempo a guarire per Los Angeles” (Gianmarco Tamberi)

“Nelle difficoltà si nasconde sempre un’opportunità più grande, ed anche se hai solo l’1% di riuscirci è ciò che ti fa credere e sperare fino in fondo” (Gianmarco Tamberi)

Festival dello sport 2025: le Roi, Michel Platini

Senza troppi giri di parole: io sono cresciuta con Alessandro Del Piero, mio padre con Michel Platini. Era il suo idolo. Il destino a volte ti regala sorprese inaspettate perchè ieri, proprio ieri, 9 ottobre, compleanno del mio papy che da 4 anni mi segue da una stella, ho incontrato il suo idolo ❤️

“Sono arrivato in Italia, sono andato a Cesenatico e ho visto Bobbi Solo cantare “Una lacrima sul viso” (Michel Platini)

“Gianni Rivera disse Platini fa il francese in Italia e l’italiano in Francia” (Fabio Licari)

“L’Italia è il paese dei miei antenati e io voglio scoprirlo. Perché conosco solo stadi e alberghi ma non conosco questo paese che è bellissimo” (Michel Platini)

“Cosa non sopporti dell’Italia? I giornalisti” (Michel Platini)

Festival dello Sport 2025

“Boniperti per prendermi in giro diceva “La Francia…non si capisce niente, quando avevamo il morale a terra organizzavamo un’amichevole con la Francia”, poi con me è cambiato tutto” (Michel Platini)

“Il problema del calcio è che non sempre vince il migliore” (Michel Platini)

“Ma nell’84 eri il più forte del mondo? Sì” (Michel Platini)

“Chi è più forte tra Messi e Maradona? Queste sono cose che servono a voi giornalisti, non puoi comparare 2 fenomeni di 2 epoche diverse” (Michel Platini)

“Il ricordo più bello di quella Juve qual è? È la Juve, sono 5 anni alla Juve, in Italia” (Michel Platini)

“Non è bella la vita se non fai gol” (Michel Platini)

“Il 10 va messo al centro e oggi continuano a metterlo sulle fasce” (Michel Platini)

“Ha dato più la Juve a te o tu alla Juve? La Juve a me” (Michel Platini)

“Sono stufo di giocatori che mi dicono “voglio entrare nella storia”. Tu giochi per una società, per un pubblico, sono loro che decidono se sei nella storia” (Michel Platini)

“Blatter joker” (Michel Platini)

“Crujff il mio idolo” (Michel Platini)

“Il Var se ci fossi stato io non ci sarebbe stato, ok sulle linee ma il resto è interpretazione, lasciamo il calcio umano” (Michel Platini)

“Agnelli un personaggio grandioso” (Michel Platini)

“Infantino joker. Se dobbiamo parlare di attualità parliamo di lui, ma non se dobbiamo parlare di calcio” (Michel Platini)

“Se deve tornare in gioco lo voglio fare per il bene del calcio in generale. Io presidente della Juve? No, non si vive due volte la stessa storia d’amore” (Michel Platini)

L’Italia non va al Mondiale dal 2014? E io cosa c’entro…beh magari lo allargano a 64 squadre” (Michel Platini)

Foto Alessandro Gennari
Foto archivio ufficio stampa – Provincia autonoma di Trento

A grande richiesta, e dopo aver passato 45 secondi in ginocchio sui ceci (ho le ginocchia alla Roberto Baggio ultimamente, abbiate pazienza) per le assenza precedenti, torna 7 cose 7 sulla serie A e mai come questa volta sposa a pieno la linea giovane Camarda – Esposito.

Cosa mi ha lasciato questa 5ª giornata di serie A?

Ancora una volta mi affido all’ordine sparso, agli appunti nelle note del telefono e ai post salvati su Instagram: e via con la classifica non classifica che mi piace tanto.

Serie A, 7 cose 7

  1. Camarda – Esposito, largo ai giovani. Due tra i nomi più chiacchierati dell’estate, seppur per motivi diversi, fatto sta che ci hanno messo 5 giornate per lasciare il segno in serie A. Francesco Camarda, classe 2008 (ne avevo già scritto qui), di proprietà del Milan, in prestito al Lecce, Francesco Pio Esposito classe 2005, attaccante dell’Inter, ecco c’è pure un derby nel derby in questa “favoletta”. Entrambe la scorsa domenica hanno messo a referto il primo gol in serie A della loro storia, contro il Bologna il primo, contro il Cagliari del fratello Sebastiano il secondo. Zero pressioni e zero pronostici, mi auguro solo che sia il primo di una lunghissima serie.
  2. Cancellieri futuro papà. Mi intenerisco sempre ormai, sarà l’età, sarà il ciclo, fatto sta che quando nella serata di lunedì il centravanti della Lazio si è messo il pallone sotto la maglia e il dito in bocca, avevo ovviamente capito ci fosse la cicogna in arrivo, occhio che da quelle parti gira pure un’aquila, facciamo attenzione. Intanto auguri al futuro papà di una bimba.
  3. Il cappello di Runjaic (più l’occhialino intellettuale in sala stampa). Faccione simpatico, cappellino da baseball e occhialetto tattico: non ha certo portato bene alla sua Udinese questo trittico, ma quanto meno ha ribadito lo stile del tecnico bianconero. Adoro!
  4. L’abbraccio totale tra Luka Modric e Kevin De Bruyne. Sono tornati indietro a gustarselo pure quelli usciti un quarto d’ora prima da San Siro (mai capita sta cosa comunque), ed hanno lasciato la mancia agli steward del controllo zaini all’ingresso. Così, gli sembrava d’aver pagato poco per quello spettacolo. Quanta classe fusa in un intreccio di braccia. Mille stelline.
  5. È più contento della vittoria del suo Sassuolo o del primo gol in serie B di suo figlio Filippo con la maglia del Frosinone? I figli vengono prima di tutto, sono tanto felice di vederlo così felice. Firmato “core di papà” Fabio Grosso.
  6. Martina Rosucci, primo trofeo al cielo da capitana. Eh sì. C’è una nuova proprietà commutativa: cambiando l’ordine delle capitane e l’ordine delle finali, il risultato non cambia, vince sempre la Juve, tra l’altro con una Martina Rosucci che per la prima volta alza al cielo un trofeo con quella fascia al braccio. Non me ne vorrà Cristiana ma le dona tantissimo. Grande cap.
  7. Dio benedica Luka Modric. Lui merita una menzione a parte, ma potrei citarlo ogni settimana per qualsiasi cosa faccia o non faccia, tanto fa tutto e lo fa da divinamente, in fondo classe 1985 è una garanzia 😉. Dio benedica Luka Modric.

