Meraviglioso errore: davanti allo specchio, con le mie cicatrici
Ho sempre pensato che le canzoni siano abiti: talvolta un maglione che scalda il cuore, talvolta un accessorio capace di dare brio a un look sobrio, di quelli che passano quasi inosservati. Ma Meraviglioso Errore ha cambiato la mia prospettiva: ha sconvolto un pensiero lineare, trasformandolo in un groviglio di fili intersecati da cui non riesco a venire a capo. Mi ha messa a nudo e lasciata immobile davanti a uno specchio, dove non ho trovato riflessi in cui rifugiarmi.
L’ho ascoltata per la prima volta sul treno, che già di per sé, tra paesaggi che scorrono dal finestrino, partenze e arrivi, si porta appresso un certo carico di malinconia. Figurati, poi, quando quel treno è il viaggio di rientro dalle vacanze estive. L’ho ascoltata lì e ho pianto. Totalmente.
Disarmata dalla bellezza di parole che, forse, ancora non lo sapevo, stavano raccontando la mia storia. Disarmata da quel filo tra ritornello e melodia che mi ha spogliata, costringendomi a fare i conti con un’abbronzatura ormai sbiadita e con cicatrici di cui non sentivo il bisogno.
L’ho ascoltata quel giorno e non ho più smesso di farlo. La ascolto e cerco ago e filo per ricamare quei segni, per tracciare ghirigori e trasformare quelle tracce di vita vissuta in qualcosa di prezioso ai miei occhi. Non ci riesco.
Non ho ancora la forza di coprirmi, di allontanarmi dallo specchio, di guardare altrove. Siamo io e le mie cicatrici, occhi negli occhi, in cerca di una forma di accettazione reciproca. Ma come si fa? Come si trova il coraggio di accarezzarsi, sapendo che quella mano resterà incastonata tra la pelle ruvida?
Meraviglioso errore, la forza delle metafore
Poi ci sono le parole della canzone, quelle che ho ascoltato una prima volta senza capire fino in fondo perché mi facessero così male e che, da quel giorno, hanno iniziato a somigliare sempre più alla mia storia.
C’è quel mare freddo, che non è soltanto un luogo ma la fotografia di qualcosa che, dentro, si è già raffreddato. C’è il pescatore che vede le balene volare, e per farlo alza gli occhi: forse è questo che faccio anch’io, provo a cercare qualcosa più in alto mentre tutto, sotto, sembra essere finito.
Poi arriva il vino, quello che dovrebbe essere stappato quando finisce l’amore. E io continuo a chiedermi cosa ci sia da festeggiare davanti a una fine che non assomiglia affatto a una festa. Ci sono le mani gelate, il pullover blu, il caffè bevuto ancora e ancora, quasi per prendere tempo. E ci sono io che rido, come sempre, davanti a quella normalità buffa che un tempo conoscevo così bene e che oggi mi sembra appartenere a un’altra vita.
Poi la canzone smette di giocare e dice la cosa più difficile: l’amore c’è ancora, ma non può più essere chiamato con lo stesso nome se dall’altra parte non ci si crede più. È lì che capisco perché quelle parole mi abbiano trovata. Perché parlano di due persone che si sono date tutto e che, nonostante questo, finiscono su due sentieri diversi.
E alla fine rimane l’immagine che più di tutte mi è rimasta addosso: quelle balene da cercare in cielo. La domanda non è soltanto se esistano davvero. È se, mentre io alzo gli occhi, dall’altra parte qualcuno li stia alzando con me.
E forse è questo che fanno le canzoni: arrivano quando non hai ancora trovato le parole e te le mettono davanti, una dopo l’altra. Non ti spiegano come finisce una storia. Ti ricordano soltanto che, da qualche parte, mentre cerchi di ricucirti, c’è ancora qualcosa che riesci a vedere.
Il testo integrale della canzone di Gianna Nannini e Brunori sas
Siamo andati al mare, c’era un freddo cane
E quel pescatore che ha visto le balene volare
Era pure un indovino
Ci ha detto che vino bisogna stappare quando finisce l’amore
E tu mani gelate e un pullover blu
Bevevi solo caffè
Mentre io, come sempre, scoppiavo a ridere
[Pre-Ritornello]
Non scherzare, non scherzare, non scherzare, dico sul serio
Non scherzare, non scherzare, non schеrzare, ti amo davvero
[Ritornello 1]
Amore, grandе amore, sei sempre e solo tu
Meraviglioso errore, ti ho dato tutto e tu
Tu non chiamarmi “amore” se non ci credi più
Meraviglioso errore io, meraviglioso errore tu
[Strofa 2]
Siamo prigionieri del mondo di ieri
Siamo due sentieri, ognuno per i cazzi suoi
Altro che indovino, qui è finito anche il vino
È finito anche il mare, ti vorrei ammazzare
E tu mi guardi, ma non mi vedi più
E prendi un altro caffè
Perché poi, come me, non sai decidere
Non scherzare, non scherzare, non scherzare, dico sul serio
Non scherzare, non scherzare, non scherzare, dimmi che è vero
[Ritornello 2]
Amore, grande amore, sei sempre e solo tu
Meraviglioso errore, ti ho dato tutto e tu
Tu non chiamarmi “amore” se non ci credi più
Meraviglioso errore io, meraviglioso errore tu
Ti ho dato tutto e tu
Tu non chiamarlo “amore” se non ci credi più
Meraviglioso errore, meraviglioso errore
[Outro]
Non abbiamo neanche un finale
Ma d’altronde per noi è normale
Le vedi anche tu le balene volare lassù?




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