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Italia-Finlandia, dalle crepe filtra la luce: imparare a perdere senza giudicare

Italia-Finlandia pallavolo

Facciamo così, facciamo che due parole due su Italia-Finlandia di pallavolo le dico anche io. Perché talvolta mi trattengo, pensando di non essere all’altezza di certi commenti, o di non essere abbastanza conoscitrice di certe dinamiche. Poi, però, in realtà, mi do le pacche sulla spalla da sola per il mio livello di cultura sportiva e, forse con un pizzico di umiltà, dico anche che sarebbe bene che qualcuno ascoltasse, o rispondesse, in maniera civile, in un confronto pacifico e stimolante.

Perché io amo lo sport. E di sport ci vivo. E finché avrò energie combatterò a colpi di parole e pensieri per provare a portare il mio contributo in questo mondo malato, fatto di troppi leoni da tastiera, concedendomi anche solo l’illusione di fare del bene. La famosa goccia nel mare, giusto?

Detto ciò, partiamo dalle basi. Vedere una partita, in questo caso di pallavolo, vi dà diritto a esprimere un pensiero, anche duro, ma con rispetto. Un pensiero, non una sentenza. Soprattutto se il massimo della vostra conoscenza si ferma a Mila e Shiro e se il vostro sport preferito resta quello del “dito più veloce su Facebook” e del “sali e scendi dal carro”.

La pallavolo italiana è uno degli sport che ci ha sempre portato ai vertici dei tornei internazionali: Europei, Mondiali, Olimpiadi. Io stessa non mi ero mai resa conto fino in fondo di quanto fosse vera questa affermazione, finché un giorno ho avuto la fortuna — ma anche la bravura — di scrivere un libro, “Pallavolo. I momenti magici”.

Ho scavato, appreso, raccolto informazioni, le ho messe nero su bianco e ho capito. Questo non significa che aver scritto un libro mi dia la verità assoluta, lungi da me, ma certamente mi dà qualche certezza in più.

Tornando a noi, ho letto frasi e commenti da far accapponare la pelle e venire anche un po’ di nausea. Ma, al di là degli insulti veri e propri, che classificano chi li pronuncia, non certo chi li subisce, credo che il più sprezzante sia stato: “Con questa testa e questo atteggiamento non si va da nessuna parte”.

CEV Men’s Eurovolley 2026 | Ottavi di finale |
Photo Alessandro Gennari

Seriamente, si riesce a scrivere una follia simile riferendosi a una Nazionale che, dal 2021 a oggi, ha vinto, tra gli altri, un oro europeo, un argento europeo, due ori mondiali e un argento in Nations League, piazzandosi quarta alle Olimpiadi di Parigi?

Ma poi: non si va da nessuna parte dove? Dove altro dovrebbe andare una Nazionale, non tanto, non solo, per essere considerata vincente, ma per godere del rispetto del proprio popolo? Di quelli che dovrebbero essere i propri sostenitori?

Le mezze misure le hanno inventate per essere usate, per regalare sfumature che impreziosiscono i commenti e denotano intelligenza, non indecisione o frivolezza. Non siete fighi se parlate dando adito al concetto di “o è tutto nero, o è tutto bianco”: siete allucinanti. Incapaci di dosare termini e parole, e di prendere coscienza di ciò che sapete e di ciò che non sapete. Ma anche irresponsabili e menefreghisti, perché dietro gli atleti, dietro i campioni, ci sono uomini e donne, con famiglie, storie, problemi, sentimenti e molto altro.

Tradotto stile disegno: l’Italia non fa schifo, l’Italia non è invincibile. Bottolo non è un incapace quando sbaglia, non è un Dio della pallavolo quando la picchia giù. De Giorgi non è un magnifico direttore d’orchestra quando gestisce alla grande tutti i cambi, ma non è nemmeno l’ultimo arrivato quando li sbaglia.