A settimana prossima, sempre con la stessa leggerezza, sempre con un pizzico di romanticismo.

Foto Messaggerooveneto.it

Ebbene sì, ho recuperato la 3ª puntata di X Factor audition, l’ultima di questa prima parte poi si passerà ai bootcamp. Ed è stata una puntata che potrei definire culturale. Soprattutto sul finire, ma andiamo con ordine. Perchè le cose bisogna farle bene e spiegarle altrettanto bene, quindi, a grande richiesta, ecco cosa mi è rimasto di queste 2 ore abbondanti.

X Factor Audition, le Citazioni

Queste sono quelle che mi sono appuntata.

  • Porto il mio inedito, si chiama “Grossi Problemi”.
    Come ti capisco fratello
  • Che bello quando prendono 4 sì e corrono dai genitori
  • Tutte le mattine mando un messaggio a Jake “Cucciolo mio, è il tuo giorno”
  • Il troppo stroppa, basterebbe essere se stessi
  • Ma stai masticando la gomma?
    No.
    L’ha ingoiata adesso
  • Il problema è che a questi qua se gli dici di no ti spaccano la macchina
  • Qual è la Suora che serve le altre alla mensa? Su-ordinazione.
  • Gabbani, tu devi essere l’anima della festa
  • La sensazione di essere sballato senza essermi drogato non mi dispiace
  • Io non me l’accollo
  • Mi sei sembrato mio zio a Natale quando balla con gli occhialini da sub
  • Per me la musica è stata la possibilità di scelta tra il bene e il male per me
  • Amo quando c’è una storia credibile dietro
  • Mi sembrava un mix tra Elton John, Il Volo e Gianni Celeste

Qual è la vostra preferita?

X Factor Audition, le Pagelle

GIORGIA VOTO 9 – Non tanto in versione conduttrice, quanto in versione mammina e libro cuore. Difende tutti a spada tratta, abbraccia nonne e fidanzati non curante nemmeno delle pezzate di sudore, si batte come un leone sulla corista di Rose Villaine e quando rischia l’eliminazione prepara lo zoccolo e la corsa disperata verso Achille Lauro incerto fra il si ed il no, in certi casi potrebbe pure chiedere 70 euro per la consulenza psicologica. PALADINA.

ELEONORA QUALCOSA VOTO SV – akabsiofgoidoasbf akdasofboaiòòcnbas oncbiofabfioqòabsc, non ho capito mezza parola. SALUTI.

GIUSEPPE TOMA (IN ARTE TOMA) 8 – Io me li vedo proprio quelli che a scuola devono averlo classificato come “sfigatello” e che oggi fanno a gara per chiedergli l’amicizia su Facebook ostentando un “Io lo conosco, è mio amico, siamo cresciuti insieme”…e intanto lui, non curante, ha raccontato una storia bellissima e commovente con una canzone genuina e dolcissima. SUPER FIGO.

LA NONNA DI GIUSEPPE TOMA VOTO 11 – Suo nipote ha spaccato e siamo tutti d’accordo, ma tu vuoi mettere la nonnina che parte dal Salento e si fa tutto il viaggio in macchina fino a Milano per il suo nipotino? E vuoi mettere quando regala la ricetta della lasagna senza lattosio? Benedetta Parodi scansati proprio. Nonnina del Salento cucinami la vita (sempre senza lattosio grazie). MASTERCHEF.

LA SPOSINA VOTO 4.5 – Probabilmente deve essere stata lasciata all’altare, avrà sgamato il futuro marito con la sua (ormai ex) migliore amica e da lì deve aver detto “Sai che c’è? Vado a farmi curare ad X Factor Audition”. Eh no ciccia, esiste la terapia, non è che proprio tutti ma tutti qui eh. Che poi si cimenta in un improbabile “Fiori rosa fiori di pesco”, ma più che fiori pare la natura morta. SINGLE È MEGLIO (FIDATI)

IL SOSIA DI ACHILLE LAURO VOTO 5.5 – Bello e dannato è un po’ troppo, facciamo bellino e dannatino, romanaccio, sicuro, voce simile nel parlato, non troppo nel cantato: pare una copia distopica apparsa in un giochino sulla settimana enigmistica, uno di quei giochini che compili mentre stai facendo la cacca in pratica. NCS

JACK “TENERONE MA NON TROPPO” LA FURIA VOTO 8.5 – “Io preferisco basarmi sulla parte emozionale, sono un feticista della scrittura e questo pezzo è scritto molto bene, tanti scrivono di champagne e minchiate, compreso me, però ti auguro anche di scrivere di champagne e minchiate che hai bisogno di un po’ di allegria”. Rigorosamente da leggere con la sua voce e la sua risata finale. CUCCIOLO.

