Dea e Bergamo “Mola Mia”: la notte speciale dell’Atalanta

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È una notte speciale quella della Dea Atalanta che scrive la pagina di un romanzo bellissimo e che pone un po’ più in là il punto esclamativo in un cammino che ormai degli aggettivi “meraviglioso”, “bellissimo” e “stupefacente” non sa più che farsene.

Valencia – Atalanta finisce 3 a 4, dopo che all’andata la squadra di Gasperini si mise un bel pezzo di qualificazione storica già nel taschino con un altro rotondo punteggio, un 4 a 1 che lasciava grandi speranze per questo sogno che vuole continuare ad essere vicinissimo alla realtà o a mischiarsi direttamente con essa.

Una notte speciale

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E pensare che mesi fa c’era chi non la volesse in Champions, chi reputava non fosse all’altezza, chi temeva perché l’Italia potesse fare “brutta figura”, poi vedi una squadra che non riesce a smettere di fare gol, che approccia ogni partita con l’atteggiamento della cenerentola che non ha paura nemmeno dello specchio ma che poi, al novantesimo, quando torna a cercare il suo riflesso, ha il rossore sulle guance tipico del primo appuntamento e anche qualche lentiggine.

Le manone del numero dodici che a 27 anni fa un esordio in Champions da Champions non tremano, né il piedone con quel guizzo finale che vale persino la vittoria, il sacrificio di una linea di mediana che sembra persino doppia e di un numero dieci che questa sera è più spada e sciabola che fioretto, sfociano poi nell’esigenza di quel 32enne che stasera, ma non solo stasera, si traveste da supereroe, salvo poi tornare bambino che cerca il pallone anche oltre il triplice fischio. Perché un poker meraviglioso merita un grande riconoscimento e per un calciatore, c’è forse qualcosa di più prezioso del suo pallone? 

La Dea nerazzurra chiamata Atalanta

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La magia e la volontà che si tengono per mano, un successo che nacque probabilmente da quella volta in cui, post eliminazione dai preliminari di Europa League con il Copenaghen, mister Gasperini chiese ai suoi ragazzi l’obiettivo stagionale e trovò come risposta, sulla lavagna, la parola “salvezza” scritta, guarda un po’, da Joseph Ilicic, la convinzione ulteriore che un “Mario Rossi” qualunque possa compiere la più grande delle imprese o, semplicemente, realizzare i suoi sogni, alimentano la speranza.

Una speranza che passa per una dedica speciale “Bergamo questa è per te, Mola Mia” implorando festeggiamenti contenuti, ed un “Non Mollare” che sa di preghiera, ma mettendo ancora una volta nero su bianco, o per meglio dire, nero su azzurro, la promessa che questa favola non combaci ancora con il suo lieto fine, perché il tempo non è finito, e perché stasera basterà sorridere e guardarsi negli occhi per dirsi tutto.

Più di quei 40 mila preziosi euro frutto di una rinuncia dolorosa ma giusta, nelle mani di angeli che da settimane non conoscono più la differenza tra il giorno e la notte e che collezionano miracoli salvando vite? Ecco, questo non lo so, ma forse siamo lì lì.

E così, in bilico, su una scala dorata che collega una nuvola ad un’altra, c’è una città intera affacciata ad una finestra ad osservare il suo paradiso e quel Paradiso è lì, a braccia aperte, che non aspetta altro che la sua Dea.

La storia è già scritta, chapeau Atalanta.

 

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