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A volte ritornano: giochi di un tempo che salvano la domenica

Giochi di un tempo, giochi di una volta che ti salvano pure le domeniche in quarantena: ebbene sì, la NON rubrica “A volte ritornano” si affaccia nel mondo dei “passatempo”.

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Sdraiata sul dondolo in cortile, con la voglia di fare qualcosa pari a quella di Tina Cipollari, e con un ingegno scippato dal  quoziente intellettivo di un concorrente di Ciao Darwin, scavo nei più remoti meandri della mia mente alla ricerca di un’attività fisicamente non troppo dispendiosa, mentalmente più coinvolgente di una canzone del Volo e moralmente più emotiva della copertina di un libro vinto alla pesca di quartiere.

A volte ritornano

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Ma niente, non la trovo. E così ripiego sul gruppo whatsapp delle 4 disperate sapendo che non mi avrebbero deluso. Piccola premessa: ieri ho giocato a bocce, sì a bocce, con mamma, papà e zio quindi, nel momento in cui vi racconterò di questa domenica pomeriggio, sappiate che alla frutta c’ero già arrivata. Ora, diciamo, è definitivamente marcita.

E così, la butto là: “Giochiamo a nomi, cose, città?”. Ovviamente le disperate, che con ogni probabilità sono anche più disperate di me, accettano al volo. Tranne una che ha deciso di fare la doccia in quell’istante, ma per la privacy non posso fare nomi. Dopo 25 minuti di tentennamenti con la connessione a skype, perché nel 2020 per qualcuna la tecnologia è ancora un optional (ma anche qui non posso fare nomi), ci ritroviamo in una conversazione a tre. Nuova precisazione: abbiamo detto no alla chiamata whatsapp perché non permette di convogliare più di 4 persone, ma abbiamo detto sì alla idiozia perenne. Siamo così, dolcemente complicate.

Giochi di un tempo che salvano la domenica

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Armate di carta e penna, stabiliamo le colonne e decidiamo per il low profile: nomi, cose, città, mestieri, personaggi famosi. Per il riscaldamento ci sembrava ideale. Creato il foglio con l’alfabeto, si parte. Dopo la prima manche ci rendiamo conto che per una delle tre non c’è speranza. Nemmeno qui. Attendiamo sviluppi per i prossimi giochi, ma siamo ben conscio dell’esito. La tensione inizia a salire, ci prendiamo gusto, la competizione sfiora le stelle, palpabile persino nel wi-fi di A. che ci fa capire una parola ogni tre (sarà per questo che ha vinto🤔); dietro quelle videate iniziano ad intravedessi sguardi sempre più agguerriti.

Mentre D. cerca sostegno da Google, A. s’ispira ai muri del salotto, snobbata pure da sua mamma che pur di non addentrarsi in questa operazione “ricordo delle ore di diritto alle superiori” opta per la più classica delle scuse “Sono al telefono”, io rompo invece le palle alla mia di mamma, che non accetta ma viene comunque nominata “Giudice supremo”. 

Al degenero manca poco. Mentre fra gli oggetti vengono catalogati, ginocchia, ugole e valium, prontamente declassati dal giudice supremo, capiamo che stiamo toccando il fondo quando D. fra i personaggi famosi spara Dio. Nuovo intervento del giudice: “Almeno aggiungici dato e fai Diodato“. Passa Umido fra le cose “A proposito stasera devi portarlo fuori”, la voce fuori campo, restano al palo Hula Hop (che sarà mai un h in più o in meno) e Farfalla (perché ovviamente farfalla non è un oggetto anche se in alcuni casi potrebbe sembrarlo). La discussione si accende però sulla I.

Il gran finale

Alla voce “personaggi famosi” D. spara una “Isola dei famosi” sostenendo che ce ne sia un gran concentrato, Untore non viene riconosciuto tra i mestieri e, soprattutto, Qui Quo Qua non strappa trenta punti tra i vip. Qui c’è il degenero. E allora la chiudiamo così.

Classifica finale

1° A. 675 punti
2° M. 625 punti
3° D. Incapace di intendere e di volere

Fuori classifica G. che all’alba delle 19.35 stava ancora facendo la doccia.

Alla prossima puntata, chissà magari passeremo al gioco dell’oca, se ne saremo in grado. Ok potete ridere.

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