AL QUARTIÈ VOTO 8 – “Volevo dare una bella soddisfazione a mia madre, e darmi una possibilità io”. STANDING OVATION UAGLIÒ.

CONFESSIONALE VOTO 9 – Ma da quanto i concorrenti escono dal palco e si piazzano in sto loculo con lo sfondo rosso che fa molto “confessionale del GF?” Persino con il telefono in mano, chiamano mamma/papa/fidanzati/fidanzate/nonni/cugini/parenti/vicinidicasa/case/libri/auto/viaggi/foglidigiornale…ma fatemi fare la voce fuori campo, il grillo parlante, datemi un posto di lavoro sottopagato dentro lì, ci sono anche iooooooo. UFFICIO DI COLLOCAMENTO.

ACHILLE LAURO VOTO 84 – Euro per il concetto a San Siro del prossimo giugno…per non dimenticareeeeeee

MAGAZZENO VOTO 10 – Uno dei più grandi enigmi della storia geografica, capire la densità di Milano fatta di 7.542 abitanti per km quadrato risolta in 5 parole ed una melodia incollata ai timpani. “Milano è pieno di figa”. ABBIAMO UN VINCITORE.

Foto Rollingstone

Il giovedì sera è solo X Factor 2025 (post allenamenti quando la mia vecchiaia mi permette di andare agli allenamenti). E sfido chiunque a dire il contrario. Quel quartetto lì, con quel sorriso lì, con quell’arroganza legittima lì, con quella sexitudine lì, quella risata lì e quel senato lì…dai di cosa stiamo parlando? X Factor ha avuto un sacco di saliscendi nel corso della sua storia, a volte record di ascolti, a volte con un posto nel dimenticatoio, poi un anno fa la scelta dei giudici che in tanti (io per prima lo confesso) avevano criticato, ed invece…

…invece X Factor 2025 è (di nuovo) una bomba! Con un onorevolissimo Gabbani al posto di Manuel Agnelli, Jake, Paola e il conte Achille completano il reparto, poi ci pensa tutta l’emozione dei giovanissimi che salgono sul palco con un sogno grande quanto San Siro, a fare il resto.

Ma bando alle ciance, cosa mi è rimasto di questa seconda puntata?

Andiamo di citazioni e pagelle, uno dei miei mix preferiti.

X Factor 2025, le citazioni

Sapete quanto io le ami, non potevo non appuntarmele 😉

  • Mi piace questa cosa che sembri una bestia di Satana e poi canti Mina
  • E io che pensavo di fare schifo, Gabbani è peggio di me
  • Cosa ca**o è questa figata assurda?
  • Ma non ce lo potevate di’ prima?
  • Che baffetto da sparviero!
  • Vengo con un inedito dedicato a mio padre
    Come si chiama?
    Sesso Animale
    Chissà quando lo fai alle feste di famiglia
  • #giapponetana
  • La gentilezza non apre le porte, ma sradica i portoni
  • Io non ho mai studiato canto
    Io non ho mai studiato
  • Nella vita l’amicizia, quella vera, è la cosa più importante
  • Mi piace quest’aria di Dolceremì che ti aiuterà anche con le ragazze…c’è chi fa di necessità, virtù
  • La musica non sono le canzoni, la musica è proprio l’anima

Qual è la vostra preferita???

X Factor 2025, le pagelle

E va bene dai, diamo anche un po’ di numeri.

GABBANI 7-: si è calato nelle parte con la sua verve, l’accento toscano, i capelli leccati da una vacca ed un look alquanto improponibile; sempre pronto a punzecchiarsi con Paola, anche stasera non dimentica di riportare ad Achille la voce del popolo, anche se all’urlo di “Lauro ci sono le orecchiette baresi per te”, capisce “Lauro ci sono le vecchiette baresi per te”, dimostrando un principio di acufene. Il voto è positivo, ma il – doveroso: le sue freddure fanno già accapponare la pelle. CACIUCCO

JAKE LA FURIA 10+: come i polli Amadori, 10+, questo perché lui oltre la ciccia, ci mette pure la sostanza. E riesce pure a tirar fuori tutta la “fossa da leoni” che c’è in lui con il coro/citazione su Oliver Bierhoff. CAPO ULTRÀ.

PAOLA IEZZI 8: un anno fa sono stata la prima ricredermi, per me Paola Iezzi è sempre stata “l’amica come prima che ci costa una fortuna” insieme a Chiara. Ma archiviati i pregiudizi, posso solo raccontare di una giudice attenta, preparata ed empatica, oltre che con i rossetti fighissimi ed acconciature da star sbarazzina. Una domanda: l’occhio lucido perenne è un effetto delle lenti a contatto? DIAVOLETTA

Il conte ACHILLE LAURO 7.5: partendo dal presupposto che stasera non è saltata fuori nessuna sua vecchia conoscenza tra le aspiranti cantanti e mi pare già un buon risultato, il “Conte” sfodera il solito look bello e bastardo, quegli occhiali da professorino che tortura fra le labbra (ok non faccia commenti porno) e l’aria da galantuomo come ci ha ricordato una settimana fa “Cordialmente, un limone”. Non sempre d’accordo con i suoi colleghi, ma questo è pure un po’ il suo bello, avrebbe comunque potuto aizzarci con qualche perla in più degna del suo repertorio, e soprattutto avrebbe potuto farlo per quelle povere stronze come me che hanno speso OTTANTAQUATTROEURO per il suo primo concento a San Siro – Giugno 2026. Ma lui, in fondo, già lo sa che se non mette in pratica uno dei 72 messaggi che ci siamo mandate io e la mia amica Gaia in un gruppo whatsapp appositamente creato per farmi smadonnare contro quegli OTTANTAQUATTROEURO, fa una brutta fine. UOMO AVVISATO…

GIORGIA 6.5: è ancora nella fase “abbraccio tutti dietro le quinte e porto a casa la pagnotta”, ma almeno ieri sera si è evitata un duetto credibile quanto la mia voglia di alzarmi dal letto il lunedì mattina. IN QUESTA STANZA BUIA, NON SARÒ MAI PIU’ SOLA.

