Dio benedica “Off Campus”, l’hockey, Garrett Graham e ogni cm dei suoi addominali
Ok, mi sono innamorata. Proprio io che tutto ho, tranne l’innamoramento facile. Lui è alto, moro occhi scuri, fisico atletico, sportivo nell’anima, un sorriso che ti squarcia in due, strafottente quanto basta. Esattamente il mio uomo ideale. E poi sa ascoltare, ha un passato turbolento e una mente aperta, è un complice perfetto, ed un sostenitore incallito dei successi altrui, un Dio del sesso, un miscuglio di fragilità emotive che lasciano trapelare dolcezza infinita dagli spiragli di pezzi rotti, ma riassemblati a colpi di “migliorerò, posso farcela, credi in me e dammi un’altra possibilità”.
Questa settimana ci siamo visti tutte le sere fino a tardi. Oddio, non è proprio esatto, sono io che ho visto lui. Da lunedì ad oggi, tutte le sere. Fino a tardi. Talvolta persino in loop. Abbiamo tante cose in comune, tra l’altro, ma soprattutto una: siamo entrambe capitani della nostra squadra. Io chiaramente gioco a calcio al Csi, lui ad hockey. Ah quanto mi piace l’hockey, sempre detto io che è uno sport favoloso. La sua squadra? Briar University. Qualcuno la conosce? Vi dice qualcosa?
Ebbene sì, lo confesso, mi sono innamorata di Garrett Graham, dal primo addominale scolpit…cioè, volevo dire, dal primo sguardo. E chi è Garrett Graham lo sapete tutti, perchè tutti, ma proprio tutti, stanno guardando Off Campus. E guardatelo pure, tranquilli, non sono gelosa. Guardatelo ma non azzardatevi a fare mezzo pensiero sconcio, sul pettorale alla Berrettini o sulla sua mazza da hockey. È mio. Mio. È MIOOOOOOOOO. Pronome possessivo. Sì, possesso. Per buona pace di tutte le psicologhe del mondo e di quel “l’amore non è possesso”. Lui è mio e non si discute.
Off Campus è la serie tv di Amazon Prime diventata in pochissime settimane un fenomeno mondiale assoluto. Boom. Mi ha steso. È tutto quello che ci voleva e tutto quello che cerco nelle serie tv, forse per questo non ne guardo molte, perché fatico a trovare leggerezza e autenticità insieme, con un filo quasi impercettibili di “drama”, e non necessariamente situazioni improbabili e rapporti tossici.
Off Campus ha vinto tutto, ha fatto centro. Finalmente una serie tv che ondeggia tra il vintage dei college americani stile anni 2000, e la sensibilità di giovani ragazzi sfacciatamente normali alle prese con amori quotidiani, insicurezze croniche e voglia di spaccare il mondo e godersi la vita. Ognuno con un passato a cui aggrapparsi, da dimenticare o da vivere, affrontandolo. Ognuno con una spaventosa normalità in cui immedesimarsi, e ritrovarsi, a prescindere che tu abbia 15, 30 o 41 anni. Quelle storie ci appartengono anche se non le abbiamo vissute sulla nostra pelle. Ci permettono di ricordare il nostro di passato, di confrontarle con il presente in cui siamo immersi. avvolti, assuefatti persino, appuntando sulle nostre agende che la conformità e la capacità di esprimersi, talvolta esporsi, non sono finite in disuso, Non sono passate di moda. Sono un mood che ci perseguita, e che ci rende dannatamente umani. Sbagliando i tempi, ricevendo due di picche e porte in faccia, raramente venendo ricambiati come vorremmo, ma offrendoci comunque un posto d’onore sulle montagne russe della vita.
Off Campus sono gli otto episodi di questa prima stagione (grazie a Dio ce ne sarà una seconda) che ho vissuto con un sussulto al cuore continuo ed il cuscino stretto sullo stomaco, per attutire i colpi o dare appoggio alle farfalle. Ho adorato tutto: l’alchimia devastante tra i protagonisti, motore traino della serie, la trama, la delicatezza nell’affrontare questioni complicate senza l’esasperazione di volerle rendere ossessione, piuttosto contestualizzandole in un’epoca moderna che le supervisiona da vicino e le maneggia ma senza guanti.
E poi c’è l’amore. Quello adolescenziale, per certi versi, che non si intreccia con la tossicità ed il possesso, ma che si basa su relazioni sincere, autentiche, caotiche al punto giusto, ma anche fragili, lasciando emergere le emozioni in tutte le loro sfaccettature.
Off Campus è una botta di vita, una corsa al telecomando nel post cena, un continuo chiedersi “A me quando?” (capiterà un figo così, s’intende. Che mi sono innamorata di Garrett Graham l’ho già detto?). Tra l’altro, beata ignoranza, questa serie è tratta dai romanzi bestseller “Off Campus” di Elle Kennedy. Ho una vaga idea di come passerò la mia estate. Prima leggendo i romanzi, poi scrivendo ad Elle Kennedy per ringraziarla, infine stalkerizzando Garrett Graham (alias Belmont Cameli) nella speranza che boh, passi, le vacanze in Italia, e possa così rapirlo per dimostrargli che anche io so essere una tutor perfetta.
E niente, alla fine Off Campus ha fatto quello che fanno le storie scritte bene: ti intrattiene, ti consola e ti lascia addosso quella nostalgia strana per qualcosa che forse non hai mai vissuto davvero.
Per il resto che dire, no spoiler ma...”La Anna che io amo, è quella ragazza, è questa ragazza, e tutte quelle che ci sono nel mezzo, perché non sei solo una cosa, tu sei tutto, tu sei tutte loro…e le parole, verranno quando verranno“.
“Ho passato così tanto chiusa nella mia testa, il dolore, le lacrime, i segreti che ho tenuto, sentivo che un giorno sarebbero stati la mia fine, e all’improvviso tutto ha un senso, ho dovuto fidarmi per tornare a sentire, ho dovuto lasciarti entrare per vedere finalmente…sono la ragazza che sono, grazie a ciò che ho passato, sono la ragazza che sono in parte grazie a te, sono la ragazza che sono grazie alla ragazza che sono stata“.
Ps. Garrett Graham I love you!
foto yahoo.it










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