Ma un discorso a parte lo faccio per il capitano, Giannelli, che fino all’altro giorno chiamavate “il poeta”, per quell’eleganza con cui accarezza il pallone a ogni secondo tocco — mi fai tremare il cuore, mi fai smettere di respirare, semicit. — e che dall’altra sera è diventato, cito, “un saccente del cazzo che si è addirittura permesso di alzare la voce durante un time-out”.

No. No e poi NO.

Basta con questo qualunquismo. Datevi una regolata, perché state solo inquinando qualcosa di bello e sano, oltre che, mi permetto di dire, voi stessi.

E, per essere ancora più precisa, così da azzerare ogni dubbio, io sono incazzata nera per la sconfitta con la Finlandia. Se volete, ci sediamo a tavolino, offro io, e parliamo del 18% di ricezione perfetta, dei 24 errori al servizio, di uno Sbertoli a mio avviso poco chiamato in causa, di un pubblico che non è stato il settimo uomo in campo e delle decisioni, questa volta un po’ approssimative, della Federazione.

Ne parliamo persino alzando la voce, se vi sentite più a vostro agio, ma con cognizione di causa, dando il giusto peso e la giusta misura a tutto. Anche a quei “fallimenti” che fallimenti non sono: chiamiamoli sconfitte, battute d’arresto, persino crepe sul “giocattolo perfetto”.

Poi ricordatevi che dalle crepe filtra la luce.

Questi ragazzi sono d’esempio, in primis, per la loro umanità. Perché non hanno cercato scuse. Perché, mentre piangevano, si assumevano delle responsabilità. Perché faticheranno a mandare giù un boccone amaro, ma lavoreranno ancora più forte per riuscirci.

Un paio di annotazioni vorrei appuntarle anche per qualche collega giornalista, o presunto tale.

CEV Men’s Eurovolley 2026 | Ottavi di finale | Italy vs Finland
Photo Alessandro Gennari

Voi che avete barattato da tempo la qualità con la quantità, voi che siete più attenti alle foto social, ai like e che, per avere accrediti, comprate follower su Instagram al mercato del sabato, “tot al kg”. Voi che ancora non avete capito i privilegi del “lavoro più bello del mondo”, al netto di mille ingiustizie e sacrifici: ogni tanto ricordatevi delle responsabilità di questa professione, del culto che dovreste provare a trasmettere. Dissipate la polvere sotto i tappeti, metteteci la faccia, andate controcorrente.

Omologati come i bollini del supermercato, avete passato giorni interi a ripetere la stessa cosa, a occuparvi della Francia che eravate già certi di trovare in semifinale, o qualcuno persino a buttare là, nel bel mezzo di un TG sportivo, la notizia di una vittoria europea, letta con lo stesso ardore con cui io leggo i bugiardini delle medicine. Salvo poi dedicare prime pagine e interi servizi TV a questa bella sconfitta, nel nome del padre, del figlio e dello share santo. Amen.

Tu pensa il paradosso di come, talvolta, funzioni al contrario ‘sto mondo.

Per fortuna non sono tutti così. Mi complimento con il pezzo di Gian Marco Porcellini, di “Ultimo Uomo”, che in certi punti potrebbe anche non essere condivisibile, ma che ha fatto funzionare la tastiera del suo computer, mettendo in fila un’analisi attenta, oculata, preziosa, empatica.

A quello di Porcellini aggiungo anche il commento di Marco Arcari:

“…Ma cari miei, da 30 anni la pallavolo italiana traina lo sport italiano. Non è tutta d’oro, anzi. Per carità, di aspetti da migliorare ce ne sono a pacchi, ma i risultati sono lì. Nazionali giovanili incluse. Da 30 anni il volley italiano guarda tutti dall’alto in basso. Non ha mai voluto farvi la morale… per favore, non facciamola noi a lei”.

Ecco. È tutto racchiuso qui. Nella morale che non vi compete e negli smartphone, nei computer che ogni tanto fareste bene a spegnere.

E se non ci riuscite voi, inizieremo a farlo noi. Noi che ci lasciamo trascinare nel vortice delle emozioni, nel bene e nel male, e che non scenderemo dal carro nemmeno per un milione di follower in più.

Foto Alessandro Gennari

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