LA GIAPPONETANA 7.5: Watashi wa Mariella desu. Ciccia, pure io ho studiato giapponese, e ancora piango la notte per colpa di quella stronza che mi bocciò all’ultimo esame facendo tardare la mia laurea di una sessione. Tsè. Mica lo sa quella che quel suo 18 mi è servito solo per dare più lustro al cv. Esecuzione della Michielin alla…Michielin. Ed è un super complimentone. Poi va beh, ha inondato lo studio di lacrime ma questo è un altro discorso. Un canotto alla cassa quattro, grazie, ARIGATO.

QUELLADIRICCIONE 5 (sì ok, non mi ricordo i nomi): puoi essere brava quanto vuoi ma se entri dicendo “faccio la cameriera” e mezzo secondo dopo “Vi faccio sentire un brano che io e il mio produttore abbiamo arrangiato così”, mi scadi subito. Non che non lo sappia di quante case discografiche ci siano già dietro questi ragazzi, ma non mi puoi passare da modello “Piccola Fiammiferai” a “Star Grammy Awards”. ANCHEMENO.

SATANA ALIAS MINA 7.5: il braccio tatuato alla John Cena, i capelli alla “Chiattillo”, i movimenti della mano che fanno molto coreografia alla Steve La Chance e la voce che si trasforma in un arrangiamento tutto suo di “E Se Domani”di Mina per nulla fuori contesto. Ci siamo. VISTO E PIACIUTO.

QUELLADISANREMO 8+: otto perchè è una gelataia, otto per i pantaloni, otto perché ha cantato benissimo, otto perchè prima di entrare ha detto “Quanto è bono Lauro”, il + per il pettine e la frangetta. PERCHÈ SANREMO È SANREMO.

SESSO ANIMALE 4.5: sembra uscito dalle peggiori telenovelas di Caracas. E comunque io non ci credo che dopo aver dedicato questo pezzo a suo padre, lui non lo abbia ancora diseredato o almeno chiuso “in quella stanza là là là”. QUERELATELO.

foto SKY

Cari “amici” del calcio dilettanti, quanto lo avete aspettato questo nuovo inizio?
Un battito di ciglia e ci siamo. Di nuovo quel borsone, di nuovo quelle abitudini, di nuovo quel campo, il sole e gli amici di sempre, con un anno in più nelle gambe e nei muscoli ma non nel cuore, sempre giovane, eternamente bambino.

Se chiudete gli occhi siete già lì, su quel terreno verde magari anche un po’ spelacchiato e nella vostra mente scorrono già le immagini di un film ancora tutto da scrivere, e da vivere, in cui i protagonisti siete solo e soltanto voi.

Io lo so come vi sentite adesso. Perché stanotte avete dormito poco, perché le farfalle allo stomaco disegnano un concerto di emozioni, perché siete pronti ma non siete pronti. La caviglia fa un po’ male, e poi magari finisco in panchina, e che palle…big match già alla prima giornata? E avete già risposto male a vostra madre/moglie/fidanzata, o a vostro padre/marito/fidanzato…il nervosismo è difficile da domare.

Lo stomaco chiuso, nemmeno la pasta in bianco scende giù, c’è una crostata in forno, ecco, magari giusto un pezzettino. 
D’un tratto vi passano nella mente le salite e i gradoni al 25 agosto con 40 gradi all’ombra, mentre i vostri amici erano ancora alle prese con l’abbronzatura ed il vostro partner disposto a capirvi solo a metà: “Che ti costa arrivare in ritardo alla preparazione? Inizi un giorno dopo…” Costa, costa. E tanto anche. Un prezzo difficile da quantificare a parole. Che poi domani è lunedì, e il capo che ne sa della vostra domenica, che ne sa del calcio dilettanti, di un mondo in cui si vive tutto a tremila in cui no, non è certo tutto rose e fiori ma la differenza la fanno sempre i modi.

E allora ricontrollate il borsone per le decima volta, i portafortuna ci sono, tutto nello stesso posto, come sempre. La fascia da capitano anche. Magari la indossate per la prima volta, o magari è l’ultima. Quando le ginocchia scricchiolano, e gli impegni soccombono, è sempre l’ultimo anno, in un mix di risposte che dentro di voi non dà spazio ai no, non ce la faccio e che millanta l’eterna lotta cuore/cervello, ma in fondo è così, giusto? Nelle più classiche scelte d’amore c’è sempre la testa che dice una cosa e lì, in fondo al petto, ne sentite un’altra.

E intanto quella fascia è lì. La guardate con lo stesso sguardo sognante di quando eravate bambini e sentivate già il peso della responsabilità verso un sogno a cui vi siete aggrappati per anni, e forse, proprio in questi anni, lo avete realizzato senza accorgervene, che non si è calciatori solo quando si mette piede a San Siro e con conti in banca milionari, tutt’altro, la bellezza, la purezza, la resilienza, passa ancora tutta da qui, dal calcio dilettanti, dagli occhi che brillano e dalla fitta allo stomaco.

Ed è la stessa fitta di quando vedete nonno in tribuna, o di quando alzate gli occhi e lo cercate nella strana forma delle nuvole, fra un cielo velato ed un raggio di sole. Nonno non se ne perde una dal 1999, quando eravate ragazzini e rincorrevate quel pallone senza pensieri. E con lui nonna, papà, mamma, fratello, sorella, il migliore amico, il compagno di vita. Ok va beh, su mamma e nonna forse non è sempre così. Loro ancora non ce la fanno, potete dirgli che è un’amichevole, bleffare, raccontare una storia che non esiste, ma la preoccupazione di non vedervi entrare dalla porta, alla sera, con il sorriso, è sempre la stessa. Forse non lo sapete, o fate finta di non saperlo, ma ogni volta che uscite di casa mamma ancora strizza gli occhi e i pugni, e tra sé e sé dice in preghiera “Fa che vada tutto bene”.

Ecco. È tutto così magico, e se cercate bene, dentro di voi, quella magia è ancora intatta. Ed è per questo che non siete sbagliati, non siete un “caso disperato”, non avete alcun difetto di fabbrica. Siete giusti, al posto giusto, nel momento giusto. 
E non importa che abbiate 18, 25, o 40 anni, non importa che siate il bomber, il portiere o la riserva delle riserve. Non importa nemmeno che siate mister, magazziniere, direttore sportivo, presidente, arbitro, giornalista, tifoso. Tutto declinato al maschile e al femminile allo stesso identico modo.

C’è un amore ricambiato fra voi e quella palla, e non conosce limite. 
Tenete gli occhi chiusi ancora per un momento, con il profumo dell’erba che vi fa vacillare un po’ ed un sorriso spontaneo che vi riempie il volto…eccolo, lo sentite il cuore che batte? C’è un nuovo inizio. 

E non sarà come la prima volta, non sarà nemmeno come l’ultima, ma sarà sempre una volta nuova.

Secondo giro di giostra per la tanto amata/odiata serie A, ed eccomi qui per la seconda volta consecutiva con l’appuntamento “7 cose 7” su ciò che più mi è piaciuto di questo weekend lungo, ma non troppo. Sì perché sarà pure iniziato venerdì sera ma stranamente non è sfociato nel lunedì, un lunedì troppo impegnato a tenere aperte le porte del calciomercato, pronto ad accogliere, ancora una volta, vecchie fiamme e nomi più o meno sconosciuti tranne che hai fanatici del Fantacalcio (tranquilli sta per tornare anche quel super momento lì).

Ma quindi, cosa mi ha lasciato questa 2ª giornata di serie A?

Ancora una volta mi affido all’ordine sparso, agli appunti nelle note del telefono e ai post salvati su Instagram: e via con la classifica non classifica che mi piace tanto.

Serie A, 7 cose 7

  1. La Cremonese prima in classifica. Non so quanto fosse quotato dai bookmaker il punteggio pieno dopo due giornate, fatto sta che le favolette delle piccole che si travestono da grandi mi piacciono molto. Chi lo dice che il campionato debba per forza vincerlo il Napoli, l’Inter, il Milan o la Juventus? Magari lo vince la Cremonese e no, non sono folle a pensarlo, sono solo una tifosa appassionata che sa usare l’empatia e mettersi nei panni anche di chi deve credere nei miracoli per sperare che certi desideri si avverano. This is football.
  2. A proposito di favolette cito nuovamente il Pisa. Come detto 34 anni dopo è serie A, ma 34 anni e una settimana dopo è di nuovo casa. La squadra nerazzurra gioca al Romeo Anconetani la sfida con la Roma e lo fa sotto gli occhi attenti e increduli anche di chi non ha mai visto sventolare così in alto quei colori.
  3. La Ragione di Stato. La cito oggi ma varrà sempre perché non c’è settimana in cui non ci delizi con le sue perle. La pagina social che regala sfottò sul mondo del calcio e altre sciocchezze, mi spacca letteralmente in due dal ridere, ma credo che le vette di prese in giro più acute riesca a raggiungerle solo in due versioni, la seconda mette nel mirino Massimiliano Allegri. Quindi, figuratevi con il ritorno in Italia di Adrien Rabiot “Un fantino non abbandona mai il suo cavallo”. Adorooooo!
  4. Mimmo Berardi, 621 giorni dopo. L’attaccante del Sassuolo torna al gol nelle massima serie dopo il lungo infortunio, dopo l’inferno serie B, lo fa dal dischetto e con tanto amaro in bocca, non basta per strappare punti quella rete, ma sicuramente sa tanto di liberazione. Ed è anche un segno di riconoscimento verso una bandiera che avrebbe sempre potuto andare altrove, ma che alla fine, forse anche per una serie di circostanze, ha sempre seguito il cuore.
  5. Il sorriso di Dusan Vlahovic. Quando segna? Naaaaaa. Quando a fine partita, ai microfoni dei media, si gode il complimentone del compagno Thuram “Lui è uno degli attaccanti più forti al mondo, è un leader per noi”. Se avesse potuto abbracciarlo forte in quel preciso istante, facendo gli occhietti piccoli piccoli un po’ come quando i bambini ti corrono in contro e ti dicono “Ti voglio bene tanto così”, lo avrebbe fatto. Ed intanto due gol (decisivi) in due partite.
  6. L’accoglienza riservata a Jamie Vardy. L’uomo dell’indimenticabile miracolo Leicester, è sbarcato alla Cremonese un po’ come il Messia in patria. Poca pressione Jamie, ma ricordati che stai arrivando in una squadra prima in classifica. 😉
  7. Dybala – Buffon, uno scambio di maglia “romanticissimo”. Al termine della partita Pisa – Roma, Paulo e Luis Thomas, figlio di Gigi, si sono salutati con il più classico degli scambi di maglia. Ma qui c’era molto di più. Vederla lì, posata sulle spalle dell’argentino, ha rievocato un quinquennio di ricordi in cui la Juventus non solo guardava tutti dall’alto, lo faceva grazie ai riflessi dell’uno e le magie di un sinistro prelibato dell’altro. Troppi ricordi, non ce la faccio ❤️ ps. la vedete la foto che ho pubblicato? E lo vedete quel ragazzo con la pettorina? È un mio amico, si chiama Paolo, ora vedete anche il mio livello di invidia? Ecco sì, tanto così 😡

Ora c’è la sosta, ma grazie Serie A, non deludi mai chi sa ancora guardare il calcio con occhi leggeri e romantici.

Foto IG @tommasoturci

7 cose 7 – 1ª giornata

È una fine d’estate bollente, non tanto per quanto riguarda le condizioni meteo, piuttosto per una fitta agenda di impegni sportivi che stanno già tirando scemi tutti gli appassionati come me. E allora siccome non bastava la serie A, non bastava il Mondiale di volley femminile, non basta il mondiale di volley maschile e quello di atletica prossimi al via, c’era bisogno anche dell’Europeo di basket maschile.

Ed ovviamente non dimentico gli Us Open, poi arriverà il Gp di Monza, inizia la Champions League, prosegue la serie A Women’s Cup, non c’è pace dai. Gli amici capiranno, e se non capiranno s’invitano a casa, non c’è altra soluzione.

Intanto Pozzecco e i suoi ragazzi hanno già messo in cascina la prima sfida di quest’Europeo. Un’Italia inferiore ma che non lascia il cuore a casa, perde con la Grecia di un super Antetokounmpo (75-66), mettendo a referto una prestazione dignitosa ma nulla più. Non che la Grecia fosse ostacolo semplice, sia chiaro. Ora testa alla Georgia, Bosnia-Erzegovina, Spagna campione in carica e Cipro, poi so vedrà, sono qui per analisi tecniche che non mi competono e di cui non sono all’altezza. C’è da arrivare tra le prime 4 per staccare il pass per gli ottavi, c’è da metterci qualcosa in più per chi quest’Europeo di basket lo guarderà da casa in attesa di un delicato trapianto di midollo.

Inutile girarci attorno, la storia di Achille Polonara è un colpo al cuore per chiunque. Il mio personalissimo fermo immagine è su quel fotogramma in cui torna a casa, dopo le prime terapie, ed abbraccia i suoi figli, in uno scambio d’amore che sa di purezza ed energia.

E così, mentre la Rai si è giocata il jolly optando per la trasmissione di tutte le partite dell’Italia su Rai 2, in diretta, persino in prima serata quando capita, proprio Polonara ha alzato la posta in palio, chiedendo alla vigilia una marcia in più ai suoi compagni di mille battaglie, ha chiamato il suo amico Spissu e recitato un paio di frasi che ad occhio e croce saranno andate così.

“Ehi Marco, mi è venuta un’idea”.
“Quale idea?”
“Tu ci tieni tanto al tuo numero 0?”
“Lo sai Achi, lo zero rappresenta il mio inizio, il mio volercela fare quando mi dicevano che ero bravo ma troppo basso e alla fine guarda dove sono arrivato…”
“Ok, ok, però pensavo, se ti va, visto che a me manca tanto non essere lì, ecco…si insomma, potresti giocare con il 33, potresti giocare con il mio numero, che dici?”.

Come è andata a finire lo abbiamo già visto ieri sera, o forse più che a finire a cominciare perché qui siamo alle prese con un campionato europeo di basket che necessita di una mezza impresa per vedere salire l’Italia sul podio ma che presumibilmente ha ancora molto da dire.

“Alla fine lo 0 è soltanto un numero – dirà Spissu – Il 33, invece, è un simbolo. Me lo ha chiesto Achille di indossarlo. È stato impossibile dirgli di no. Con me, in campo, ci sarà anche lui.“

Il ko in partenza può lascia pure presagire spedizioni nefaste o più semplicemente brevi, ma è pieno così lo sport d’imprese impossibili…lo sport come la vita, che ti gioca brutti scherzi ma che poi, se ci credi, ti dona una seconda possibilità. E adesso sta a voi ragazzi, sta a te Marco Spissu, sta a te Achille Polonara: c’è ancora tempo, c’è ancora vita, fateci sognare, siamo qui per questo…è una delle cose che ci riesce meglio.

Foto Raiplay

Alessandro Florenzi, 34 anni, dà l’addio al calcio. Nell’epoca del mordi e fuggi e dei grandi proclami per balzare agli onori della cronaca, lui lo ha fatto sì usufruendo dei più comuni social network, ma ha pur scelto la via della normalità.

Un messaggio semplice, fatto di gratitudine, umanità ed una manciata di parole, unito ad un video che dice molto, che sa di ritorno alle origine, con la sfida ai ragazzini di quartiere sul campetto dietro casa.

Alessandro Florenzi è un giocatore che non ha solo vestito la maglia della sua Roma, l’ha indossata come una seconda pelle, ne ha fatto vanto e ragione di vita, sgomitando tra i giganti della sua era, quelli di cui si parlava tanto e che, talvolta, performavano persino meno. Perché lui non si è mai tirato indietro, non si è mai risparmiato, non ha mai accantonato la sua “romanità” in favore di telecamera, non ha mai smesso nemmeno i panni del nipote. Celebre la sua corsa in tribuna ad abbracciare nonna Aurora dopo il gol con il Cagliari. Era il 2014.

Ma tutta quell’umanità io l’ho rivista anche nelle mani sul volto dopo un arcobaleno piovuto dal centrocampo. È il 16 settembre 2015, la partita di Champions League Roma – Barcellona. Alessandro Florenzi recupera un pallone nella sua metà campo, s’invola sul lato destro, alza la testa, il portiere è un po’ fuori dai pali e lui si lascia guidare dall’istinto, dal coraggio di credere che anche i giocatori normali possano fare qualcosa di speciale. Il resto è storia, un’esultanza soffocata dagli abbracci dei compagni, da un Olimpico che urla ma non ci crede, probabilmente anche dal battito accelerato di nonna Aurora che non è lì quella sera ma è come se lo fosse. Lei c’è sempre stata, dal primo giorno.

E poco importa che poi siano arrivate le esperienze con Valencia, Psg e Milan, e poco importa che l’unico scudetto della sua carriera sia stato vinto proprio con la casacca rossonera, certo importa di più il titolo di Campione Europeo, ma a Roma possono dire che Florenzi sia passato di là ed abbia lasciato il segno, che il numero 24 abbia realizzato il suo sogno di bambino, difendendolo quando il ginocchio faceva crack, avviandosi sulla strada giusta, mano nella mano, occhi negli occhi, con il suo migliore amico, quel pallone che rotola, medicina e cura, magia e divertimento.

E pensare che fino a qualche anno fa quando mi dicevano “c’è un centrocampista italiano che ti piace particolarmente?”, io non avevo dubbi rispondevo sempre Florenzi perché “Dove lo metti sta, e sta bene”.

In un mondo in cui si va sempre a caccia dell’originalità e dell’estro che eleva, la vera impresa è essere normali.

E allora buona vita Alessandro Florenzi, campione “normale” ma che forse così tanto “normale” non lo è mai stato.

QUI IL VIDEO DI ADDIO

Questo il suo messaggio d’addio.

“Grazie di tutto, amico mio ⚽️❤️. Mi hai insegnato ad amare tutti i tifosi, dal primo all’ultimo senza eccezione. Ognuno di voi mi ha spinto a migliorare e ognuno di voi mi ha aiutato a risollevarmi dalle cadute che fanno parte di questo sport come della vita: vi sono davvero grato. Voglio ringraziare ogni compagno, allenatore, componente dello staff e dirigente, tutti nessuno escluso: giorno dopo giorno il vostro supporto e la vostra professionalità mi hanno permesso di crescere come uomo e come calciatore. Ringrazio te, Ale, per aver visto qualcosa di speciale in quel piccoletto in mezzo al campo 17 anni fa. Tu e la famiglia della WSA siete stati, siete e sarete sempre una parte essenziale della mia vita, non solo calcistica. Voglio ringraziare infine tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo lungo viaggio, in particolare tutte le persone che lavorano silenziose dietro le quinte: ognuno di voi ha lasciato un segno dentro di me. Senza di voi non sarei la persona che sono oggi. Grazie ancora, amico mio: oggi ci salutiamo ma tu farai sempre parte di me

Foto e Video profilo IG Florenzi

È tornata la serie A, tanto attesa, quasi spavalda, nel bel mezzo di un agosto fatto delle solite premesse: quest’anno non mi incazzo, quest’anno tifo meno, al diavolo gli abbonamenti tv, lo stadio solo in un big match, ed il Fantacalcio vediamo eh…che mi posso farmi il sangue amaro per quel terzino preso a 1 di cui non riesco nemmeno a pronunciare il nome…

…e poi invece.

Sabato 23 agosto, con il mare che non si scorge più nemmeno fuori dalla finestra, con il primo aperitivo del rientro già rimandato a data da destinarsi e con la app nuova e superflga già scaricata nell’ultima versione, telecomando in mano e via, a comandare. Su cosa, poi, non è dato sapersi, forse sul nostro subconscio che gira e rigira sempre là va a finire, di fronte a quei “22 scemi” che rincorrono un pallone e di cui proprio non si può fare a meno. Insomma, è sempre la stessa storia, ma questa storia a noi “malati di calcio” piace proprio così com’è.

E dunque, smessi gli abiti da turista, arrivano quelli da giocatore/allenatore/fisioterapista/presentatore/direttore sportivo/fantacalcista/esperto marketing/tuttologo, declinati rigorosamente al maschile. E anche tifoso, sia chiaro.

Ma cosa ci lascia questa 1ª giornata? Questi 90 minuti più recupero moltiplicati per 10, tante sono le partite di serie A? Vediamo se riuscirò ad essere costante ma mi piacerebbe, dopo ogni turno, raccontare le 7 cose che, per un motivo o per un altro, mi hanno colpito di più.

7 cose 7 su questa prima giornata di serie A in ordine rigorosamente sparso perché innanzitutto non è una gara, in secondo luogo amo il caos (perché il numero 7 non ve lo sto nemmeno a dire 😉)

Serie A, 7 cose 7

  1. La fascia da capitanA. Il calcio femminile è ripartito dalla serie A Women’s Cup, è ripartito da un gol di Cristiana Girelli, è ripartito da una novità assoluta. Non più la C maiuscola al braccio, ma la fascia da capitanA, un segnale importante verso una passione universale.
  2. La garra di Mina e Kean. Intervento deciso del primo (ma questa non è una novità) che non si risparmia nell’esultanza tutta muscoli e la risposta di Kean che si rialza e flexa (e anche questa non è una novità). Ne avevamo bisogno? Non lo so, ma mi ha fatto sorridere. E comunque finché c’è sportività va bene tutto.
  3. La crossbar challenge di Udinese – Verona: tre traverse in meno di 30 minuti, Giovane da un lato, Zarraga e Kamara dall’altro, ma nemmeno io e le mie compagne a fine allenamento 😂
  4. Il ritorno del Pisa in serie A. 34 anni dopo ed un esordio che stoppa addirittura una big come l’Atalanta (1-1 il finale). Ma non è il risultato che conta, è la storia di un club che ha vissuto mille vicissitudini e che ci ha messo 34 anni per risalire sul grande palcoscenico.
  5. La rovesciata di Bonazzoli in Milan – Cremonese. Impossibile non citarla. Chapeau.
  6. Il bellissimo saluto e cenno di intesa tra i fratelli Thuram. Khephren, centrocampista della Juve, va a San Siro insieme a papà Lilian per vedere Marcus in occasione di Inter – Torino. L’attaccante mette a referto una doppietta e per due volte si gira verso la “sua” tribuna d’onore. Ma sul secondo gol c’è un pollice in su, un orgoglio che passa nelle vene, un incrocio di sguardi velati: “Sono felice sia qui, è il mio fratello piccolo e lo amo da morire” dirà Marcus ai microfoni al termine, spegnendo polemiche effimere e tristi verso chi riteneva inopportuno il comportamento del bianconero. Ma una volta che c’è ancora un po’ d’amore che circola nell’aria, per quale motivo dovremmo farne a meno?
  7. Nico Paz. Ultimo ma non ultimo. Che roba pregiata quel mancino lì, quella spensieratezza, l’eleganza nei movimenti, la visione di gioco, la personalità. Lo scorso anno ha preso per mano la mia squadra del Fantacalcio e l’ha condotta alla vittoria, ma concedetemelo senza alcuna superbia, lo avevo visto quel tocco così diverso dagli altri. E in un’epoca in cui prevalgono sempre i milioni, mi auguro tanto che la volontà ferrea del Como di tenerselo stretto ancora per un po’, resti appunto ferrea: ho bisogno, abbiamo bisogno, di ammirare talenti così direttamente a casa nostra.

Bentornata serie A.

Foto serie A women IG

Today is the day, come si suol dire: inizia oggi il cammino dell’Italvolley di Julio Velasco al Mondiale di pallavolo femminile. Le “Ragazze Terribili” sono volate in Thailandia per provare a ripetere il miracolo di quel lontano 2002 quando l’urlo Toguuuut fu un’eco che fece tremare i muri delle case degli italiani. Indimenticabile.

Ma appunto, proprio perché non ho usato la parola miracolo per pur caso, proprio perché Today is the day, io, che conosco “i miei polli” (tradotto conosco gli occasionali allergici alla vera cultura sportiva, secondo cui, per loro chiaramente, sia tutto facile e la parola fallimento pare data in dote con i punti dell’Esselunga), metto le mani avanti.

Tiferò Italia come sempre, ad occhi sbarrati nei momenti di gioia, socchiusi in quelli difficili (sì, sono una di quelle che nei punti decisivi si mette le mani davanti agli occhi e sbircia tra le dita), ma non abbandonerò la consapevolezza che mi porta a decifrare, con assoluta lucidità, tutto il difficile di un campionato del Mondo. Le migliori formazioni del pianeta, al cospetto del momento clou, per giunta al di fuori della lavatrice olimpica dove tutto è il contrario di tutto ed il carpe diem (ma a noi italiani piace di più il qui e ora 😉) l’unica strada verso l’Olimpo.

E non si tratta di pressappochismo, di omertà di fronte all’evidenza, ipocrisia o finta umiltà, si tratta solo della constatazione secondo cui, nonostante sia stato dimostrato di non soffrire di vertigini già una volta, l’Everest sia pur sempre l’Everest, e mettersi in moto per la scalata implica forza e coraggio, certo, ma anche una serie di componenti non trascurabili, né prevedibili.

Perchè l’Italvolley si presenta all’appuntamento con i pronostici dalla sua parte, forte del titolo olimpico conquistato un anno fa e quello di Nations League appena poche settimana addietro, ma in quella primissima fascia è in buona compagnia. Enrico Spada, giornalista di oasport, nonché grande amico e conoscente profondo della materia, in quella primissima fascia piazza anche la Turchia di coach Santarelli ed il Brasile della stella Gabi, poco più sotto ecco Giappone e Usa, con Serbia e Cina a recitare il ruolo, nemmeno troppo in disparte, di outsider.

È un menu ricco, insomma, in cui l’Italia punta alla portata principale, lo fa indubbiamente con una corazzata, un gruppo fantastico e l’obiettivo chiaro di vincere perché le carte sono in regola ed il desiderio supera persino l’ambizione. Non c’è nessun dito dietro il quale nascondersi, ma c’è da tenere bene a mente la salita, i passi, uno dopo l’altro, da compiere, da mettere in fila per raggiungere quel luogo sacro dove una volta, una volta soltanto, il cielo si è colorato dell’azzurro più limpido. Un cielo da cui io stessa mi sono fatta avvolgere all’età di 17 anni, ed un cielo che mi ha illuminato, condotto, nella scrittura di quel capitolo sul mio libro “Pallavolo – I momenti magici” (edito Nuinui).

Ed ora che si fa? Beh, ora si tifa. L’avventura parte con la Slovacchia passando poi per Cuba e Belgio, un girone abbordabile ma da non sottovalutare, poi sarà già tempo di dentro o fuori. Com’era maestro Julio Velasco? Qui e ora? Sì, qui e ora. Italvolley, tocca a te. Tocca a noi.

Foto Coni